Parte 14: L'alba di un nuovo impero
Il silenzio tornò a calare sulla grande villa dei Moretti, ma questa volta era un silenzio diverso: leggero, pulito, liberatorio. Le luci dell'alba filtravano attraverso le finestre della biblioteca, tingendo le pareti di sfumature dorate e calde. L'avvocato Bernardi chiuse la sua valigetta dopo aver firmato gli ultimi verbali con i funzionari di polizia e i rappresentanti del tribunale.
Si avvicinò a me con un sorriso rispettoso, inchinando leggermente il capo. «Signora Lan, l'emergenza è rientrata. I beni della famiglia sono ora legalmente e interamente sotto il suo controllo, e la posizione di Oretti è compromessa in modo irreversibile. Nessuno potrà più mettere in discussione la sua autorità», disse Bernardi con voce solenne. «Grazie, avvocato.
Per tutto», risposi con un cenno del capo. Poi mi voltai verso Marco, che era rimasto in piedi vicino alla finestra a guardare il giardino bagnato dalla rugiada mattutina. «E grazie anche a te, Marco. Da oggi in poi, i segreti di questa famiglia non saranno più armi usate per ricattare o distruggere, ma le fondamenta per ricostruire qualcosa di pulito.» Marco si voltò, accennando un sorriso sincero. «Il passato non si può cancellare, signora Lan.
Ma possiamo scegliere come scriverne il prossimo capitolo.» Indossavo ancora la camicia con dettagli rossi sotto la giacca scura. Mi avvicinai allo specchio antico appeso sopra il camino, guardando il mio riflesso negli occhi. I quindici anni di umiliazioni, le lacrime versate in silenzio e le notti trascorse nell'ombra erano ormai soltanto polvere lontana. Quella donna vestita di rosso non era più una nuora sottomessa o un'estranea tollerata; ero io, la custode e la padrona del mio stesso destino. Fuori, il sole era sorto del tutto, illuminando la Sicilia con una luce nuova e implacabile. Il vero gioco era appena iniziato, e questa volta le regole le scrivevo io.






