L'odore di disinfettante e candeggina pervase l'aria, risvegliando Thao dal suo torpore di sfinimento.
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L'odore di disinfettante e candeggina pervase l'aria, risvegliando Thao dal suo torpore di sfinimento.

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Parte 13

La figura algida e impeccabile di Martha Ferrante avanzava tra i banchi di stoffa impolverati come una regina che torna a prendere possesso del suo regno calpestando le ceneri dei nemici. Alle sue spalle, le due guardie del corpo bloccavano ogni via d'uscita, mentre l'ostetrica teneva stretto a sé il neonato nascosto dietro una pila di pesanti rotoli di velluto blu, trattenendo a fatica il respiro per non tradire la loro posizione.

Thao rimase immobile davanti alla cassetta di sicurezza aperta, con una mano ancora appoggiata alla maniglia di ferro battuto e l'altra che stringeva i documenti scottanti. Il suo respiro era corto, ma nei suoi occhi non c'era traccia di paura: solo una fiera determinazione. – Sei arrivata fin qui credendo di poter cambiare il corso delle cose, povera ragazza ingenua – disse Martha con un sorriso sardonico, fermandosi a pochi passi da lei e osservando con disprezzo l'ambiente circostante. – Questa città, questi palazzi, questa sartoria e l'intero patrimonio dei Ferrante appartengono a chi sa governarli con il pugno di ferro, non a chi pulisce i pavimenti e vive di elemosina. – Non avete governato nulla, Martha.

Avete solo rubato, intimidito e distrutto la vita di chi vi stava accanto, inclusa vostra sorella Elena – replicò Thao con voce ferma, facendo un passo deciso in avanti per fare da scudo alla cassetta di sicurezza. A quelle parole, il sorriso di Martha si spense di colpo, sostituito da una smorfia di pura rabbia. Fece un cenno secco alle guardie del corpo. – Prendetela e prendete quei documenti.

E poi liberatevi di tutto il resto. Questa storia deve finire qui, stanotte stessa – ordinò la matriarca con voce glaciale. Le guardie fecero un passo avanti, stringendo i pugni e avanzando minacciose verso Thao. Ma prima che potessero afferrarla, una figura slanciata sbucò all'improvviso dall'uscita di sicurezza sul retro della sartoria, brandendo una pesante spranga di ferro con decisione.

Era la dottoressa Elena Rossi, con il camice bianco macchiato di fango e i capelli scompigliati, ma con lo sguardo di una guerriera pronta a tutto. – Fermatevi dove siete, Martha! Il gioco è chiuso per tutti e due! – tuonò Elena con una voce che fece rimbombare le pareti della vecchia bottega. Martha si voltò di scatto, sgranando gli occhi per la sorpresa e l'incredulità nel vedere la sorella minore a capo di quel colpo di scena finale. – Elena... tu?

Sei complice di questa folle messinscena? – esclamò Martha con la voce strozzata dalla rabbia. – Non è una messinscena, Martha. È la fine del tuo regno di terrore – rispose Elena avanzando con la spranga alzata, mentre dalle porte d'ingresso anteriori irrompdevano improvvisamente gli ispettori della polizia giudiziaria e la polizia locale, guidati dal segnale GPS del telefono che Thao era riuscita a lasciare attivo durante la fuga nei tunnel.

La situazione si rovesciò in una frazione di secondo. Le guardie del corpo dei Ferrante si trovarono circondate e disarmate dagli agenti prima ancora di poter reagire. Martha rimase isolata al centro della stanza, con il volto sfigurato dalla sconfitta, mentre le manette le venivano strette ai polsi con un clic metallico che echeggiò come una sentenza definitiva. Ma proprio mentre gli agenti leggevano i diritti alla matriarca caduta in disgrazia, un rumore assordante di vetri infranti e sirene stridenti provenne dall'esterno della sartoria, annunciando l'arrivo imprevisto di un'ultima minaccia che nessuno osava immaginare.