Parte 6: La caduta di un principe decaduto
Mentre Oretti veniva allontanato dalla sala riunioni tra urla isteriche e minacce vane, i membri anziani del consiglio si scambiarono sguardi carichi di terrore e rassegnazione. Sapevano di non avere alcuna via d’uscita. Le prove erano schiaccianti, la legge era dalla mia parte e il controllo del pacchetto di maggioranza azionaria era saldamente nelle mie mani.
Lo zio Roberto, con le mani ancora tremanti, fu il primo a cedere. Chinò il capo e, con voce flebile, firmò la lettera di dimissioni immediate dal consiglio di amministrazione. Uno dopo l'altro, gli altri consiglieri complici seguirono il suo esempio, firmando in silenzio la propria resa per evitare il carcere. In meno di due ore, la struttura di potere che aveva retto e oppresso la famiglia Moretti per decenni si era sgretolata come un castello di carte.
Non c'erano più troni intoccabili né intoccabili protetti dal cognome. C’ero solo io, Nguyễn Mai Lan, seduta al centro di quel tavolo, a ridefinire le regole del gioco. L'avvocato Bernardi rimase nella sala riunioni anche dopo che tutti gli altri se ne furono andati, chiudendosi la porta alle spalle con un tonfo attutito. Si avvicinò alla mia sedia, posando una mano sulla valigetta con un'espressione mista di rispetto e circospezione. «Signora Lan, la transazione è completata.
Il consiglio ha accettato le dimissioni e i poteri esecutivi sono interamente nelle sue mani. Ma c'è una questione che dobbiamo affrontare al più presto: la gestione dei beni immobiliari e le ramificazioni estere dei conti di Oretti», disse Bernardi con tono professionale. «Procediamo senza indugi, avvocato», risposi alzandomi in piedi e sistemando la giacca. «Voglio che ogni singolo centesimo sottratto illegalmente all'azienda venga recuperato e reinvestito nei fondi di beneficenza che la signora Elena aveva a cuore.
E quanto a Oretti, voglio che gli venga interdetto l'accesso a qualsiasi proprietà della famiglia entro la mezzanotte di oggi.» «Sarà fatto, signora», rispose Bernardi con un cenno d'assenso. Tuttavia, mentre mi preparavo a lasciare il grattacielo per fare ritorno alla grande villa sulle colline, un oscuro presentimento iniziò a farsi strada nella mia mente. Oretti non era un uomo capace di accettare la sconfitta con dignità. La sua furia cieca era pericolosa, e la disperazione di un uomo che ha perso tutto lo rende imprevedibile come una bestia ferita all'angolo.






