PARTE 8 – La rivelazione nel video
Il volto di Clara sullo schermo del terminale portatile sembrava illuminato da una luce soffusa, forse quella del suo studio privato a Lugano, lo stesso luogo in cui aveva trascorso le sue ultime settimane di lavoro febbrile. La sua espressione era seria ma incredibilmente serena, priva di quella paura che adesso attanagliava tutti noi nella nursery della villa.
«Se possiedi questa valigetta, Adriano, significa che hai scoperto la verità sulla mia morte e sulle intenzioni del Consorzio», continuò la voce registrata di Clara, limpida e ferma attraverso gli altoparlanti del dispositivo. «Non si tratta soltanto di un esperimento scientifico o di spionaggio industriale. Vogliono creare una generazione di individui le cui capacità cognitive e neurali possano essere controllate a distanza, trasformando esseri umani in strumenti di potere assoluto.»
Il dottor Ferrante fece un passo indietro, portandosi le mani alla testa con un'espressione di puro terrore. «Mio Dio... sapevano tutto. Sapevano che Clara aveva scoperto il cuore segreto del programma.»
«Il comitato direttivo del Consorzio ha radici molto più vicine a te di quanto tu possa immaginare, amore mio», disse Clara nel video, e in quel momento il suo sguardo sembrò fissarmi dritto negli occhi, come se potesse vedermi attraverso lo schermo. «C'è una persona di cui ti fidi ciecamente, qualcuno che ha accesso alla tua villa, ai tuoi affari e persino alla sicurezza della nostra famiglia.»
Un brivido gelido mi percorse la schiena. Fissai Bruno, che teneva ancora immobilizzato il mercenario a terra, poi spostai lo sguardo verso mia suocera Giselda, immobile contro la boiserie, e infine verso Lucia, che stringeva il grembiule tra le mani con le nocche bianche per la tensione.
«Chi è?» mormorai a bassa voce, come se Clara potesse sentirmi in quel preciso istante.
«La talpa all'interno della nostra cerchia non è un estraneo», proseguì il video, mentre sullo schermo di supporto cominciavano a scorrere documenti riservati, estratti conto bancari cifrati e contratti di trasferimento di proprietà firmati con una sigla ben precisa. «È qualcuno che ha orchestrato la mia finta morte lungo la statale per Lugano, manomissero i freni dell'auto...»
Prima che il nome potesse essere pronunciato chiaramente dagli altoparlanti, un rumore sordo e metallico provenne dal corridoio esterno.
Click.
Un minuscolo led rosso sul retro della valigetta argentata cominciò a lampeggiare freneticamente, emettendo un bip acuto e ripetitivo che indicava un sovraccarico imminente del sistema di sicurezza interno.
«Autodistruzione dei dati in corso», annunciò una voce sintetica robotica direttamente dal terminale. «Cinque... quattro... tre...»
«No! Maledizione!» urlai, balzando in avanti per tentare di disattivare il comando sul tastierino. Ma era troppo tardi. Una piccola nube di fumo bianco si sprigionò dalla fessura della scheda madre, e lo schermo del computer portatile divenne completamente nero, cancellando per sempre gli ultimi secondi del video e il nome del traditore.
Il silenzio che seguì fu rotto soltanto dal bip morente della batteria interna.
«È andato...» mormorai, fissando lo schermo annerito con un pugno chiuso così forte che le mie nocche erano diventate bianche. Ho perso l'unica prova concreta che avrebbe incastrato il mandante di tutto questo incubo.
«Non proprio, capo», disse Bruno con voce ferma, indicando il mercenario legato a terra ai suoi piedi. «Questo qui non ha intenzione di finire in cella da solo o di immolarsi per un capo che lo ha abbandonato. Guardalo in faccia.»
Mi alzai di scatto e mi avvicinai al mercenario. Gli afferrai il bavero della tuta tattica, strattonandolo con violenza per costringerlo a guardarmi negli occhi, mentre il passamontagna scivolava via, rivelando il volto segnato da una cicatrice di un uomo di circa quarant'anni.
«Parla», ringhiai a pochi centimetri dal suo viso. «Chi ti paga? Chi c'è dietro il Consorzio e dietro la morte di mia moglie?»
L'uomo sorrise amaramente, sputando una goccia di sangue sul tappeto rovinato. «Credi davvero che basterà un nome per salvarti, Ferraro? Quella persona siede ai tavoli che conti tu, firma contratti con la tua stessa banca e stasera... beh, stasera è molto più vicina di quanto tu creda.»
Prima che potessi stringere ulteriormente la presa, un fischio acuto e prolungato riscrisse le regole del gioco. Dalla tasca del mercenario cadde un piccolo dispositivo di comunicazione satellitare che emetteva un segnale in codice Morse.
E in quel preciso istante, le luci della villa sul Lago di Como si spegnerono tutte insieme, lasciandoci completamente immersi nell'oscurità più totale, illuminati soltanto dalla pallida luce della luna e dal bagliore minaccioso di un'altra presenza che stava salendo le scale.






