Il Segreto dei Russo
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Il Segreto dei Russo

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Il mattino seguente la città di Cagliari si svegliò sotto un cielo limpido e spazzato dal maestrale. L'aria pulita rendeva nitidi i profili delle torri pisane del Castello e le sagome delle navi nel porto.

Assunta sedeva di nuovo nella saletta colloqui della caserma di via Nuoro. Questa volta non era sola. Accanto a lei c'era Nicola, vestito con un abito scuro ma con un'espressione finalmente serena sul volto.

La porta si aprì e Beatrice Serra fu fatta entrare. Quando l'anziana donna vide non solo Assunta ma anche Nicola seduto al tavolo, si bloccò sulla soglia, le mani tremanti che cercavano appiglio sul telaio della porta.

«Nicola...» un bisbiglio soffocato le uscì dalle labbra scrostate.

«Siediti, Beatrice,» disse Assunta con tono caldo, indicandole la sedia di fronte. «Siamo qui per parlarti. Non come accuse o vittime... ma come famiglia.»

Beatrice si sedette lentamente, incapace di sostenere lo sguardo del fratello minore che non aveva mai potuto chiamare con il suo vero nome. «Io... io vi chiedo perdono. Se vi avessi detto subito la verità... se non avessi dato ascolto a Gavino...»

«Non devi chiedere perdono per essere stata una vittima, Beatrice,» la interruppe Nicola aprendo una cartellina che portava con sé. «Il capitano ci ha mostrato i documenti inviati dalla clinica di Nizza. Sappiamo chi era tua madre. E sappiamo chi era tuo padre.»

Beatrice sgranò gli occhi, le lacrime che riempivano le rughe profonde del viso. «Allora... sapete? Sapete che Santo... Santo Russo era anche mio padre?»

«Sì,» disse Assunta sporgendosi sul tavolo e coprendo la mano rugosa di Beatrice con la sua. «Santo era tuo padre. E tu sei la sorella maggiore di Nicola. La figlia che gli è stata strappata con l'inganno prima ancora che potesse muovere i primi passi.»

Un pianto diroppato spezzò la resistenza di Beatrice. L'donna che per vent'anni aveva vissuto ai margini della società, vendendo verdura al mercato e custodendo segreti velenosi, crollò sul tavolo di formica. Nicola si alzò dalla sedia, si avvicinò alla donna e le cinse le spalle con un abbraccio forte e protettivo.

«Sei mia sorella, Beatrice,» disse Nicola a bassa voce, la bocca contro i capelli grigi dell'donna. «Non importa cosa è successo nel passato. Non importa quali errori siano stati commessi sotto il ricatto di Deiana. Da oggi non sarai più sola.»

Beatrice alzò la testa guardando Nicola negli occhi, cercandovi quei tratti comuni che per decenni aveva osservato da lontano senza poter mai rivendicare un legame di sangue. «Mio padre... Santo... mi guardava sempre quando venivo a portargli la spesa a Quartu. Non capivo perché avesse quegli occhi tristi ogni volta che mi dava qualche moneta di mancia. Ora capisco... lui sapeva!»

«Sì, sapeva,» disse Assunta tirando fuori dalla borsa la lettera di Santo. «E ha sofferto ogni giorno della sua vita per non aver avuto il coraggio di strapparti dalle mani di Deiana. Ma la tua sofferenza finisce qui.»

Nicola tirò fuori dalla cartellina un foglio di carta legale già firmato. «Ho incaricato il mio avvocato di assumere la tua difesa, Beatrice. I reati che ti vengono contestati sono stati compiuti sotto la minaccia diretta di Deiana e di suo figlio. L'avvocato chiederà la sospensione della pena e l'affidamento ai servizi sociali presso la nostra famiglia. Scomputerai la tua pena a casa nostra, a San Michele.»

Beatrice scosse la testa incredula. «A casa vostra? Dopo tutto quello che ho fatto? Dopo avervi portati sull'orlo del baratro?»

«È stato il tuo incontro al mercato di San Benedetto a salvarci, Beatrice,» disse Assunta con un lieve sorriso. «Se tu non mi avessi chiamata 'Signora Russo', se non mi avessi parlato di San Michele, saremmo rimasti tutti intrappolati nell'inferno delle menzogne per il resto dei nostri giorni. Il destino ha usato la tua voce per spezzare l'incantesimo.»

Mezz'ora dopo, il capitano Russo entrò nella stanza con un foglio di scarcerazione provvisoria firmato dal giudice per le indagini preliminari. In attesa del processo che si sarebbe tenuto in autunno, Beatrice poteva lasciare la caserma sotto la responsabilità legale di Nicola.

Quando i tre uscirono sul piazzale della caserma, Chantal li attendeva accanto all'automobile con i due bambini. Quando vide la vecchia donna uscire al braccio di Nicola, Chantal non esitò un istante: le si avvicinò e le prese la mano, presentandole i due nipotini che l'anziana guardò con gli occhi luccicanti di gioia.

«Lei è la zia Beatrice,» disse Nicola ai suoi figli. «La sorella che papà ha ritrovato dopo tanto tempo.»

Il piccolo Julien allungò una mano verso di lei, offrendole una caramella al limone che teneva nella tasca del cappotto. Beatrice piegò le ginocchia tremanti, prendendo la caramella come se fosse il dono più prezioso della sua vita.

Mentre l'auto si avviava verso San Michele, Assunta guardò dal finestrino le vie di Cagliari che sfilavano sotto il sole maturo della tarda mattinata. Il mercato di San Benedetto, il quartiere di San Michele, il cimitero di Bonaria e persino le rovine di Quartu e San Sperate non erano più luoghi infestati da fantasmi, ma tappe di un lungo viaggio verso la riconciliazione.

Tuttavia, prima di chiudere definitivamente i conti con il passato, restava un'ultima visita da compiere. Una visita nell'aula del Tribunale di Cagliari dove l'udienza preliminare contro il dottor Aurelio Deiana stava per avere inizio.