Parte 14
Il frastuono proveniente dalla strada principale fece sobbalzare tutti i presenti nella sartoria. Le vetrine antisfondamento della vecchia bottega cedettero di schianto sotto l'impatto di un secondo SUV nero dei Ferrante, guidato da un gruppo di fedelissimi della guardia privata che avevano deciso di tentare un blitz disperato per liberare la matriarca.
Nel caos generale che ne seguì, mentre gli agenti di polizia estraevano le armi d'ordinanza per rispondere al fuoco e mettersi al riparo dietro i banchi di legno, Martha Ferrante cercò di divincolarsi dalla presa degli agenti, approfittando della confusione per afferrare una pesante forbice da taglio lasciata su un tavolo da lavoro. – Nessuno di voi mi porterà via ciò che è mio! – urlò Martha con gli occhi iniettati di sangue, puntando dritta verso il punto in cui l'ostetrica teneva protetto il neonato dietro i rotoli di velluto.
Thao vide la scena al rallentatore. Con un istinto felino, si lanciò in avanti, frapponendosi tra Martha armata di forbici e la culla improvvisata dove suo figlio dormiva. Un grido di terrore e di dolore squarciò l'aria della sartoria quando la lama affilata sfiorò la spalla di Thao, lacerando il giubbotto e provocandole una ferita profonda da cui iniziò a zampillare sangue vivo. – Thao! – urlò la dottoressa Elena Rossi, precipitandosi in aiuto della giovane madre e colpendo con un calcio ben mirato il polso di Martha, facendole volare via le forbici di mano.
Contemporaneamente, gli agenti della polizia giudiziaria accorsero in massa, immobilizzando definitivamente Martha e atterrando gli ultimi aggressori entrati con il SUV. Il fumo acre dei fumogeni e della polvere da sparo invase l'intera stanza, mescolandosi all'odore acre delle stoffe bruciate. Thao cadde in ginocchio, tenendosi la spalla ferita mentre il sangue le macchiava i vestiti.
Il neonato, svegliato dal trambusto, iniziò a piangere disperatamente. L'ostetrica corse a prenderlo, porgendolo subito tra le braccia tremanti della madre. – Stai bene? Oh cielo, stai sanguinando! – esclamò l'ostetrica in lacrime, aiutando Thao ad alzarsi. Thao strinse forte il suo bambino al petto, baciandogli la fronte e sorridendo attraverso le lacrime di dolore e liberazione.
Si voltò verso Martha, che veniva trascinata via in manette dagli agenti, con lo sguardo perso nel vuoto e l'impero di una vita intera andato in frantumi. La dottoressa Elena Rossi si avvicinó lentamente a Thao, posandole una mano tremante ma affettuosa sulla spalla illesa. I loro sguardi si incrociarono in un silenzio colmo di rispetto reciproco e di un legame di sangue che nessuna legge e nessuna ricchezza avrebbero mai più potuto spezzare. – È tutto finito, Thao... adesso sei libera.
E tuo figlio erediterà finalmente la verità e la pace che questa città gli ha negato per troppo tempo – sussurrò Elena con voce commossa. Fuori, la nebbia della notte padovana cominciava lentamente a diradarsi, lasciando spazio ai primi raggi rosati di un'alba limpida e silenziosa, la prima vera alba di una nuova vita per madre e figlio.






