PARTE 7 — ONDE DI VENDETTA
Prima che Lucas potesse capire cosa stessi guardando, la barra di ferro si abbatté sulla sua spalla con un suono sordo. Lucas cacciò un urlo di dolore, lasciando cadere la pistola che scivolò sul ponte bagnato e finì direttamente in mare, inghiottita dalle onde scure.
L'uomo che lo aveva colpito era alto, massiccio, con la pelle segnata dal sale e un'uniforme da marinaio della stiva strappata su un lato. Era Marco, uno dei macchinisti veterani della nave, l'unico uomo a bordo che non rispondeva agli ordini del Capitano ma al servizio di sicurezza privato di mio padre.
Mio padre non mi aveva lasciata sola. Il comunicatore satellitare prima di distruggersi era riuscito a inviare il codice d'emergenza criptato, attivando l'agente d'infiltrato che la mia famiglia teneva sulla nave fin dalla partenza.
— Signorina Elena! Scappi! — gridò Marco, sferrando un altro colpo verso Roderick che stava cercando di intervenire.
La situazione sul ponte diventò il caos assoluto. La tempesta piegò la nave con un'inclinazione paurosa. Un'onda anomala s'infranse sulla poppa, allagando il ponte con decine di centimetri d'acqua gelida e spazzando via tutto ciò che non era fissato.
Eleonora perse l'equilibrio e scivolò gridando verso il parapetto opposto. Roderick corse a afferrarla, disinteressandosi per un attimo della situazione.
Lucas, furioso e accecato dal dolore alla spalla, si scagliò contro Marco con la forza della disperazione. I due uomini si azzuffarono sul pavimento scivoloso, scambiandosi colpi violenti mentre la nave rollava paurosamente.
Sfruttai quell'istante per riprendere il controllo del mio corpo. Mi rialzai a fatica, tenendomi stretta ai cavi d'acciaio del parapetto. La testa mi girava ancora per il colpo ricevuto e per la stanchezza, ma la sensazione della libertà a portata di mano mi dava una forza sovrumana.
Marco riuscì a bloccare Lucas a terra con un pugno al volto, ma non si accorse che Roderick, dopo aver tratto in salvo la moglie, aveva estratto un coltello a serramanico dalla tasca.
— Marco! Stai attento! — urlai.
Era troppo tardi. Roderick colpì Marco al fianco con la lama. Il marinaio emise un gemito e si accasciò su un lato, tenendosi la ferita sanguinante.
Lucas si rialzò rapidamente, la faccia sporca di sangue e pioggia, i capelli in disordine. Sembrava un demone uscito dalle profondità dell'oceano. Mi fissò con un odio che travalicava la ragione.
— Pensi che questo basti a fermarmi? — urlò, avventandosi su di me.
Mi afferrò per la camicia da notte, spingendomi indietro oltre la ringhiera di protezione. La mia parte superiore del corpo rimase sospesa nel vuoto, sopra l'abisso nero dell'oceano in tempesta. Il vento mi frustava il viso, le ruggenti pale dell'elica sotto di me sembravano chiamare il mio nome.
— Se non avrò i tuoi soldi, Elena, ti assicuro che non li avrai nemmeno tu! Morirai qui, stasera! — gridò Lucas, iniziando a staccare una a una le mie dita che si aggrappavano disperatamente alla ringhiera.
— Lucas... ti prego! — urlai, ma non per pietà, solo per guadagnare l'ultimo secondo.
Con la mano libera, cercai cieca sulla mia cintura d'emergenza che Marco mi aveva scivolato in mano prima dell'aggressione. Era un rampino d'acciaio con un cavo ad alta resistenza.
Prima che Lucas potesse staccare la mia ultima dita, lanciai il meccanismo che si agganciò con uno scatto metallico alla sua giacca di pelle e al montante della nave.
— Che cosa... — fece in tempo a dire Lucas, sorpreso dal movimento.
Mollai la presa.
Caddi nel vuoto. Il freddo della notte mi avvolse mentre il vento ruggiva nelle mie orecchie. Ma invece di precipitare per trenta metri fino alle pale dell'elica, il cavo di sicurezza si tese con uno strappo violento.
Il peso del mio corpo in caduta tirò con una forza brutale il cavo collegato a Lucas.
Sentii un urlo disperato sopra di me, seguito dal suono di metallo che si spezzava. Lucas venne trascinato oltre la ringhiera dal mio stesso peso.






