Parte 10: La minaccia dei vecchi soci
Le parole di Marco risuonarono come un eco pesante in quella stanza sotterranea. Prima che potessi chiedere spiegazioni, un rumore sordo e metallico echeggiò dall'esterno della villa, seguito dal fracasso di vetri infranti al piano superiore. Qualcuno aveva appena forzato l'ingresso principale. «Hanno già rotto il perimetro», sussurrò Marco, afferrando rapidamente il computer portatile e spegnendo la lampada da scrivania. «I soci di cui le parlo non sono semplici criminali in colletto bianco; sono uomini legati ai vecchi clan che proteggevano i traffici illeciti della famiglia Moretti quando il nonno di Oretti era ancora in vita.
Oretti ha barattato le quote residue dell'azienda pur di avere uomini armati disposti a riprendersi la villa con la forza.» Il mio cuore iniziò a battere all'impazzata, ma la mente rimase lucida. Non potevo permettere che tutto il lavoro fatto svanisse in un bagno di sangue o in un ricatto criminale. «Ci sono telecamere di sicurezza collegate con la polizia e con lo studio dell'avvocato Bernardi?» chiesi rapidamente, guardando Marco negli occhi. «Sì, ma le linee telefoniche esterne sono state appena tagliate.
Hanno isolato la villa», rispose lui con un'espressione cupa, estraendo dalla tasca della giacca una pistola semiautomatica piccola ma dall'aspetto letale. «Dobbiamo salire al piano superiore e barricarci nello studio blindato prima che ci trovino.» «Io non mi barricano da nessuna parte», risposi stringendo i pugni, mentre la rabbia e la determinazione prendevano il sopravvento sulla paura. «Questa è casa mia, e non permetterò a nessun criminale di calpestarla di nuovo. Dammi la torcia e seguimi.»






