L'odore di disinfettante e candeggina pervase l'aria, risvegliando Thao dal suo torpore di sfinimento.
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L'odore di disinfettante e candeggina pervase l'aria, risvegliando Thao dal suo torpore di sfinimento.

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Parte 5

Il buio della botola segreta inghiottì Thao e il suo bambino mentre il fumo denso continuava a invadere il reparto. La mano che l'aveva afferrata era calda e ferma; stringendo la presa, la guidò lungo una scala a chiocciola stretta e polverosa che odorava di umidità e cemento vecchio. – Presto, non fermarti o ci troveranno! – sussurrò una voce femminile roca e familiare.

Era l'ostetrica di turno, quella stessa donna che poche ore prima era scoppiata in lacrime leggendo il cognome sul modulo di nascita. Thao, ansimando e stringendo il neonato protetto sotto il cappotto, cercava di tenere il passo nonostante i dolori lancinanti del post-parto. Il cuore le martellava nel petto come un tamburo impazzito. Non sapeva dove quella scala stesse portando, ma sapeva che rimanere nelle mani dei Ferrante o nel mezzo dell'ospedale in fiamme significava la fine per entrambi. – Perché mi sta aiutando? – chiese Thao a voce bassa, mentre scendevano gradino dopo gradino nell'oscurità totale, guidate solo dalla luce intermittente della torcia d'emergenza dell'ostetrica. – Che legame c'è tra lei, la dottoressa Rossi e quella famiglia maledetta?

L'ostetrica si fermò un istante su un pianerottolo buio, voltandosi con un'espressione intrisa di dolore antico e rimpianto. Si asciugò il sudore e le lacrime dal viso con il dorso della mano. – Io non sono solo un'ostetrica, Thao. Trent'anni fa, ho lavorato come infermiera privata nella villa principale dei Ferrante. Ho visto nascere segreti così oscuri da distruggere imperi interi.

La dottoressa Elena Rossi e la signora Martha... non sono nate nemiche. Erano sorelle, legate da un patto di sangue spezzato dall'avidità e dal potere – confessò la donna con voce tremante, riprendendo subito a correre lungo il tunnel. Le parole dell'ostetrica risuonarono nella mente di Thao come un tuono. Sorelle? La direttrice dell'ospedale e la spietata matriarca erano legate da un vincolo di sangue così profondo e lacerato?

Questo spiegava lo sguardo di Elena, il suo odio viscerale misto a terrore, e il modo in cui cercava di proteggere quel neonato che portava lo stesso cognome maledetto. Il tunnel sotterraneo sbucò infine in una vecchia autorimessa abbandonata situata sul retro dell'ospedale, lontana dai vigili del fuoco e dalle telecamere di sicurezza. Fuori, la pioggia di novembre aveva iniziato a trasformarsi in una nebbia fitta e gelida tipica della pianura padana.

L'aria umida e pungente colpì il viso di Thao, che tirò un sospiro di sollievo misto ad angoscia. – Ecco, prendi queste chiavi. C'è una vecchia Fiat Panda parcheggiata dietro il cassonetto verde. È mia. Guidala verso i colli Euganei, c'un piccolo casale di campagna abbandonato dove nessuno vi cercherà mai – disse l'ostetrica porgendole un mazzo di chiavi arrugginite e un piccolo fagotto con un piumino caldo e un biberon d'emergenza.

Thao prese le chiavi con mani tremanti, guardando la donna con immensa gratitudine. Ma prima che potesse aprire la portiera dell'utilitaria, i fari abbaglianti di un SUV nero sbucarono all'improvviso dalla nebbia, bloccando ogni via di fuga e puntando dritti contro di loro con il motore che ruggiva minaccioso.