La carta del piccolo foglio custodito per trent'anni nella cassa di metallo era sottile, quasi trasparente, profumata ancora di quella fragranza di lavanda che Laura amava mettere tra le lenzuola della nostra casa di Vicenza. La sua calligrafia, vergata con una penna stilografica dal tratto fine, era nitida ed ferma, la scrittura di una donna che aveva affrontato la morte con una dignità ed un coraggio immensi.
Cinzia ed io ci sedemmo accanto al grande tavolo di noce della Biblioteca Bertoliana, sotto la luce calda della lampada da lettura, mentre il Dottor Serra ed gli agenti mantenevano un silenzio rispettoso nell'angolo della stanza.
"Mio amato Romano, mia dolce Cinzia," iniziava la lettera.
"Se state leggendo queste parole insieme, significa che il buio è finalmente passato ed che la verità ha trionfato sulla menzogna che ha avvelenato la mia vita. Quando scoprirete questo segreto, io sarò già lontana, ma il mio cuore sarà sempre con voi tra le pietre ed i portici della nostra cara Vicenza."
Cinzia trattenne un sospiro, appoggiando la testa sulla mia spalla. Continuai a leggere a voce alta, con la voce che tremava leggermente per la commozione.
"Romano, marito mio straordinario," proseguiva Laura, "voglio che tu sappia che non c'è stato un solo secondo della mia esistenza in cui io non ti abbia amato con tutta l'anima. L'inganno a cui sono stata costretta dal Conte Alberto Bernardi è stato il mio inferno personale. Quando scoprii la cassa di metallo con i documenti del tesoro di Salò, credetti di poter fare la cosa giusta consegnandoli alle autorità. Ma non sapevo che il potere dei Bernardi arrivava fino ai vertici dello Stato."
"Il Conte mi mise davanti a una scelta spietata: se non avessi taciuto ed se non gli avessi fornito le informazioni sulle tue ricerche storiche, avrebbe fatto accusare te di tradimento ed avrebbe fatto sparire la nostra bambina. Ho scelto di sacrificare la mia dignità ed la mia pace interiore per salvare la vita dell'uomo che amavo ed della creatura che avevamo messo al mondo."
Guardai mia figlia. Le lacrime le rigavano il viso, ma non erano più lacrime di dolore; erano lacrime di guarigione e di liberazione.
"E tu, mia piccola Cinzia," continuava la lettera di Laura, "ricordati sempre che il sangue non definisce chi siamo. Tu sei la figlia dell'amore, cresciuta nelle braccia di un uomo giusto, onesto ed infinitamente buono come Romano. Non permettere mai a nessuno di farti dubitare del tuo valore o del nome che porti. Il Conte Bernardi ha cercato di reclamarti come una sua proprietà, ma tu appartieni soltanto a te stessa ed al padre che ti ha insegnato a leggere, a pensare ed ad essere libera."
"In questa cassa di metallo," concludeva Laura, "lascio l'anello di mia madre. Voglio che Cinzia lo indossi il giorno in cui ritroverà la sua strada ed la sua pace. Vi chiedo un solo ultimo favore: non odiate il mio ricordo. Ho fatto quello che una madre ed una moglie deve fare quando il lupo è alla porta. Amatevi, proteggetevi, ed tornate a vivere nella nostra casa. Il mio amore vi accompagnerà per sempre."
La lettera terminava con la sua firma elegante: "Vostra per l'eternità, Laura."
Rilassai le mani ed il foglio si adagiò sul tavolo. Presi il piccolo anello dal fondo della scatola di velluto blu ed lo infilai con delicatezza al dito anulare di Cinzia. Calzava perfettamente, come se fosse stato misurato per lei quell'istante stesso.
Cinzia mi abbracciò con una violenza di sentimenti che spezzò ogni residuo di sofferenza. "Grazie, papà... grazie per non aver mai smesso di cercarmi... grazie per avermi salvata."
"Ero io che dovevo essere salvato, Cinzia," risposi stringendola a me. "Quindici anni fa pensavo che la mia vita fosse finita. Stasera la mia vita ricomincia."
Il Dottor Antonio Serra si avvicinò al tavolo, raccogliendo con cura il registro nero dei ricatti dei Bernardi per riporlo nella sua borsa d'ordinanza.
"Professor Romano, Dottoressa Cinzia," disse il magistrato con un profondo inchino del capo. "Il Ministero della Giustizia ed la Presidenza della Repubblica vi sono debitori di una gratitudine che nessuna parola potrà mai ripagare. Con questo registro avete smantellato la più pericolosa rete di corruzione finanziaria della storia recente del Veneto."
"Non vogliamo ricompense, Dottor Serra," disse Cinzia alzando lo sguardo con determinazione. "Vogliamo soltanto che la verità venga resa pubblica ed che la memoria di mia madre sia completamente riabilitata."
"Vi prometto che sarà fatto domani stesso con un decreto ufficiale del Tribunale di Venezia," assicurò Serra. "Ora andate a casa. La vostra storia ha bisogno di un nuovo capitolo."
Uscimmo dalla Biblioteca Bertoliana mano nella mano. La notte di Vicenza era fresca ed pulita. L'aria sapeva di pioggia passata ed di terra bagnata. Camminammo lentamente lungo Contrà Porti, sotto gli stessi portici dove tre giorni prima stavo fuggendo per la mia vita da un finto notaio.
Ma ora non c'erano più assassini nell'ombra. Non c'erano più auto nere che ci inseguivano. C'era soltanto la luce calda dei lampioni di Piazza dei Signori che illuminava la Basilica Palladiana ed la Torre Bissara.
Vicenza, la mia città, la città delle mie ricerche ed dei miei dolorosi ricordi, sembrava essersi svegliata da un lungo sonno, riabbracciando il suo vecchio professore ed la sua figlia ritrovata.






