Il seminterrato tremò dalle fondamenta. Calcinacci e polvere caddero dalle volte di mattoni mentre la mano d'ombra solida presa possesso del bordo dell'altare di pietra, tirando fuori dal centro dello specchio il resto del suo corpo immenso. La creatura non era più un'ombra intangibile o un riflesso: stava diventando carne nera, una massa abominevole di materia organica contorta e dagli innumerevoli occhi rossi che si aprivano e chiudevano lungo le sue spalle enormi.
Il freddo nella stanza diventò insopportabile, tanto che il mio respiro si trasformava in istantanee nuvole di vapore gelato e la brina cominciò a coprire rapidamente il pavimento e le mie vestiti.
"Elena... scappa..." mormorò Beatrice dal suolo, riaprendo debolmente gli occhi. La rottura della cornice la aveva liberata dal controllo mentale dell'entità, ma la sua energia vitale era quasi del tutto prosciugata. "Non possiamo fermarlo con la forza fisica... lo specchio... lo specchio deve essere nutrito con la luce originaria!"
"La luce originaria? Cosa significa?!" gridai sopra il ruggito assordante dell'entità che stava emergendo per metà fuori dal portale d'ossidiana.
"Il fuoco!" rispose Beatrice, sforzandosi di sedersi contro il muro. "L'Ombra è nata nell'oscurità degli archivi... non sopporta il fuoco diretto purificato con il sale! Nel mio zaino... le candele di cera d'api e il sale benedetto della cattedrale di San Lorenzo... l'avevo preparato per il rituale di chiusura!"
Ricordai di aver infilato nello zaino il mazzo di candele che avevo preso dalla cucina di Beatrice prima di scendere nei sotterranei. Afferrai precipitosamente lo zaino che giaceva a terra a pochi metri da me. Farfalle di panico mi volavano nello stomaco mentre le mie dita congelate frugavano tra i fogli del diario e gli oggetti fino a trovare un sacchetto di tela contenente sale grosso e quattro candele spesse di cera d'api dorata.
L'entità posò entrambi i piedi sul pavimento del seminterrato. Era alta quasi tre metri, una sagoma mastodontica che sfiorava il soffitto della stanza. Il suo volto privo di naso e bocca si aprì al centro, rivelando una voragine verticale ricoperta di denti aguzzi come aghi di cristallo.
La creatura fece un passo verso di noi, il suo peso enorme che faceva incrinare i mattoni del pavimento.
"Posiziona le quattro candele ai quattro angoli dell'altare!" mi urlò Beatrice, raccogliendo le sue ultime forze per strisciare verso di me. "Versa il sale attorno alla base dello specchio e accendi il fuoco! Dobbiamo invertire la polarità del riflesso!"
Mi lanciai verso l'altare eludendo un fendente cieco sferrato dal lungo braccio d'ombra della creatura. Lo scontro con l'aria spostata dal suo arto mi fece ruzzolare per terra, ma riuscii a mantenere la presa sulle candele e sul sale.
Con mani tremanti, posizionai la prima candela sull'angolo in alto a sinistra dell'altare. Poi corsi verso l'angolo opposto, posizionando la seconda. L'entità si girò verso di me, emettendo uno stridio che mi fece sanguinare le orecchie. Le mie dita scivolavano sull'accendino di plastica mentre cercavo disperatamente di produrre una scintilla.
Clac... clac... clac...
Niente. L'umidità e il freddo estremo del sotterraneo impedivano alla pietrina dell'accendino di accendere il gas.
"Funziona, maledetto!" urlai in preda alla disperazione, sfregando il rotellina con il pollice fino a scorticarmi la pelle.
La creatura sollevò entrambe le braccia per schiacciarmi sotto la sua massa imponente. L'ombra della sua figura mi avvolse completamente.
All'improvviso, una fiamma viva si accese di fronte ai miei occhi. Beatrice si era trascinata accanto a me e aveva acceso un fiammifero di legno preso dalla tasca del suo cardigan. Con gesto fermo, diede fuoco alla meppia della prima candela.
La luce dorata della cera d'api si diffuse nella stanza. Nel momento preciso in cui la fiamma si accese, la creatura emise un urlo di agonia e indietreggiò, come se la semplice luce naturale le stesse bruciando la carne d'ombra.
Senza perdere un millisecondo, usai la prima candela accesa per dar fuoco alle altre tre posizionate sugli angoli dell'altare. Poi afferrai il sacchetto del sale e lo versai in un cerchio continuo attorno alla base dello specchio d'ossidiana.
I quattro fuochi e la linea di sale crearono un rettangolo di luce pura attorno al portale nero. La superficie dello specchio cominciò a vibrare violentemente, e le immagini delle windows della nostra strada riflesse all'interno incominciarono a distorcersi e a frantumarsi come tessere di un mosaico distrutto.
L'entità, attirata irresistibilmente dalla forza di gravità inversa generata dal rituale di chiusura, cominciò ad essere trascinata all'indietro verso lo specchio. Le sue grinfie d'ombra graffiavano disperatamente il pavimento di pietra, lasciando solchi profondi, mentre l'oscurità del suo corpo veniva riassorbita dalla pietra nera.
"Non è finita, Elena!" gridò Beatrice guardando il centro dello specchio. "Il sigillo deve essere spezzato dall'interno! Qualcuno deve spingere lo specchio dall'altare prima che la porta si chiuda del tutto, altrimenti l'energia accumulata farà esplodere l'intero palazzo!"
Guardai lo specchio d'ossidiana: stava accumulando una quantità enorme di energia violacea, e le pareti del seminterrato stavano cedendo. Se il palazzo di fronte fosse crollato, avrebbe seppellito anche noi e l'intero quartiere sotterraneo.
Beatrice si alzò in piedi con sguardo deciso. Si voltò verso di me con un sorriso triste, il primo vero sorriso che vedevo sul suo volto da quando la conoscevo.
"Grazie per non avermi lasciata sola nel buio, Elena," disse a bassa voce.
Prima che potessi fermarla, Beatrice si scagliò con tutto il peso del suo corpo contro lo specchio d'ossidiana, spingendo il pesante manufatto di pietra giù dall'altare di legno.
Lo specchio cadde in avanti, schiantandosi contro il pavimento rigido di pietra purificata dal sale.
Un'esplosione di luce accecante inghiottì ogni cosa.






