«Perché non smettono?» urlai ai medici, mentre i miei tre figli piangevano da due ore. Undici persone nella villa sul Lago di Como li osservavano senza capire, e il neurologo che avevo pagato 9.000 euro non trovava nulla nella loro cartella clinica. Poi la figlia di quattro anni della governante entrò nella stanza con un vecchio pupazzo di pezza e vide ciò che nessun adulto aveva notato.
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«Perché non smettono?» urlai ai medici, mentre i miei tre figli piangevano da due ore. Undici persone nella villa sul Lago di Como li osservavano senza capire, e il neurologo che avevo pagato 9.000 euro non trovava nulla nella loro cartella clinica. Poi la figlia di quattro anni della governante entrò nella stanza con un vecchio pupazzo di pezza e vide ciò che nessun adulto aveva notato.

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PARTE 13 – Il ricatto finale

Il tempo sembrò fermarsi all’interno della nursery. Il ronzio leggero del dispositivo elettronico stretto nella mano di Alberto Moretti risuonava come un ticchettio mortale in quel silenzio irreale. Bruno mantenne la mira impeccabile, ma il suo dito sul grilletto si bloccò istantaneamente: un professionista sa riconoscere quando la posta in gioco è troppo alta per rischiare un tiro d'azzardo.

Io sentii il mondo crollarmi addosso per la seconda volta. I miei figli, Tommaso, Elia e Nora, stavano dormendo placidamente nelle loro culle a pochi metri di distanza, del tutto ignari del fatto che la loro vita fosse appesa a un filo sottilissimo controllato dal mio socio e amico di una vita.

«Sei un mostro, Alberto», dissi con voce bassa, quasi irriconoscibile, mentre avanzavo di un passo verso di lui, ignorando il pericolo. «Ti sei seduto alla mia mensa, hai stretto la mano ai miei figli, hai finto di consolarmi quando Clara è morta... e tutto questo tempo eri tu il burattinaio di questo incubo.»

Alberto scrollò le spalle con una freddezza disarmante, senza perdere un grammo della sua elegante arroganza. «Il business non ha spazio per i sentimenti, Adriano. Tu hai costruito un impero finanziario basato sulla forza e sui numeri; io ho semplicemente cercato di evolvere l'umanità verso il gradino successivo, utilizzando le risorse che tu stesso avevi messo a disposizione senza rendertene conto.»

Giacomo, ancora disteso a terra e assistito da Lucia e dal dottor Ferrante, alzò la testa con uno scatto di rabbia disperata. «Non credergli, Adriano! Non ha in mano nessun detonatore reale! Il sistema di sicurezza della villa ha isolato i circuiti secondari dal momento in cui ho riavviato il server di Clara nel cunicolo!»

Alberto accennò a una risata secca, fissando Giacomo con disprezzo. «Povero ingegnere da strapazzo... credi davvero che mi sia affidato a un semplice impianto domestico? Il mio detonatore è satellitare. Funziona indipendentemente dalla corrente di questa villa.»

Fece un passo ulteriore verso il centro della stanza, puntando lo sguardo direttamente su di me, con un'espressione calcolatrice nei suoi occhi chiari.

«Ecco l'accordo, Adriano», disse Alberto con tono affari stico, come se stesse negoziando la chiusura di un contratto milionario. «Tu firmi la cessione immediata di tutte le tue quote azionarie della Ferraro Holding a favore del mio fondo d'investimento estero. In cambio, io lascerò questa villa con i dati biologici dei tuoi figli già scaricati, e voi potrete continuare a vivere la vostra favola sul lago, senza che nessuno vi dia più fastidio.»

Un silenzio di tomba calò sulla stanza. Le tate trattenevano il respiro. Mia suocera Giselda si portò una mano al petto per il terrore. Bruno mi guardò con la coda dell'occhio, in attesa di capire quale mossa fossi disposto a fare.

Accettare significava perdere tutto ciò per cui avevo lottato una vita intera, consegnando il mio impero economico nelle mani dell'uomo che aveva distrutto la mia famiglia. Rifiutare significava rischiare la vita dei miei tre bambini.

Fu in quel momento esatto che accadde l'imprevedibile.

Sofia, che era rimasta in silenzio accanto alla culla di Tommaso stringendo il suo coniglietto di pezza, si staccò dalla culla e camminò con passo sicuro e silenzioso verso Alberto Moretti. Nessuno fece in tempo a fermarla. La bambina si fermò a meno di un metro dal mio ex socio, alzando la testa per fissarlo dritto negli occhi con una calma che terrorizzava.

«Il tuo giocattolo non funziona, signore», disse Sofia candidamente, indicando con il ditino il piccolo dispositivo elettronico che Alberto teneva in mano. «Perché lo zio Bruno ha spento la luce blu già dieci minuti fa.»

Alberto abbassò lo sguardo di scatto verso il dispositivo nella sua mano. Il led di controllo era completamente spento.

La mia mente scattò come una molla compressa. Fu l'attimo esatto in cui tutto cambiò.