Parte 11: La trappola nel corridoio buio
Risalimmo rapidamente le scale buie che portavano al piano terra della villa, muovendoci silenziosamente nell'ombra. Il rumore di passi pesanti e voci concitate proveniva dall'atrio principale. Erano almeno quattro o cinque uomini, armati e decisi alustrare ogni stanza alla ricerca dei documenti e della chiavetta USB. «Ascoltami bene, Marco», sussurrai all'orecchio del giovane mentre ci appoggiavamo alla parete del lungo corridoio che conduceva alla biblioteca. «Loro si aspettano di trovare una donna spaventata o un ragazzo disperato.
Non si aspettano che siamo noi a tendere una trappola a loro.» Marco mi guardò con un misto di stupore e rispetto negli occhi. Annuì lentamente, impugnando l'arma con sicurezza. Conoscevo ogni singolo angolo di quella casa, ogni asse del pavimento che scricchiolava e ogni interruttore nascosto che poteva spegnere le luci dei corridoi principali. Mentre le voci si avvicinavano alla porta della biblioteca, raggiunsi furtivamente il pannello di controllo elettrico nascosto dietro un quadro antico.
Attesi il momento esatto in cui i passi entrarono nel corridoio, poi abbassai di scatto l'interruttore generale. All'istante, l'intera ala della villa piombò in un buio pesto, interrotto soltanto dai deboli riflessi della luce lunare che filtravano dalle vetrate. Dall'atrio si alzarono imprecazioni rabbiose e il ticchettio metallico di armi caricate. «Che diavolo è successo alla luce? Controllate il generatore!» urlò una voce roca e autoritaria. «Adesso», mormorai sottovoce, facendo cenno a Marco di muoversi silenziosamente verso il lato opposto del corridoio per chiudere la via di fuga.






