PARTE 3 — TRAZZO DI INGANNI
Il silenzio che calò nella suite fu più assordante del ruggito delle onde che sbattevano contro l'scafo. Lucas non si mosse immediatamente. I suoi occhi passavano dal piccolo schermo illuminato al mio volto, perdendo ogni parvenza di calore umano. La maschera era caduta definitivamente.
— Che cos'è quello, Elena? — chiese con una voce piatta, priva di emozioni, muovendo un passo lento verso di me.
Il cervello mi lavorava a mille all'ora. Un passo falso e non avrei raggiunto la mezzanotte; la mia fine sarebbe stata anticipata lì, tra le quattro pareti dorate di quella cabina di lusso.
— È... è il vecchio telefono di emergenza che papà mi ha costretto a portare — risposi, cercando di far sembrare la voce rotta dalle lacrime e dalla confusione. — Volevo solo chiamarlo... mi sento così male, Lucas. Volevo dirgli che voglio tornare a casa... la crociera è un errore...
Feci un passo indietro, facendo finta di barcollare a causa della droga che lui credeva avessi assunto. Lasciai cadere il comunicatore sul tappeto, come se non avessi la forza di tenerlo in mano.
Lucas guardò il telefono a terra, poi guardò me. Una risata bassa gli sfuggì dalle labbra. Era un suono privo di gioia, gelido e crudele.
— Tuo padre non può aiutarti qui, Elena. Nessuno può.
Si chinò a raccogliere il dispositivo. Guardò lo schermo, poi provò a premere un tasto, ma il software d'emergenza si bloccò automaticamente chiedendo un codice di sblocco a quattro cifre. Lucas imprecò sotto voce e scagliò il telefono contro la parete, riducendolo in frantumi.
— Pensavi davvero di poter giocare a fare la spia con me? — si avvicinò, afferrandomi il braccio con una presa d'acciaio. La sua stretta mi fece male, ma rimasi ferma, sostenendo il suo sguardo senza mostrare la paura che mi divorava dentro. — Hai rovinato tutto con la tua paranoica abitudine di controllare ogni cosa. Ma non cambia nulla. Il programma non cambia.
— Perché, Lucas? — gli chiesi, lasciando che la rabbia prendesse il posto della finzione. — Perché mia madre? Perché i miei genitori? Cosa vi abbiamo fatto?
— Voi avete tutto — ringhiò lui, stringendo ancora di più la presa. — Mio padre ha lavorato per tuo padre per trent'anni ed è stato trattato come un semplice dipendente! La tua famiglia possiede metà della costa e voi pensate che il mondo vi sia dovuto. Quei trecento milioni sono solo il risarcimento per gli anni che ci avete rubato.
— Tu non mi hai mai amata... — mormorai.
— Amarti? — Lucas ridacchiò. — Sei stata la cosa più facile da manipolare della mia vita. Una ricca ereditiera in cerca del grande amore. È bastato qualche mazzo di fiori e un po' di attenzione per farti cadere ai miei piedi.
Ognuna di quelle parole era come una lama, ma mi servì per Temprare la mia volontà. Non ero più la ragazza ingenua di qualche giorno prima. Ora ero una donna che lottava per la propria vita e per proteggere le uniche persone che mi avevano amata davvero.
Con una mossa rapida, sfruttando la spinta della nave che si inclinò a causa di un'onda più alta, mi liberai dalla sua presa e scattai verso la porta della suite. Aprii la serratura ed uscii di corsa nel corridoio deserto.
— Elena! Torna subito qui! — urlò Lucas alle mie spalle, i suoi passi pesanti che risuonavano sul moquette azzurra.
Corsi verso la zona poppiera della nave, dove i corridoi si intrecciavano con le scale di servizio usate dall'equipaggio. Sapevo che non potevo andare sul ponte superiore: la tempesta si stava scatenando e la visibilità era nulla. Inoltre, i suoi genitori dovevano essere lì ad aspettare per completare l'opera.
Scesi rapidamente una rampa di scale metalliche, il cuore che batteva all'impazzata. I miei piedi scalzi scivolavano sul metallo umido. Sotto di me sentivo il rombo sordo dei motori della nave. Dovevo trovare un posto dove nascondermi, o qualcuno tra l'equipaggio a cui chiedere aiuto.
Ma mentre svoltavo l'angolo del ponte quattro, una figura si parò improvvisamente davanti a me, sbarrandomi la strada.
Era Eleonora, la madre di Lucas. Stringeva in mano una siringa dal serbatoio trasparente, e dietro di lei comparve suo padre, Roderick, con uno sguardo freddo e determinato.
— Dove credi di andare, mia cara? — disse la donna con un sorriso diabolico.






