Il fascio di luce della mia torcia colpì in pieno il viso del procuratore Moretti, accecandola per un istante cruciale. La donna trasalì, facendo cadere la tanica di benzina che versò il suo contenuto odoroso sul pavimento di terracotta, impregnando il bordo della sedia su cui era legata Marta.
"Teresa!" strillò Marta con una voce isterica. "Salvami! Ti prego, mi vuole bruciare viva!"
La Moretti recuperò rapidamente la vista e puntò la pistola contro di me. Il suo volto era sfigurato dalla rabbia e dalla pazzia di chi sa di aver perso tutto. "Ancora tu! Siete come scarafaggi! Non vi estinguete mai!"
Prima che potesse premere il grilletto, Stefano sbucò dalla porta della cantina scagliando l'alare in ferro battuto contro la mano armata del procuratore. L'impatto fu devastante: l'arma della Moretti volò via, andandosi ad incastrare sotto la grande cucina a legna in fondo alla stanza.
La Moretti emise un urlo di dolore purissimo mentre il suo polso si spezzava sotto il colpo, ma con un gesto di pura follia, con la mano sinistra fece scattare la rotella del suo accendino in metallo e lo lanciò sul pavimento bagnato di benzina.
FLAMM!
Un muro di fuoco alto due metri divampò instantaneamente nella cucina. Le fiamme azzurre e gialle avvolsero le tende, la credenza e si propagarono con una velocità spaventosa lungo il pavimento verso la sedia di Marta.
"Teresa! Stefano! Aiuto!" urlò Marta mentre il calore spaventoso le bruciava i vestiti e il fumo denso riempiva la stanza.
"Stefano, prendi Marta!" gridai, mentre mi guardavo intorno cercando di individuare la Moretti.
Il procuratore, coprendosi il viso dal fumo e soffocando dai colpi di tosse, si stava trascinando verso la porta principale della casa per scappare con la sua berlina.
Non potevo lasciarla andare. Se fosse fuggita, avrebbe potuto raggiungere un aeroporto clandestino o rifugiarsi all'estero prima che i mandati di cattura internazionali venissero emessi.
Mi lanciai attraverso la cortina di fumo denso, ignorando il calore che mi bruciava la pelle del viso, e travolsi la Moretti proprio sulla soglia del portone d'ingresso. Cademmo entrambe sui gradini in pietra del patio esterno, ruzzolando nel fango bagnato dal mattino.
La Moretti cercò di colpirmi con un pugno cieco, ma la spinsi a terra tenendola bloccata con tutto il peso del mio corpo, mentre dalla casa alle nostre spalle uscivano ruggendo colonne di fumo nero e fiamme rossastre che divoravano il tetto in tegole.
Pochi secondi dopo, la porta principale si spalancò di colpo e Stefano emerse dal fuoco portando Marta sulle spalle. Mia sorella tossiva violentemente, con i vestiti parzialmente bruciacchiati, ma era viva. Stefano la adagiò delicatamente sull'erba bagnata dell'uliveto, lontano dall'incendio.
"È finita, Valeria," disse Stefano avvicinandosi a noi con lo sguardo cupo e stanco. "Senti in lontananza?"
Dal fondo della valle di Todi salivano acute e incessanti le sirene di dozzine di auto della Polizia di Stato, dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco. Il cielo sopra le colline dell'Umbria era ormai illuminato dalla luce chiara del giorno e dai lampeggianti rossi e blu che avanzavano lungo i tornanti della sterrata.
Il procuratore Valeria Moretti si accasciò sul fango, smettendo di lottare. Guardò la casa di Elena che bruciava nel cielo dell'alba, la casa dove aveva cercato di nascondere i suoi crimini per otto lunghi anni, e scoppiò in un pianto dirorotto e disperato.
Sara arrivò di corsa dal margine del bosco, tenendo Sofia per mano. La bambina guardò la grande casa in fiamme, poi guardò me, sua madre e suo padre riuniti per la prima volta sotto la stessa luce del sole.
"Nonna..." disse Sofia con la sua voce sottile e dolce, correndomi incontro e abbracciandomi le ginocchia. "È finito il gioco buio?"
Mi inginocchiai nel fango, piangendo di un pianto di liberazione purissimo che sciolse otto anni di dolore, solitudine e rancore. Chiusi la bambina in un abbraccio fortissimo, baciandole la testa profumata di pioggia.
"Sì, piccola mia," le sussurrai con la voce rotta dall'emozione. "Il gioco buio è finito. Adesso siamo tutti al sicuro."






