L’Abito Rosso e il Testamento nella Cattedrale
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L’Abito Rosso e il Testamento nella Cattedrale

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Parte 7: Il ritorno alla villa e la scoperta

La sera era ormai calata quando la mia auto attraversò i cancelli in ferro battuto della villa dei Moretti. Le luci esterne illuminavano fiocamente i giardini autunnali, creando ombre lunghe e minacciose sui vialetti di ghiaia. Appena venni accolta dalla governante Rosa, notai subito un'atmosfera di tensione anomala nell'aria. «Signora, c'è una situazione che deve assolutamente vedere», mi disse Rosa a voce bassa, con il volto pallido, facendomi segno di seguirla verso la biblioteca al piano terra.

Entrai nella stanza e vidi che la porta della grande cassaforte a muro era spalancata. I cassetti della scrivania erano stati svuotati e le carte erano sparse ovunque sul pavimento di parquet. Oretti era tornato di nascosto, eludendo la sicurezza temporanea, per prendere i suoi passaporti falsi e i fondi di emergenza che teneva nascosti. Ma non aveva preso solo quello.

Sulla scrivania, poggiata sopra una cornice rotta che ritraeva la vecchia signora Elena, c'era una chiavetta USB nera e un biglietto scritto con una grafia furiosa e tremante. Mi avvicinai lentamente e lessi le parole tracciate con inchiostro nero: «Pensi di aver vinto, straniera? Non hai idea di quale segreto nasconda questa casa. Se io rovino, trascinerò tutti voi all'inferno con me.» Il cuore mi batté un colpo in gola.

Quale segreto poteva essere così potente da spaventare persino Oretti fino a quel punto? Mi chinai per raccogliere la chiavetta USB, quando all'improvviso un rumore sordo provenne dalle profondità del corridoio che conduceva ai vecchi sotterranei della villa, una zona che nessuno frequentava da decenni.