IL PIANO DELL’ASSASSINO
News Story

IL PIANO DELL’ASSASSINO

0 visualizzazioni

PARTE 1 — LA CROCIERA DI NOZZE E IL PIANO DELL’ASSASSINO

Durante la crociera di nozze, credetti di aver sposato l’uomo che amavo. Non avrei mai immaginato che, a pochi metri dalla mia cabina, mio marito stesse pianificando la mia morte. E soprattutto, non avrei mai immaginato che la donna con cui stava parlando fosse la sua amante. La frase che sentii quella notte mi gelò il sangue. — Entro mezzanotte riuscirà a malapena a stare in piedi — disse Lucas. — La porterò sul ponte di poppa.

Una sola spinta... e tutti penseranno che sia caduta in mare. Rimasi immobile sulla scala, con una mano stretta intorno al corrimano per non crollare. Poi arrivò la frase che distrusse ogni illusione. — Quando sarà morta, incasseremo i suoi trecento milioni di dollari. Finalmente potremo passare il resto della nostra vita insieme. Il mio cuore sembrò fermarsi.

Tre giorni. Erano passati soltanto tre giorni dall’inizio della nostra luna di miele. Tre giorni da quando avevo pronunciato i miei voti nuziali davanti a tutti. Tre giorni da quando avevo creduto di aver finalmente trovato l’uomo con cui condividere il resto della mia vita. E adesso lo ascoltavo progettare come gettarmi in mare. Non gridai. Non piansi.

Non lo affrontai. Feci qualcosa di molto più importante. Rimasi in silencio. Quella mattina Lucas era seduto accanto al mio letto e mi accarezzava dolcemente i capelli. — È solo il mal di mare — mi aveva sussurrato. — Riposati e vedrai che passerà. Avevo voluto credergli. Da quando avevamo lasciato San Diego, trascorrevo gran parte dei pomeriggi dormendo.

Mi sentivo continuamente stordita e, cosa ancora più inquietante, facevo fatica a ricordare alcune conversazioni avvenute la sera precedente. Ogni sera Lucas mi porgeva due piccole pillole bianche. Diceva che erano state consigliate da un medico contro la nausea e per aiutarmi a dormire. Non avevo mai visto la confezione originale. Non avevo mai visto una prescrizione.

E non avevo mai avuto motivo di dubitare di mio marito. Fino a quella notte. Sul ponte inferiore, una voce femminile interruppe il silenzio. Era sua madre. — Sei sicuro che questa sera prenderà quelle pillole? Lucas rispose senza esitazione. — Le ha già prese. Ne ho messe altre nella zuppa. Sentii lo stomaco rivoltarsi. La cena. La zuppa. Quella sera era stato proprio Lucas a portarmi il vassoio nella suite.

Avevo mangiato quasi metà della zuppa prima di arrendermi perché la stanza aveva iniziato a girare così violentemente da farmi temere di perdere i sensi. Ora capivo. Non era il mare. Non era il mal di mare. Mi stavano drogando. Mi stavano preparando affinché, quando fosse arrivato il momento, nessuno avrebbe trovato strano vedermi barcollare. La voce di suo padre, Roderick, si fece più bassa. — E il capitano?

Non si insospettirà se la porti fuori durante la tempesta? Lucas rise piano. — L’equipaggio sarà impegnato a mettere in sicurezza i ponti. Dirò che voleva prendere un po’ d’aria. Quando qualcuno si accorgerà che è scomparsa, non ci sarà più nulla da vedere. Mi portai una mano alla bocca. Dovevo respirare lentamente. Dovevo rimanere lucida. Soprattutto, non dovevo farmi sentire.

Provai a fare un passo indietro. Il piede urtò il bordo del gradino. Il rumore mi sembrò assordante. Trattenni il respiro. Sotto di me, però, le voci continuarono. Lucas e i suoi genitori erano convinti che il piano fosse già perfetto. Poi sua madre pronunciò il nome dei miei genitori. — E tuo padre? Chiederà sicuramente un’indagine. Lucas emise una breve risata. — Avrà problemi ben più importanti a cui pensare, molto presto.

Roderick lo zittì immediatamente. — Abbassa la voce. Qualcuno trascinò una sedia sul ponte e il rumore coprì le parole successive. Ma avevo già sentito abbastanza. Non ero soltanto io in pericolo. Anche i miei genitori potevano esserlo. Tornai lentamente verso la nostra suite, appoggiandomi alla parete per non perdere l'equilibrio. La testa mi sembrava avvolta nella nebbia.

I pensieri procedevano lentamente, uno dopo l'altro. Ma una cosa era perfettamente chiara. Non potevo affrontare Lucas. Non potevo aspettare mezzanotte. E soprattutto, non potevo fidarmi di nessuno a bordo senza sapere da che parte stesse. Dovevo comunicare con qualcuno al di fuori di quella nave. Qualcuno che Lucas non potesse raggiungere. Quando ci eravamo sposati, mio padre aveva insistito affinché venisse installato un comunicatore satellitare d’emergenza in uno scomparto nascosto sotto il mobile del bagno della suite.

All’epoca avevo riso. — Papà, siamo in una crociera di lusso, non in una missione militare. Lui mi aveva guardata seriamente. — Non si tratta di essere paranoici. Si tratta di avere sempre una via d'uscita. Non avrei mai immaginato quanto quelle parole sarebbero diventate importanti. Lucas non sapeva che quel dispositivo esistesse. Raggiunsi la suite.

Chiusi la porta lentamente alle mie spalle, facendo attenzione a non produrre alcun rumore. Sul comodino c’erano ancora le due pillole bianche. Accanto, un bicchiere d’acqua. Le fissai per alcuni secondi. Poi le lasciai lì. Non le avrei più toccate. Mi inginocchiai davanti al mobile della toeletta e cercai con le dita il piccolo meccanismo nascosto sotto il bordo.

Premetti. Un lieve clic . Lo scomparto si aprì. All’interno, il comunicatore satellitare era completamente buio. Lo presi con mani tremanti e premetti il pulsante di accensione. Per alcuni secondi non accadde nulla. Poi lo schermo si illuminò. Una piccola icona comparve nell’angolo superiore. SEGNALE SATELLITARE: ATTIVO. Rimasi a fissarla. Avevo una sola possibilità.

Una sola chiamata. E dovevo scegliere con estrema attenzione la persona a cui affidare la mia vita. Perché se Lucas avesse scoperto ciò che stavo facendo prima che il messaggio fosse inviato... non avrei avuto una seconda occasione. Inspirai lentamente. Poi digitai il primo numero. Quello che mio marito non avrebbe mai immaginato di vedere sullo schermo.

Quello di mio padre. Ma proprio mentre il comunicatore iniziava a stabilire la connessione, sentii qualcosa dall’altra parte della porta. Un rumore. Un passo. Poi un altro. Mi immobilizzai. Qualcuno era fermo nel corridoio davanti alla nostra suite. E dopo alcuni secondi... sentii la voce di Lucas. — Amore? La mia mano rimase sospesa sopra il pulsante di invio. — Sei sveglia?

Il sangue mi si gelò nelle vene. Non sapevo se fosse venuto a controllare se dormivo... oppure se avesse già scoperto che avevo ascoltato tutto. Stringendo il comunicatore tra le dita, capii una cosa: la mia vera luna di miele era finita. E la mia lotta per sopravvivere era appena cominciata.