L’Abito Rosso e il Testamento nella Cattedrale
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L’Abito Rosso e il Testamento nella Cattedrale

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Parte 12: Lo scontro nell'oscurità

Il buio divenne il nostro migliore alleato. I mercenari assoldati da Oretti avanzavano a tentoni lungo il corridoio, imprecando sottovoce e agitando le torce elettriche in cerca di bersagli. Uno di loro, un uomo robusto con una giacca di pelle nera, passò proprio accanto alla nicchia in cui ero nascosta dietro una pesante tenda di velluto. Prima che potesse accorgersi della mia presenza, balzai fuori afferrando un pesante vaso di ceramica antica e glielo scagliai con tutta la forza contro la schiena.

L'uomo emise un gemito soffocato e crollò a terra privo di sensi. Pochi metri più avanti, si udì il lampo di uno sparo seguito dal rumore sordo di un colpo che si infranse contro la boiserie in legno. Marco era entrato in azione dall'altra parte del corridoio, disarmando e immobilizzando un secondo intruso con mossa rapida e precisa. «Ci sono altri due nell'atrio principale che stanno cercando di sfondare la porta blindata dello studio!» gridò Marco nell'oscurità, ricaricando l'arma con un clic secco.

Non persi un solo secondo. Corsi verso il salone principale, guidata dalla memoria visiva di ogni singolo mobile. Nell'atrio, un uomo corpulento stava colpendo ripetutamente con un piede la porta blindata dello studio, mentre imprecava furiosamente. «Stai cercando me?» dissi con voce fredda e cristallina, accendendo all'improvviso la torcia dello smartphone e puntandogliela dritta negli occhi. L'uomo si voltò di scatto, accecato dalla luce improvvisa, sollevando la pistola in mia direzione. Ma era troppo tardi. Dalle scale laterali, Marco piombò su di lui come un falco, atterrandolo con un placcaggio violento e facendogli volare l'arma di mano.