L'odore di disinfettante e candeggina pervase l'aria, risvegliando Thao dal suo torpore di sfinimento.
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L'odore di disinfettante e candeggina pervase l'aria, risvegliando Thao dal suo torpore di sfinimento.

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Parte 4

Il fumo acre, denso e nerastro cominciò a infiltrarsi attraverso i condotti di aerazione dell'ospedale, raggiungendo in pochi secondi anche la sala parto. Un odore soffocante di plastica bruciata e cavi elettrici fusi fece tossire violentemente l'ostetrica e Thao, che strinse disperatamente a sé il neonato avvolto nelle coperte. – Un incendio? Ma chi ha potuto... – esclamò la dottoressa Elena Rossi, correndo verso la finestra per cercare di capire cosa stesse accadendo nel parcheggio sottostante.

Dalle vetrate si vedevano già le prime lingue di fuoco divampare tra le auto parcheggiate, mentre le sirene dei vigili del fuoco si mescolavano a quelle della polizia. Martha Ferrante non mostrò alcun segno di sorpresa; al contrario, il suo volto si tinse di una fredda consapevolezza. Quella non era una coincidenza fortuita, ma un chiaro avvertimento, un'operazione intimidatoria su scala industriale orchestrata per creare il caos necessario a coprire qualsiasi mossa o a cancellare prove compromettenti. – Voi... siete stati voi! – urlò Thao, puntando lo sguardo furioso su Martha e sulle sue guardie del corpo. – Siete disposti a dare alle fiamme un intero ospedale pur di rapirmi mio figlio? – Stai delirando, ragazza sciocca – replicò Martha con voce gelida, sebbene le sue mani nel cappotto stringessero nervosamente il cellulare. – Se restiamo qui, moriremo tutti intossicati dal fumo.

Questo non è il momento per le tue sceneggiate melodrammatiche. L'ispettore di polizia, capito il pericolo imminente, ordinò l'evacuazione immediata del reparto. I corridoi si riempirono di grida concitate, infermieri che spingevano culle d'emergenza e pazienti in camice da notte che cercavano disperatamente una via di fuga verso le scale antincendio.

In mezzo a quella confusione infernale, le guardie del corpo di Martha fecero un passo avanti, non per aiutare, ma per sbarrare la strada tra Thao e l'uscita principale del reparto. – Fermatevi! Dobbiamo portare via la signora Ferrante e il neonato per motivi di sicurezza prioritaria – ordinò la guardia del corpo più robusta, cercando di farsi scudo con il proprio corpo per isolare Thao. – Non toccate mio figlio! – urlò Thao, stringendo il piccolo contro il petto con una forza sovrumana, indietreggiando fino a sbattere contro il lavandino della sala parto.

Le sue gambe tremavano, ma lo spirito era d'acciaio. La dottoressa Elena Rossi si frappose tra le guardie e Thao, brandendo un pesante supporto per flebo in acciaio come se fosse una lancia. Il suo volto era una maschera di furia e dignità ferita. – Avete superato ogni limite, Martha! Se tornerete a toccare questa ragazza, giuro su ciò che ci è più sacro che tirerò fuori ogni singolo segreto che i Ferrante hanno nascosto in cinquant'anni di malaffari a Padova! – tuonò la dottoressa Rossi con una voce che sovrastò persino il boato dell'incendio che avanzava.

Martha sgranò gli occhi per la sorpresa e il rancore profondo. Fece per rispondere, ma in quel momento un'esplosione sorda proveniente dal piano inferiore fece tremare l'intero edificio, spegnendo improvvisamente tutte le luci d'emergenza e lasciando la sala parto immersa in un buio spettrale rotto solo dai bagliori rossi delle fiamme esterne. Nel buio totale, una mano misteriosa afferrò il braccio di Thao strattonandola verso una porta di servizio segreta che conduceva ai sotterranei.