L'odore di ferro e pelle bagnata saturava l'abitacolo del taxi. La macchina correva sull'asfalto lucido della Strada Statale 11, infilandosi tra la nebbia fitta che saliva dai campi della pianura padana. Guardavo le mani di mia figlia stringere il volante con una forza innaturale, le nocche bianche, le vene gonfie sulle braccia sottili. Ma era la macchia di sangue sulla sua fiancata destra a catalizzare il mio terrore: un'impronta scura che s'allargava a ogni scossone della vettura, inzuppando la camicia di seta e il tessuto dei pantaloni.
"Cinzia... mio Dio, Cinzia! Sei ferita!" gridai, sporgendomi verso di lei dai sedili posteriori. Cercai di toccarla, ma il mio braccio tremava al punto da risultare inutile. "Fermati! Devo portarti in un ospedale! Stai perdendo troppo sangue!"
"Non possiamo fermarci, papà," rispose lei senza voltarsi. La sua voce era bassa, raschiosa, diversa da quella ragazzina di ventiquattro anni che si laureava in economia con il massimo dei voti prima di svanire nel nulla. "Se andiamo in un pronto soccorso, la rete dei Bernardi lo saprà prima ancora che il medico prenda un bisturi. Hanno uomini ovunque: nella polizia, negli ospedali, nelle procure di metà Veneto. Il finto notaio che era a casa tua è solo l'esecutore di un lavoro pulito. Se sanno dove siamo, siamo morti entrambi entro un'ora."
"I Bernardi? Ma di cosa stai parlando?" La disperazione mi stringeva la gola. "Ho visto le carte, Cinzia! Ho visto la fotografia di tua madre con il Conte Alberto! Dicevano che sei sua figlia... che io non sono... che io non sarei il tuo vero padre!"
La macchina sbandò leggermente sulla corsia di destra. Cinzia strinse i denti, emettendo un piccolo lamento di dolore mentre correggeva la traiettoria con il volante. Nei suoi occhi, riflessi nello specchietto retrovisore, scorsi un lamps di devastante fragilità.
"Tu sei il mio unico padre, Romano," disse con una dolcezza amara che mi spezzò il cuore. "È l'unica verità in questa montagna di immondizia. Ma il sangue... il sangue non mente. La genetica è stata la mia condanna ed la mia arma per quindici anni."
Superammo il cartello per Montebello Vicentino. La pioggia continuava a picchiare sul parabrezza con una violenza quasi ossessiva. Cinzia accostò lungo una vecchia strada sterrata che si addentrava tra le vigne abbandonate di una proprietà agricola in disuso. Spegne i fari. L'oscurità e il rumore degli alberi mossi dal vento ci avvolsero immediatamente.
"Dobbiamo sistemare questa ferita," diss'io aprendo la portiera per passare sul sedile davanti. Il mio ruolo di padre, sopito per quindici lunghi anni, riemerse con la forza di un fiume in piena. Feci scivolare la mano sotto la sua giacca: la ferita era un taglio profondo sulla parte posteriore del costato, probabilmente provocato da un colpo di striscio di un'arma da taglio o da una scheggia di vetro dura.
"C'è una cassetta del pronto soccorso sotto il tuo sedile," mormorò lei, appoggiando la testa contro il poggiatesta e chiudendo gli occhi. La sua pelle stava diventando drammaticamente pallida. "Prendi le bende e il disinfettante. Non c'è tempo per piangere, papà. Devi ascoltarmi finché sono lucida."
Mentre con mani incerte versavo il disinfettante sulla garza e tamponavo la sua ferita — sentendola sussultare e stringere i denti per non urlare — Cinzia cominciò a parlare. Il suo racconto scorse come un veleno lento e inesorabile.
"Quindici anni fa scoprii una cassaforte nascosta nella camera di mamma, dietro il vecchio armadio di noce. Ci trovai le lettere tra lei ed il Conte Alberto Bernardi. Non era una storia d'amore, papà. Tua moglie... mia madre... fu ricattata per anni. Il Conte era un mostro di avidità e potere. Usò la sua posizione finanziaria per rilevare i debiti della famiglia di mamma e la costrinse a una relazione clandestina. Quando io nacqui, il Conte pretese un test di paternità privato. Scoprì che ero sua figlia biologica, ma decise di lasciarmi con voi perché una figlia illegittima avrebbe rovinato i suoi piani di fusione con la famiglia dei conti Valmarana."
"Laura... mia moglie... mi ha mentito per tutta la vita?" la mia voce era un sussurro privo di fiato. "E tu... tu te ne sei andata senza dirmi niente?"
"Se ti avessi detto la verità allora, saresti andato affrontarlo! Lo conosco il tuo senso dell'onore, papà. Ti avrebbe fatto uccidere e avrebbe fatto passare la tua morte per un infarto o un incidente domestico! I Bernardi non si fermano davanti a nulla. Quando il Conte è morto dieci anni fa, ha lasciato la holding finanziaria al suo primogenito, Matteo Bernardi. Un uomo ancora più spietato del padre. Ma il Conte, roso dai sensi di colpa prima di morire, ha redatto un testamento olografo in cui nominava me erede della quota maggioritaria della loro società di investimenti a Lussemburgo: oltre trecento milioni di euro."
"Trecento milioni..." ripetevo senza comprendere. Ero un professore di liceo con una pensione da duemila euro al mese. Quelle cifre appartenevano a un mondo alieno, spaventoso.
"Negli ultimi quindici anni mi sono costruita una nuova identità a Milano," continuò Cinzia, la respirazione sempre più affannosa. "Ho studiato i loro bilanci, mi sono infiltrata come consulente finanziario nel loro gruppo sotto il nome di Elena Valeri. Ho raccolto le prove di tutte le loro operazioni illecite: riciclaggio di denaro, estorsioni, persino il sospetto depistaggio sulle indagini per la morte di mia madre... sì, papà, la sua malattia potrebbe non essere stata naturale."
Un brivido mi percorse la schiena. "Cosa stai dicendo?"
"Il Conte aveva accesso a un laboratorio farmaceutico privato... ma non posso provarlo ancora. Tre giorni fa ho deciso di uscire allo scoperto. Ho presentato le carte del testamento e le prove dei loro crimini al vero notaio Rossi di Milano. Ma Matteo Bernardi l'ha scoperto. Ha fatto intercettare le mie comunicazioni e stamattina ha mandato il suo killer a casa tua per eliminare te e recuperare le copie originali dei documenti che avevo spedito."
"Allora il notaio che era nel mio salotto..."
"...è un mercenario al soldo di Matteo Bernardi. E ora che ha fallito, Matteo sguinzaglierà tutti i suoi uomini." Cinzia apri il cassetto portaoggetti del taxi ed ne strasse una vecchia chiave d'ottone finemente lavorata, macchiata del suo stesso sangue. "Questa chiave apre una cassetta di sicurezza nella filiale della Banca Popolare di Marostica. Lì dentro c'è il vero testamento del Conte, la chiavetta USB con i registri contabili neri della famiglia ed una lettera che mamma ti ha scritto prima di morire."
"Cinzia, dobbiamo andare subito alla polizia! Non possiamo gestire tutto questo da soli!"
Lei mi afferrò il polso con una forza improvvisa e disperata. "Nessuna polizia, papà! Il capo della squadra mobile di Vicenza è a busta paga dei Bernardi. L'unica speranza che abbiamo è recuperare quella chiavetta e consegnarla direttamente alla Procura Antimafia di Venezia domani mattina. Ma io..." Il suo corpo ebbe un sussulto violento. Le sue palpebre s'appesantirono ed la sua testa cadde di lato contro il finestrino.
"Cinzia! Cinzia, guardami!" la scossi disperatamente. Aveva perso conoscenza per l'emorragia ed il trauma.
Nel silenzio drammatico della campagna nebbiosa, il suono improvviso di un motore a gran velocità rompicò la quiete. Dai cespugli all'inizio della stradina sterrata apparvero i fari abbaglianti di un grosso SUV nero. La vettura bloccò l'unica via d'uscita della strada e le sue luci illuminarono il taxi svelando la nostra posizione.






