L’Abito Rosso e il Testamento nella Cattedrale
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L’Abito Rosso e il Testamento nella Cattedrale

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Parte 13: Il volto del traditore

L'ultimo uomo rimasto, vedendo i suoi compagni a terra, cercò disperatamente di darsi alla fuga verso i giardini esterni. Ma all'esterno, le sirene della polizia e delle volanti dei carabinieri iniziarono a suonare assordanti, illuminando i cancelli della villa con luci blu lampeggianti. L'avvocato Bernardi, evidentemente insospettito dal silenzio radio della mia scorta, aveva fatto scattare il protocollo di massima sicurezza inviando le forze dell'ordine sul posto.

Nel giro di pochi minuti, i poliziotti fecero irruzione nella villa, bloccando l'ultimo mercenario in fuga e mettendo in sicurezza l'intera proprietà. Nell'atrio illuminato a giorno dagli agenti, la tensione era palpabile. Tra gli uomini ammanettati e scortati fuori dagli agenti, spuntò improvvisamente una figura ben nota: Oretti. Era rimasto nascosto all'esterno dei cancelli ad attendere l'esito dell'attacco, ma gli agenti della narcotici e della squadra mobile lo avevano acciuffato mentre cercava di salire su un'auto pirata.

Oretti aveva il volto coperto di fango, i vestiti strappati e un'espressione di assoluta follia negli occhi. Quando mi vide scendere le scale insieme a Marco e all'avvocato Bernardi, perse completamente il controllo. «Mai Lan! Brutta traditrice!» urlò dimenandosi furiosamente tra le braccia di due poliziotti. «Mi hai rovinato la vita! Questa casa è mia!

L'impero Moretti è mio!» Mi fermai a pochi passi da lui, guardandolo dall'alto in basso con una calma glaciale. Non c'era più odio in me, né rancore. Solo una profonda, liberatoria pietà per un uomo che aveva distrutto se stesso con le sue stesse mani. «Non hai mai capito nulla, Oretti», dissi con voce ferma, facendomi udire distintamente dagli agenti e dai presenti. «Tu hai confuso il potere con il possesso, e la famiglia con la sudditanza.

I Moretti sono finiti non perché io li abbia distrutti, ma perché marce erano le fondamenta su cui avete costruito tutto.» Oretti emise un urlo disperato, simile a un lamento bestiale, mentre veniva spinto a forza all'interno della volante della polizia che lo avrebbe condotto direttamente in carcere in attesa del processo per corruzione, estorsione e tentato omicidio.