IL SILENZIO DIETRO LE TENDE
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IL SILENZIO DIETRO LE TENDE

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Le parole di Beatrice congelarono ogni mio movimento. Il coltello da cucina rimase sospeso a mezz'aria, la lama che tremava nella mia stretta. La luce fioca e rossastra della torcia illuminava il viso sfigurato dal dolore della mia vicina. Le lacrime ematiche le tracciavano solchi scuri sulle guance spettrali, mentre la sua mano continuava a premere il frammento di vetro affilato contro la pelle sottile del suo collo, facendone uscire sottili gocce di sangue vermiglio.

"Beatrice... no, ci deve essere un altro modo!" gridai, la voce che rimbombava dolorosamente tra le volte di mattoni del seminterrato. "Ha controllato la tua mente, ti sta usando per proteggersi! Non posso ucciderti!"

"Non capisci, Elena!" la voce di Beatrice si spezzò in un singhiozzo disperato. "L'Ombra non è entrata da fuori. Sono stata io ad evocarla tre anni fa nella biblioteca! Non era un incidente. Ero ossessionata dalla perdita di mio fratello, volevo trovare un modo per guardare oltre la morte, per riaverlo indietro. Ho usato gli antichi grimoire della confraternita genovese per aprire un varco nello specchio d'ossidiana... ma non è mio fratello che è arrivato. È arrivata questa cosa."

Indicò con lo sguardo vitreo lo specchio di pietra nera che continuava a vibrare alle sue spalle con un brusio grave, simile al ronzio di un alveare d'acciaio.

"L'entità si è legata alla mia forza vitale," continuò Beatrice, respirando a fatica. "Ogni volta che bussavo alla tua porta... non era solo per proteggerti. Era perché la creatura usava la mia volontà residua per attirare la tua attenzione, per costringerti a guardare fuori, per creare un nuovo gancio percettivo! Se distruggi lo specchio adesso, il legame psichico mi lacererà la mente, lasciando il mio corpo come un guscio vuoto per sempre guidato dall'Ombra. Ma se taglio questo legame prima..." Sfiorò la vena giugulare con il vetro.

"Fermati!" urlai, facendo un passo avanti con le dita tese. "Ascoltami! Il diario! Nel tuo diario hai scritto che lo specchio ha un punto di ancoraggio materiale e che richiede la percezione di chi lo osserva per mantenere la sua presenza! La creatura si nutre della nostra consapevolezza!"

Beatrice esitò per un istante, gli occhi spalancati dal terrore e dalla speranza residua. "Cosa vuoi dire?"

"Se noi smettiamo di combatterlo con la visione e distruggiamo la cornice di bronzo – il vincolo fisico dell'incantesimo – invece di colpire direttamente la pietra d'ossidiana, possiamo spezzare il circuito dell'energia senza distruggere la tua mente!" spiegai rapidamente, ricordando gli schemi e i simboli alchemici che avevo intravisto tra le pagine del suo diario nel bagno. "La cornice contiene le rune di vincolo! Guarda i bordi!"

Beatrice abbassò leggermente lo sguardo verso la struttura di bronzo che circondava lo specchio d'ossidiana. La cornice era incisa con minuscoli simboli arcaici che luccicavano di una tenue luce fosforescente giallastra.

Ma l'entità non ci avrebbe lasciato il tempo di agire.

Dall'oscurità del soffitto del seminterrato si udì un ruggito disumano, un suono che pareva la combinazione di ferro stridente e lamenti di sofferenza. L'Ombra si calò dall'alto come una macchia d'inchiostro denso che si espandeva nell'aria, assumendo la forma di una figura gigantesca dalle braccia sproporzionate e dagli occhi vuoti ma luminosi come fessure d'inferno.

La creatura non cercò di attaccare me. Si scagliò direttamente su Beatrice, avvolgendo i suoi arti d'ombra attorno al corpo della donna per riprendere il controllo totale della sua mente e costringerla a tagliarsi la gola.

"Elena! La cornice! Colpisci gli angoli!" urlo Beatrice con l'ultimo filo di voce prima che le sue pupille diventassero completamente nere, inghiottite dall'oscurità del parassita.

Senza un secondo di esitazione, ignorai la presenza spaventosa della creatura e mi lanciai verso l'altare. Brandendo il pesante coltello da cucina come un cesello, colpii con tutta la forza che avevo in corpo il giunto d'angolo superiore della cornice di bronzo.

CLANG!

Il metallo antico resistette al primo colpo, emettendo una scintilla brillante che illuminò la stanza per un frazione di secondo. La creatura emise un urlo di rabbia sorda e ruotò la testa di centottanta gradi verso di me, allungando uno dei suoi bracci d'ombra per afferrarmi la gola.

Sentii le dita gelide dell'entità stringersi attorno al mio collo, soffocandomi il respiro e congelandomi la pelle. La vista cominciò a sfuocarsi, macchie nere danzavano davanti ai miei occhi. Ma con l'ultima riserva di forza e di disperazione, sollevai nuovamente il coltello e lo sferrai con una mazzata cieca e violenta contro la riga di rune incise sulla cornice.

CRACK!

Il bronzo antico si spaccò in due con un suono di metallo spezzato. Immediatamente, una scarica di energia viola esplose dalla spaccatura, investendo la stanza con un'onda d'urto che mi scaraventò all'indietro contro la parete di pietra.

La creatura urlo di un dolore insopportabile. La superficie liquida dello specchio d'ossidiana cominciò a bollire, emettendo densi vapori neri, mentre la figura d'ombra veniva letteralmente risucchiata verso l'interno del manufatto spezzato.

Beatrice crollò sul pavimento di terra, priva di sensi ma ancora respirante.

Mi rialzai a fatica, tosiendo per via del fumo acre che riempiva il seminterrato. Pensai che fosse finita. Mi avvicinai a Beatrice per verificare le sue condizioni, quando un rumore metallico risuonò dall'altare.

La cornice di bronzo spezzata stava ricomponendosi da sola, i frammenti di metallo attratti come da un magnete invisibile. E al centro dello specchio d'ossidiana, la pietra non si era spaccata: invece, una mano gigantesca, fatta di pura materia d'ombra solida, stava emergendo dal centro della superficie liquida, spingendo per uscire definitivamente nel nostro mondo.

Il rituale di distruzione della cornice non aveva distrutto l'entità. L'aveva solo liberata dai suoi vincoli, permettendole di manifestarsi fisicamente nel nostro piano d'esistenza.