L’Abito Rosso e il Testamento nella Cattedrale
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L’Abito Rosso e il Testamento nella Cattedrale

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Parte 8: I sotterranei dimenticati

Il silenzio della villa fu rotto da un debole scricchiolio proveniente dalla scalinata di pietra che scendeva verso i sotterranei. Avevo sempre saputo che quella parte della dimora custodiva vecchi depositi e cantine per il vino, ma la lettera di Oretti e la chiavetta USB appena trovata suggerivano tutt'altro. Presi una torcia elettrica dalla scrivania, accesi la luce dello smartphone e decisi di scendere da sola, senza avvisare le guardie rimaste all'esterno, spinta da una curiosità mista a inquietudine.

I gradini di pietra erano umidi e freddi, ricoperti da una sottile patina di polvere che non veniva calpestata da anni. L'aria si faceva sempre più pesante, intrisa di un odore stantio di muffa e vecchi documenti. Arrivata in fondo alla scala, mi ritrovai in un lungo corridoio buio, illuminato soltanto dal fascio di luce tremolante della mia torcia.

Ai lati si susseguivano porte pesanti di legno massiccio, alcune chiuse con vecchi lucchetti arrugginiti, altre socchiuse. Continuai a camminare finché non raggiunsi l'ultima porta in fondo al corridoio, quella che portava alla vecchia stanza blindata privata della signora Elena, un luogo di cui persino Oretti parlava raramente e con un certo timore reverenziale.

La porta era socchiusa, e una debole luce bluastra filtrava dall'interno, accompagnata dal ronzio sommesso di un computer portatile acceso. Mi fermai sulla soglia, trattenendo il respiro. Qualcuno era lì dentro. Qualcuno che conosceva i codici d'accesso di mia suocera e che stava cercando disperatamente qualcosa di compromettente prima che potessi metterci le mani io. Spinsi lentamente la porta con la punta delle dita, preparandomi a fronteggiare l'intruso.