Il suono metallico delle sirene fendeva la notte di San Michele, avvicinandosi con ritmo incalzante. Le luci blu intermittenti iniziavano a riflettersi sulle pareti bianche del salotto attraverso la porta-finestra fracassata. Nel salotto, la tensione era diventata una presenza fisica, un gas invisibile pronto ad esplodere al minimo contropiede.
Gavino si irrigidì, lo sguardo schizzato tra la finestra e la tanica d'olio ai piedi di Nicola. «Chi ha chiamato i birri?» ruggì, stringendo la chiave inglese fino a sbiancarsi le nocche. «Sei stato tu, Dottore? Ti giuro che vi porto tutti all'inferno con me!»
«Nessuno di noi ha chiamato la polizia, imbecille!» sputò Deiana, perdendo per un istante la sua solita compostezza. «Pensi che io voglia i Carabinieri nel mio salotto con questa spazzatura per terra?»
«L'ho chiamata io,» la voce di Chantal risuonò chiara dalla scalinata. La donna scese gli ultimi gradini con il telefono ancora in mano, il volto rigato dalle lacrime ma lo sguardo sorretto da una determinazione feroce. «L'ho chiamata venti minuti fa, quando ho visto mio marito puntare un'arma e quest'uomo sfondare la vetrata. Non permetterò che la vita dei miei figli sia distrutta da voi e dalle vostre vendette di trent'anni fa!»
Nicola guardò la moglie con uno sguardo privo di rabbia, colmo soltanto di un'immensa tristezza. «Chantal... cosa hai fatto...»
«Ci ho salvati, Nicola,» rispose la donna accostandosi a lui e prendendogli la mano. «O almeno ho messo fine a questo incubo.»
«Zitti tutti!» urlò Assunta, mettendosi fisicamente sopra la tanica di plastica arrugginita. Il suo viso stanco ma segnato da un'improvvisa luce di autorità fece esitare persino Gavino. «I Carabinieri saranno qui tra tre minuti. Se trovano questa tanica e quelle carte, Nicola andrà in prigione, il dottor Deiana userà i suoi avvocati per uscirne pulito come ha sempre fatto, e voi, Gavino, non prenderete un solo centesimo!»
Gavino squadrò la vecchia donna con disprezzo, ma il suono dei pneumatici che frenavano sul pietrisco del vialetto esterno lo bloccò. «E tu cosa vorresti fare, vecchia?»
«Voglio la verità,» disse Assunta risalendo con lo sguardo verso Deiana. «Dottore, la lettera di cui parla Gavino... mio marito Santo non sapeva scrivere. Usava solo la sua firma, che le ho visto insegnare io stessa a tracciare con fatica. Quella confessione l'ha scritta lei, vero? L'ha scritta lei per ricattare Santo e tenerlo legato a sé, e poi è finita nelle mani di Caterina!»
Deiana chiuse gli occhi per un secondo, poi li riaprì, mostrando la freddezza di un uomo che ha calcolato ogni rischio. «Santo era un uomo debole, Assunta. Aveva paura della propria ombra. Avevo bisogno di una garanzia che non parlasse con i magistrati quando l'inchiesta sulle licenze edilizie di Quartu cominciò a scaldarsi. Sì, ho redatto io quel testo e gli ho fatto apporre la firma. Ma Caterina lo rubò dalla cassaforte di Santo prima che scoppiasse l'incendio.»
«E l'incendio?» continuò Assunta, il cui tono era diventato una condanna senza appello. «Chi ha versato il carburante su quella scala? Nicola era solo un ragazzo... era lì per cercare suo padre, vero?»
Nicola crollò in ginocchio sul parquet, la testa tra le mani. «Io... io ero andato lì perché sapevo che papà s'incontrava con quella donna,» balbettò il figlio, la voce soffocata dal pianto. «Volevo affrontare Caterina. Volevo dirle di lasciare in pace la nostra famiglia. Quando sono arrivato, l'odore di benzina c'era già. Le fiamme stavano già salendo dal seminterrato. Ho visto la tanica per terra... l'ho presa per spostarla, per spegnere l'incendio... ho toccato il metallo con le mani nude! Poi ho sentito le grida... le grida di Caterina chiusa a chiave nella cantina... e sono scappato. Sono scappato come un vigliacco!»
Un silenzio irreale calò sulla stanza, rotto solo dal suono delle sirene che ora spegnevano i toni acuti proprio davanti ai cancelli della villetta.
Assunta guardò suo figlio. Per vent'anni aveva creduto che Nicola fosse un assassino o un complice colpevole. Per vent'anni Nicola aveva vissuto portandosi addosso il peso di un omicidio che non aveva commesso, convinto che le sue impronte sulla tanica fossero la prova indiscutibile della sua colpa, manipolato da Deiana che gli aveva fatto credere di averlo 'coperto' per salvargli la vita.
«Non sei stato tu,» sussurrò Assunta, chinandosi ad abbracciare la testa del figlio. «Mio Dio, Nicola... non sei stato tu. Sei solo stato una vittima di questi mostri.»
I fasci di luce blu delle gazzelle dei Carabinieri illuminarono a giorno la grande vetrata del salotto. Si udirono colpi decisi alla porta principale.
«Carabinieri! Aprite!»
Gavino, nel panico più totale, afferrò il sacco con la tanica e cercò di correre verso la porta posteriore che dava sul giardino, ma Nicola fu più rapido. Nonostante l'emozione, si alzò di scatto e bloccò l'uomo con un placcaggio deciso, facendolo cadere sul parquet insieme al prezioso e terribile reperto.
Deiana rimase immobile al centro della stanza, sistemandosi il colletto della camicia con un gesto d'incredibile arroganza, convinto che la sua posizione sociale e i suoi legami politici lo avrebbero protetto anche da quella tempesta.
«Lasciali entrare, Chantal,» disse Deiana con voce ferma. «Spiegheremo che si è trattato di un tentativo di estorsione da parte di questo pregiudicato. Mio genere ed io chiariremo tutto nelle sedi opportune.»
«No, Aurelio,» disse Nicola, alzandosi dal corpo di Gavino imobilizzato e guardando dritto negli occhi il suocero. «Questa volta non chiariremo nulla a porte chiuse. Questa volta racconterò tutto. Dal primo fondo nero a Ginevra fino a quella notte a Quartu.»
La porta d'ingresso venne abbattuta con un colpo secco. Tre militari dell'Arma con le armi spianate fecero irruzione nel salotto, urlando ordini e intimando a tutti di rimanere immobili.
In mezzo al caos di urla, ordini e luci accecanti, Assunta vide un dettaglio che le fece gelare di nuovo il sangue. Fuori nel cortile, nascosta dietro l'autovettura dei Carabinieri, c'era una figura femminile minuta con un scialle nero sulla testa. Beatrice. La vecchia sorrideva nel buio, e nella mano stringeva un piccolo taccuino di pelle nera che Assunta non aveva mai visto prima.
Beatrice non voleva solo i soldi. Beatrice stava eseguendo un piano orchestrato da qualcuno che non era ancora uscito dall'ombra.






