L'odore di disinfettante e candeggina pervase l'aria, risvegliando Thao dal suo torpore di sfinimento.
News Story

L'odore di disinfettante e candeggina pervase l'aria, risvegliando Thao dal suo torpore di sfinimento.

29 visualizzazioni

Parte 2

I passi nel corridoio si fecero sempre più vicini, pesanti e minacciosi, scanditi da una precisione che tradiva un'autorità assoluta. La porta della sala parto si aprì lentamente, quasi con un rispetto formale che incuteva ancora più timore. Sulla soglia apparve una figura alta ed elegante avvolta in un cappotto di cachemire nero. Era la signora Martha Ferrante in persona, la matriarca implacabile che tre mesi prima aveva umiliato Thao nel salotto della villa di famiglia.

Dietro di lei, protetto da due guardie del corpo in abito scuro, avanzava Alberto, con lo sguardo basso, incapace di sostenere il peso di quella situazione. Thao sentì il sangue gelarsi nelle vene. Non avrebbe mai immaginato che la madre di Alberto si sarebbe presentata di persona in un ospedale pubblico alle quattro del mattino, a dimostrazione di quanto la rete di potere dei Ferrante potesse estendersi ovunque nella provincia di Padova.

La dottoressa Elena Rossi Ferrante si voltò lentamente verso l'ingresso, e un lampo di tensione elettrica attraversò lo sguardo tra le due donne mature della stessa potente famiglia. – Elena... vedo che sei sempre la prima a fiutare gli scandali in questo ospedale – esordì Martha con un tono freddo, tagliente come il ghiaccio del novembre padovano, mentre avanzava con grazia sprezzante.

I suoi occhi glaciali scivolarono subito sulla culla e poi sul letto di Thao, soffermandosi sul viso pallido della giovane madre con un disprezzo che non faceva alcuno sforzo per celare. – Martha, questo reparto è sotto la mia giurisdizione. Non puoi entrare qui come se fosse una proprietà privata della vostra holding – replicò la dottoressa Rossi, raddrizzando le spalle con fierezza.

Nonostante il cognome condiviso, il tono tra le due donne lasciava trasparire un rancore antico, radicato in anni di lotte silenziose all'interno del clan. Alberto, rimasto leggermente in disparte, alzò finalmente gli occhi. Incrociò lo sguardo furioso e ferito di Thao. Le sue labbra si aprirono per pronunciare qualcosa, forse una scusa o un accenno di spiegazione, ma la voce gli morì in gola sotto lo sguardo fulmineo della madre.

Era un uomo debole, prigioniero di un impero di mattoni e denaro che aveva preferito la sottomissione al coraggio di amare. – Non siamo qui per discutere di giurisdizioni ospedaliere, Elena – intervenne Martha, estraendo dai guanti di pelle una piccola custodia rigida e posandola sul tavolino metallico accanto al letto. – Siamo qui per risolvere un problema di famiglia.

Quel neonato appartiene alla stirpe dei Ferrante. Il suo nome è stato registrato in modo irregolare, e noi provvederemo a correggere questa sfortunata svista prima che sorgano complicazioni legali che potrebbero rovinare il futuro di tutti... a cominciare da questa povera sarta senza un soldo. Thao sentì una rabbia cieca e viscerale divamparle nel petto.

Si sollevò completamente sui cuscini, stringendo i pugni così forte che le nocche le diventarono bianche. Nonostante la stanchezza mortale e il corpo dolorante dopo il parto, la leonessa che era in lei si risvegliò con una forza inaspettata. – Irregolare? Ho partorito mio figlio con le mie sole forze, mentre voi dormivate nei vostri letti di piuma! – esclamò Thao con voce tagliente, puntando un dito tremante ma fermo contro Martha. – Mio figlio non appartiene a voi.

Non ha il vostro sangue marcio, e non baratterò mai la sua libertà per i vostri sporchi ricatti! Martha non si scompose minimamente. Anzi, un sorriso sottile e crudele increspò le sue labbra sottili. Fece un cenno con la mano, e una delle guardie del corpo estrasse una cartellina con documenti legali firmati e bollinati da giudici compiacenti. – Cara Thao, tu non hai idea di cosa significhi scontrarsi con la famiglia Ferrante a Padova.

Noi possediamo i tribunali, le cliniche, i contratti di lavoro e persino le speranze di chi vive in questa città. Se rifiuti di firmare l'atto di rinuncia definitiva e di cedere la patria potestà, domani mattina ti ritroverai senza un lavoro, senza un tetto, e con un'accusa inventata di abbandono di incapace. Ti toglieremo il bambino prima ancora che tu possa portarlo fuori da queste mura...

La minaccia era così esplicita e spietata che la stessa dottoressa Rossi fece un passo avanti, visibilmente turbata da tanta crudeltà. Ma prima che chiunque potesse replicare, il neonato nella culla riscaldata emise un vagito insolitamente forte, quasi a voler spezzare quella morsa di terrore. In quel preciso istante, un rumore assordante di sirene della polizia municipale e di auto civetta irruppe nel cortile sottostante l'ospedale, illuminando le finestre con bagliori blu intermittenti. Martha si irrigidì di colpo, voltandosi verso la porta con un'espressione di improvvisa inquietudine.