L'odore di disinfettante e candeggina pervase l'aria, risvegliando Thao dal suo torpore di sfinimento.
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L'odore di disinfettante e candeggina pervase l'aria, risvegliando Thao dal suo torpore di sfinimento.

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Parte 11

Il fascio di luce delle torce abbagliò Thao e l'ostetrica, inchiodandole sul cemento freddo del parcheggio sotterraneo. Le due guardie del corpo avanzarono a passi lenti e metodici, con sorrisi sprezzanti stampati sul volto. Non c'era via di scampo: la trappola si era chiusa perfettamente. – Bene, bene... sembra proprio che abbiamo trovato la talpa e la mammina in fuga – esordì la guardia più robusta, estraendo una radio ricetrasmittente per avvisare Martha Ferrante del ritrovamento. – Consegnaci la borsa con i documenti e il bambino, e forse eviteremo di farvi male sul serio.

L'ostetrica indietreggiò spaventata, stringendosi a Thao. Ma Thao, anziché cedere al panico, sentì una rabbia fredda e tagliente pervadere ogni suo muscolo. Guardò le guardie con disprezzo, indietreggiando lentamente verso un vecchio montacarichi di servizio la cui porta tagliafuoco era rimasta parzialmente aperta a causa dell'evacuazione della notte. – Non avrete né i documenti né mio figlio! – gridò Thao, strattonando con forza l'ostetrica e buttandosi di peso all'interno della gabbia arrugginita del montacarichi.

Con un riflesso fulmineo, mentre la prima guardia si protendeva per afferrarla per il bavero del giubbotto, Thao premette con il palmo della mano il pulsante di emergenza per la discesa ai piani inferiori dei magazzini farmaceutici. Il pesante portellone metallico scattò di colpo, chiudendosi con un tonfo sordo proprio mentre la mano della guardia batteva violentemente contro il ferro.

Il montacarichi iniziò a scendere a sobbalzi lungo la tromba buia e profonda, accompagnato dal cigolio stridente dei vecchi cavi d'acciaio. Nell'oscurità della cabina, l'ostetrica respirava affannosamente, tenendosi il cuore con le mani tremanti. – Dove stiamo andando, Thao? I sotterranei sono una trappola mortale se chiudono le uscite di sicurezza! – esclamò l'ostetrica in preda al panico. – Stiamo andando ai vecchi tunnel di servizio che collegano l'ospedale direttamente alla zona monumentale del centro storico di Padova.

È l'unica via rimasta per uscire da qui senza passare dai controlli della sicurezza – rispose Thao con voce ferma, stringendo il neonato che continuava a dormire protetto nel marsupio. Quando il montacarichi si fermò con un tonfo sordo al piano interrato meno tre, la porta si aprì su un corridoio umido, illuminato solo da radi tubi neon tremolanti che emettevano un ronzio fastidioso.

Thao guidò l'ostetrica attraverso un labirinto di tubature e vecchi depositi di materiale sanitario dismesso, seguendo la mappa mentale dei vecchi scarichi che aveva studiato quando faceva le pulizie nei turni notturni dell'ospedale mesi prima. Dopo aver percorso diverse centinaia di metri nel sottosuolo, giunsero davanti a una pesante porta di legno massiccio sbarrata da un catenaccio arrugginito.

Era l'uscita che sbucava direttamente nei sotterranei della storica sartoria in centro città, la stessa menzionata dall'ostetrica pochi minuti prima come il luogo in cui era custodito il testamento originale. Thao prese una spranga di ferro trovata lungo il corridoio e, facendo leva con tutta la forza disperata di cui disponeva, riuscì a rompere il lucchetto arrugginito. La porta si aprì lentamente con un cigolio sinistro, rivelando alla debole luce della torcia gli antichi manichini coperti di lenzuola bianche e i tavoli da taglio in legno massiccio della vecchia sartoria di famiglia.