Il Segreto dei Russo
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Il Segreto dei Russo

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La berlina guidata dal capitano Russo sfrecciava a sirene spiegate lungo le strade che da Bonaria salivano verso il quartiere residenziale di San Michele. Il crepuscolo aveva ceduto il passo ad una notte profonda, priva di luna, sferzata da un improvviso vento di scirocco che portava con sé l'odore denso del mare e della polvere calda.

Nell'abitacolo, il silenzio era teso. Nicola stringeva lo smartphone con entrambe le mani, tentando di ricontattare Chantal senza ottenere risposta. La linea cadeva sistematicamente dopo tre squilli vuoti.

«Non risponde più, mamma,» disse Nicola con la voce alterata dall'angoscia. «I bambini... Chantal... se quel delinquente si è introdotto di nuovo in casa mia...»

«Calma, Nicola,» la voce di Assunta era stranamente ferma, temprata dalle tempeste emotive degli ultimi giorni. «Julian è disperato. Sa che suo padre è finito e che i loro conti in Svizzera sono stati bloccati dalla Procura. Cerca una via di fuga, non un massacro. E noi saremo lì prima che possa fare del male alla mia famiglia.»

La vettura della polizia frenò bruscamente davanti ai cancelli della villetta a San Michele. Due pattuglie dell'Arma erano già posizionate nel piazzale esterno con i lampeggianti accesi. Un appuntato corse verso la macchina del capitano non appena questa si arrestò sul pietrisco.

«Capitano!» riferì il militare facendo il saluto. «Abbiamo messo in sicurezza la struttura. L'intruso non è riuscito ad entrare nell'abitazione principale. La Signora Chantal ed i bambini stanno bene, sono sotto la nostra custodia all'interno del salotto.»

Nicola non attese che la vettura si fermasse del tutto. Balzò fuori dall'auto e corse verso il portico della villa, spalancando la porta d'ingresso. Chantal gli corse incontro, gettandogli le braccia al collo in un abbraccio convulso, mentre i due bambini spiavano spaventati dalla porta della cucina.

«Nicola! Mon Dieu... avevo così tanta paura!» piangeva Chantal. «Ho visto un'auto scura parcheggiata in fondo al vialetto cinque minuti fa. Qualcuno ha cercato di forzare la serratura del garage sul retro, ma la pattuglia di guardia è intervenuta subito scambiando alcuni colpi d'arma da fuoco in aria!»

Il capitano Russo entrò nel salotto con la pistola ancora nella fondina slacciata. «L'uomo è scappato a piedi verso il parco di Monte Claro, Capitano,» riferì un altro carabiniere entrato dal giardino. «Ha abbandonato l'auto rubata nel viottolo laterale. Abbiamo cinturato l'intera area del parco, ma la vegetazione è fitta e fa molto buio.»

Assunta si avvicinò ai suoi nipotini, inginocchiandosi sul parquet e stringendoli a sé. Il piccolo Julien le mise le braccia intorno al collo, nascondendo il viso nella sua maglia di lana. Per la prima volta, Assunta sentì che il suo ruolo di nonna non era più una farsa o un desiderio irrealizzabile, ma una realtà viva che andava protetta ad ogni costo.

«Perché è venuto qui?» chiese Nicola voltandosi verso il capitano. «Se sapeva che la villa era piantonata, perché rischiare la cattura?»

«Non era venuto per voi,» disse Assunta alzandosi lentamente e indicando il grande quadro sopra il camino. «Era venuto per questo.»

Tutti sguardi si rivolsero verso la parete. La cornice in legno scuro che conteneva le tre fotografie – Santo Russo, Assunta da giovane e Caterina – era stata spostata. Dietro di essa vi era un piccolo vano a muro con la sportella in ferro lasciata socchiusa.

Chantal sgranò gli occhi. «Una cassaforte? Non sapevo nemmeno che ci fosse una cassaforte dietro quella foto!»

«Io sì,» disse Nicola facendo un passo avanti. «Mio suocero mi chiese di far installare quella cassetta di sicurezza quando comprammo la casa cinque anni fa. Disse che serviva per custodire i documenti di proprietà della villa e le polizze assicurative dei ragazzi.»

«Non c'erano solo polizze lì dentro, vero?» chiese il capitano avvicinandosi alla parete e wears guanti di lattice per ispezionare il vano aperto.

All'interno della piccola cassaforte vi era una sola cartellina di plastica trasparente, rimasta inviolata perché Julian non aveva avuto il tempo di inserire la combinazione prima dell'arrivo dei Carabinieri. Il capitano la estrasse.

All'interno vi erano dodici titoli d'agente al portatore emessi da una primaria banca svizzera, per un valore nominale di due milioni di euro ciascuno, intestati direttamente al nome di battesimo dei due bambini: Matteo e Julien Russo.

«Il patrimonio liquido di riserva di Aurelio Deiana,» dichiarò il capitano guardando i documenti. «Deiana aveva intestato l'ultima parte pulita della sua ricchezza ai suoi unici nipoti diretti. Julian voleva quei titoli per finanziare la sua latitanza all'estero.»

«Ququei soldi non sono nostri,» disse subito Nicola con fermezza, prendendo la mano di Chantal. «Non vogliamo neanche un centesimo del denaro accumulato sul sangue e sulla speculazione. Quei titoli devono essere consegnati al fondo di garanzia per le vittime delle truffe sanitarie.»

Chantal annuì con convinzione. «Mio marito ha ragione. La nostra nuova vita non può cominciare con un'altra eredità avvelenata.»

Assunta guardò con profondo orgoglio il figlio e la nuora. La vera ricchezza della famiglia Russo non risiedeva nei conti in banca o nelle ville eleganti di San Michele, ma nella capacità di spezzare la catena dell'avidità che aveva distrutto la generazione precedente.

In quel momento, un radiomessaggio proveniente dalla centrale operativa risuonò dal microfono del capitano Russo.

«Centrale a Capitano Russo. L'evaso Julian Deiana è stato individuato ed intercettato dalla squadra di pattuglia all'interno dell'area cani del parco di Monte Claro. Il soggetto si è arreso senza opporre ulteriore resistenza. Reperto e arma recuperati.»

Il capitano tiro un lungo sospiro di sollievo, chiudendo la comunicazione radio. «È finita per davvero, Nicola. L'intera rete è stata smantellata. Non c'è più nessuno in fuga.»

Il silenzio ritornò nella villetta di San Michele, ma questa volta non era il silenzio carico di sospetti e paure dei giorni precedenti. Era la quiete che segue la fine di una tempesta devastante.

Nicola si avvicinò alla madre, prendendole entrambe le mani tra le sue. «Mamma... vieni a vivere con noi. Questa casa è grande, e i tuoi nipoti hanno vent'anni di abbracci da recuperare.»

Assunta sorrise, guardando i volti dei bambini e la luce pulita che illuminava il salotto. «Abitarò qui vicino a voi, Nicola. Ma prima ho un altro compito da portare a termine. C'è una donna in una cella che ha bisogno di sapere chi è veramente.»

Il giorno successivo, Assunta era pronta a varcare nuovamente la soglia della caserma di via Nuoro, portata da un desiderio che andava oltre la semplice giustizia umana: la ricostruzione di una famiglia spezzata.