Il Segreto di Vicenza
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Il Segreto di Vicenza

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La rivelazione del magistrato Serra fu come una scossa elettrica che rimise in moto la mia mente stanca. Isabella Bernardi — la figura nell'ombra che finora avevamo sottovalutato — era il vero cervello strategico della famiglia. Mentre suo fratello Matteo si occupava dell'aspetto finanziario e dell'uso della forza bruta, Isabella curava i rapporti politici e le risorse storiche del patrimonio di famiglia.

"Dottor Serra," disse Cinzia pulendosi le guance bagnate dalle lacrime. "Isabella non ha la competenza storica per decifrare gli appunti di mio padre. Ha bisogno di un intermediario."

"Abbiamo già tracciato i suoi spostamenti," disse il magistrato mostrando una mappa della provincia di Vicenza sul suo tablet tattico. "Due ore fa, una donna corrispondente alla descrizione di Isabella Bernardi è stata vista entrare nel palazzo della Biblioteca Civica Bertoliana a Vicenza. Ha bloccato l'ingresso con due guardie armate ed sta consultando i fondi rari della sezione Cinquecento."

"La Biblioteca Bertoliana..." mormorai, sentendo i ricordi affiorare con una nitidezza straordinaria. "È lì che mia moglie Laura trovò i documenti nel 1978! Isabella sta cercando di seguire le orme di Laura per accedere alla cassaforte sotterranea originale!"

"Professore, lei è in grado di dirmi cosa sta cercando?" chiese Serra con impazienza.

"Nel 1975," spiegai, "pubblicai il mio saggio * Le Architetture Nascoste di Andrea Palladio*. Nel capitolo dedicato a Palazzo Barbaran da Porto, descressi una serie di simboli alchemici ed geometrici incisi sulle pietre delle fondamenta della biblioteca. Mio padre... no, il Conte Bernardi usò quella mia analisi per creare la chiave di cifratura delle sue casseforti. La combinazione non è un numero: è una sequenza di tre nomi di architetti rinascimentali legati alla struttura della Bertoliana."

"Quali nomi?" chiese Serra.

"Non lo dirò a nessuno finché non sarò lì di persona," risposi alzandomi dal letto d'ospedale con una decisione che sorpresi persino i medici presenti.

"Papà, no! Sei stato operato al polmone solo quattro giorni fa!" gridò Cinzia cercandomi di fermare. "Non puoi muoverti!"

"Sto bene, Cinzia," risposi guardandola negli occhi con la forza di un uomo che ha ritrovato la sua identità ed il suo orgoglio di padre. "Questa storia è iniziata a Vicenza con la mia famiglia, ed finirà a Vicenza con me. Non permetterò a nessun Bernardi di calpestare ancora la memoria di tua madre o il nostro nome."

Il Dottor Serra guardò il medico curante, che scosse la testa con rassegnazione, poi annuì. "Le metteremo un giubbotto antiproiettile leggero ed la scorteremo con due auto della Polizia di Stato. Ma lei deve promettermi che rimarrà alle mie spalle."

Mezz'ora dopo, mi trovavo all'interno di un furgone blindato della Polizia con le sirene spiegate che sfrecciava lungo l'autostrada A4 verso il centro di Vicenza. Cinzia era al mio fianco, tenendomi la mano, mentre il Dottor Serra coordinava l'operazione d'accerchiamento della Biblioteca Bertoliana con la Questura locale.

La pioggia su Vicenza era finalmente cessata, lasciando posto a un cielo stellato ed limpido che rifletteva la luce della luna sulle cupole ed i palazzi della città. Piazza dei Signori era deserta, circondata dai cordoni di sicurezza della polizia che avevano bloccato ogni via d'accesso al centro storico.

Arrivammo in Contrà Riale, di fronte al maestoso portale di Palazzo San Giacomo, sede storica della Biblioteca Bertoliana. Le luci del primo piano erano accese ed due auto scure con i motori al minimo stazionavano nel cortile interno.

"Le guardie di Isabella sono all'interno," riferì un agente delle forze speciali GIS attraverso la ricetrasmittente. "Hanno preso in ostaggio il custode notturno ed stanno lavorando nella Sala dei Manoscritti."

"Nessun blitz armato finché l'ostaggio è dentro," ordinò il Dottor Serra. "Professore, qual è l'accesso secondario alla Sala dei Manoscritti?"

"C'è un passaggio sotterraneo che collega la sagrestia della vicina chiesa di San Giacomo con le cripte della biblioteca," risposi. "Mio padre... cioè, io stesso l'ho mppato negli anni Ottanta durante le mie ricerche."

"Bene," disse Serra. "Io, lei ed due agenti scelti entreremo dal passaggio sotterraneo. Dottoressa Cinzia, lei rimane qui nel furgone di comando."

"No, vengo con voi," disse Cinzia con tono che non ammetteva repliche. "Conosco i codici informatici della cassaforte se dovessimo trovare un terminale digitale."

Serra esitò un istante, poi accettò.

Indossammo i giubbotti protettivi ed ci avviammo verso la sagrestia della chiesa di San Giacomo. Il passaggio sotterraneo era stretto, con le pareti in cotto antico ricoperte di ragnatele ed umidità. Avanzammo nel silenzio più assoluto, guidati dalle torce schermate degli agenti del GIS.

Dopo trecento metri di cammino nel sottosuolo della città, giungemmo alla grata di ferro che dava sul piano interrato della Biblioteca Bertoliana. Attraverso le sbarre, vedemmo la figura di Isabella Bernardi.

Era una donna di circa cinquant'anni, elegante, avvolta in un cappotto di visone scuro, che illuminava con una lampada alogena una serie di antichi volumi rilegati in pelle disposti su un grande tavolo di legno. Al suo fianco c'erano due uomini armati di pistole con silenziatore ed il vecchio custode della biblioteca legato ed imbavagliato su una sedia nell'angolo.

"Maledizione!" gridò Isabella scagliando un volume a terra con rabbia. "Questi codici sono incompleti! Il vecchio professore ha nascosto la terza parte dell'algoritmo nel suo diario privato! Dobbiamo andare a casa sua ed perquisire il suo salotto!"

"Non ce ne sarà bisogno, Signora Bernardi," disse la mia voce rimbombando nel sotterraneo mentre la polizia abbatteva la grata di ferro.