«Signora Russo!»
Assunta si fermò di colpo. Quella voce, aspra e familiare come l'odore dell'origano secco, le era arrivata alle spalle, penetrando il frastuono del mercato di San Benedetto a Cagliari. La sua mano, posata su una cassetta di carciofi, tremò. Il cuore iniziò a batterle nel petto come una campana a martello. Quel cognome, 'Russo', non lo sentiva pronunciare ad alta voce da quasi dieci anni. Non era il suo cognome attuale, né quello da nubile. Era il fantasma di una vita che sperava fosse stata sepolta.
Lentamente, si voltò. Una donna anziana, minuta e con occhi che sembravano aver visto troppi inverni, la stava fissando. La sconosciuta sorrise, un sorriso che non le illuminò il viso ma sembrò invece stringerlo in una morsa di segreti.
«Assunta, Assunta Russo... ma guarda un po'!» disse la donna, advancing. Il suo accento sardo era denso, mescolato a qualcosa di più antico. «Ti ricordi di me? Sono Beatrice, abitavo nel vicolo del Glicine, a Quartu, quando voi... quando c'era ancora lui.»
Il respiro di Assunta si fece corto. Quartu Sant'Elena, il vicolo del Glicine... le fiamme di quel periodo sembrarono risalire la gola. Fece un passo indietro, inciampando quasi in una cassa di mele.
«Io... Beatrice...?» cercò di dire, ma la sua voce era un sussurro. I ricordi del vicolo del Glicine erano frammenti dolorosi: la polvere, il calore opprimente dell'estate, e la notte in cui tutto era finito.
«Sì, Beatrice. Mi sono trasferita a Cagliari dopo l'incendio del palazzo del Comune, sai?» continuò Beatrice, come se stesse raccontando pettegolezzi da bar, non evocando fantasmi. «E tuo figlio, Nicola? Come sta? Che ragazzo intelligente che era, sempre a leggere libri.»
Assunta sentì il mondo girare. Nicola. Il nome risuonò come un'accusa. Aveva sessantatré anni, viveva a Cagliari da decenni, ma la sua vera vita si era fermata quando Nicola, poco più che ventenne, era sparito. Non era sparito nel nulla, era sparito in un abisso di disperazione e colpa dopo un "periodo difficile" che Assunta si rifiutava di nominare. Prima di andarsene, aveva cambiado cognome. «Ho bisogno di ricominciare, mamma, con un altro nome,» le aveva detto, con occhi vitrei che non guardavano lei ma un futuro che lei non poteva vedere. «Non cercarmi. Russo è morto. Io sono nato di nuovo.» E da allora, Assunta non aveva più saputo nulla di lui. Né dove vivesse, né cosa facesse, se fosse vivo o morto. L'unico contatto era stato un bonifico mensile, puntuale, anonimo, che copriva a malapena le spese mediche per suo marito malato, ormai defunto. Lei non sapeva dove vivesse davvero.
«Assunta?» Beatrice la chiamò di nuovo, la sua mano artritica le toccò il braccio. «Stai bene? Sembra che tu abbia visto un morto.»
Assunta si riscosse. «Nicola... Nicola se n'è andato molto tempo fa. Non l'ho più visto.» La sua voce era ferma, una menzogna che suonava come una verità assoluta per la sua mente esausta.
Beatrice la guardò confusa. «Ma che dici, Assunta? Ma se l'ho visto io, proprio l'altro ieri.»
Il tempo sembrò fermarsi. Il rumore del mercato svanì. Rimasero solo Assunta e Beatrice, intrappolate in quella frase sospesa nell'aria salmastra di Cagliari.
«L'hai... visto?» Il cuore di Assunta ricominciò a battere ferocemente.
«Ma certo! Al quartiere... a San Michele, vicino alla casa del dottor Deiana. L'ho visto uscire da una delle villette nuove. Era un po' invecchiato, certo, ma era lui. Non si dimenticano quegli occhi neri da Russo, eh?» Beatrice si fece un cenno cospiratorio, come se condividesse un segreto prezioso.
Assunta sentì la terra mancarle sotto i piedi. San Michele, un quartiere lontano, un quartiere di villette eleganti, dove viveva la borghesia cagliaritana. E il dottor Deiana? Era un nome che le diceva qualcosa, ma non riusciva a ricordare cosa.
«E... lui... era da solo?» chiese Assunta, la sua voce era un filo.
«Da solo? No di certo!» esclamà Beatrice, un sorriso sardonico le comparve sulle labbra. «Era con la sua famiglia. Una bella moglie, una donna con un accento straniero, francese credo. E due bambini splendidi. Uno piccolino e l'altro un po' più grande. Due maschi, come lui.»
Il respiro si bloccò nella gola di Assunta. Moglie. Figli. Due bambini. Una famiglia che non aveva mai incontrato in vita sua. Il figlio che le aveva detto di essere 'morto' per rinascere altrove, il figlio che si era fatto chiamare con un altro nome, aveva una vita segreta, una vita che l'aveva esclusa completamente per quasi vent'anni. Una vita di cui lei era stata, fino a pochi secondi fa, l'ultimo fantasma.
Beatrice continuò a parlare, ma le sue parole erano solo un ronzio distante per Assunta. La mente di Assunta era un vortice di domande e dolore. Perché non mi ha mai detto niente? Perché mi ha nascosto la sua famiglia? E soprattutto: Perché questa donna, che non vedevo da decenni, conosceva il segreto che lui aveva così attentamente custodito? E quel cognome... Russo... era stato un errore di Beatrice, o era una trappola?
Nei giorni successivi, Assunta fu consumata da un pensiero ossessivo. Non riusciva a dormire, non riusciva a mangiare. L'immagine di Nicola con una famiglia, in una casa elegante a San Michele, la tormentava. Le parole di Beatrice echeggiavano nella sua testa, un martello pneumatico che demolisce ogni sua certezza. Aveva sempre vissuto con la convinzione che la scomparsa di Nicola fosse una tragedia personale, una ferita che non si sarebbe mai rimarginata. Ma ora... ora quella tragedia si era trasformata in una farsa, in una vita costruita sulle macerie della sua.
Decise che doveva sapere. Doveva affrontare la verità, qualunque essa fosse.
Prese l'autobus per San Michele. Non sapeva l'indirizzo esatto, ma sapeva dove si trovava la casa del dottor Deiana. Era un uomo influente a Cagliari, un chirurgo di fama. Assunta si ricordò che il dottore era stato coinvolto nell'indagine sull'incendio del vicolo del Glicine, ma era stato scagionato. Coincidenza? Assunta ne dubitava.
Il quartiere era tranquillo, con strade pulite e case eleganti circondate da giardini fioriti. Assunta iniziò a camminare, le gambe tremanti, il cuore in gola. Ogni villetta che passava sembrava contenere un segreto, una porta chiusa su una vita che le era stata negata.
Alla fine, la vide. Una villetta a due piani, con una facciata bianca e un portico coperto da una buganvillea viola. Era una casa accogliente, una casa che gridava felicità e sicurezza.
Assunta si avvicinò alla finestra principale. Era una grande porta-finestra che si affacciava sul salotto. La tenda era socchiusa. Assunta si fermò, nascosta nell'ombra di un albero di limoni.
E lo vide.
Attraverso il vetro, vide Nicola. Era più invecchiato di come lo ricordava, con qualche capello grigio e rughe intorno agli occhi, ma era inconfondibile. Indossava un maglione blu scuro, un maglione simile a quello che lei gli aveva regalato per il suo diciottesimo compleanno, prima dell'inferno.
Nicola non era da solo. Era seduto sul pavimento, a giocare con due bambini. Un bambino più piccolo, di circa cinque anni, gli saltava sulle ginocchia, ridendo a crepapelle. Nicola lo baciava sulla guancia, un bacio pieno di amore e tenerezza che Assunta non aveva mai visto sul suo viso. L'altro bambino, un po' più grande, di circa otto anni, lo stava guardando con ammirazione, mentre costruiva un trenino di legno.
Nicola era felice. Era radioso. Era un padre che amava i suoi figli. Un marito che, un momento dopo, si alzò e baciò una donna che entrò nella stanza. Era una donna bionda, con un sorriso dolce, che Assunta non aveva mai visto prima. La moglie francese di cui Beatrice aveva parlato.
Il mondo di Assunta crollò definitivamente. Quell'immagine, quella scena di domestica felicità, era il pugnale che le perforava il cuore. Quella famiglia, quella vita... lei era stata cancellata da essa.
Il tempo sembrò fermarsi di nuovo. Assunta rimase immobile, le lacrime che le rigavano il viso, il dolore che la paralizzava. Ma mentre guardava, un dettaglio catturò la sua attenzione. Un dettaglio che la lasciò senza fiato.
In un angolo del salotto, appesa al muro, c'era una foto. Una foto che lei conosceva fin troppo bene. Una foto che le fece girare la testa e le raggelò il sangue nelle vene.
Era la foto di suo marito, il padre di Nicola. E accanto, una foto di Assunta stessa, scattata quando era giovane, con un sorriso che sembrava radioso e ingenuo. E sotto, una foto di un'altra donna, una donna con occhi neri e penetranti, che lei non aveva mai visto, ma che somigliava terribilmente a Nicola.
Il cuore di Assunta smise di battere. Quelle foto... come potevano essere lì? Suo marito, lei stessa... e l'altra donna? Quella foto di Assunta... non era quella che Nicola aveva preso con sé quando se n'era andato. Quella foto era stata scattata da un fotografo professionista, una copia che Assunta non sapeva nemmeno che esistesse. E quell'altra donna? Chi era?
Un brivido le corse lungo la schiena. Beatrice l'aveva chiamata "Signora Russo", il cognome che Nicola aveva usato prima di sparire. E quella foto... lei... il marito... e quell'altra donna.
Mentre Assunta guardava, paralizzata dal mistero e dal dolore, un suono la fece sobbalzare. Il suono di una porta che si apriva.
Assunta si voltò. Nicola era sulla porta-finestra. I suoi occhi neri e penetranti erano fissi su di lei. Non c'era sorpresa sul suo viso, né rabbia. Solo una fredda, gelida consapevolezza.
«Mamma,» disse, la sua voce era piatta, priva di emozioni. «Sei arrivata.»
Non era una domanda. Era un'affermazione. Nicola sapeva che lei sarebbe arrivata. Sapeva che Beatrice l'avrebbe trovata. Sapeva che lei avrebbe visto quella casa, quella famiglia... e quelle foto.
Assunta rimase immobile, le labbra che tremavano, la mente un vortice di domande e paura. Il mistero si era appena infittito. Nicola non era solo sparito per "ricominciare". C'era un segreto molto più profondo, un segreto che la coinvolgeva, un segreto che era stato custodito per decenni, e che lei aveva appena iniziato a scoprire. E quella foto... lei... il marito... e quell'altra donna. Cosa significavano? E perché Nicola era così calmo, così... preparato?
Il capitolo 1 si chiude con un'immagine di Assunta e Nicola, separati dal vetro della finestra, intrappolati in un momento di verità e mistero che cambierà le loro vite per sempre. Il lettore è lasciato con domande brucianti: Perché Nicola ha nascosto la sua famiglia a sua madre? Chi è l'altra donna nella foto? Perché Nicola non sembra sorpreso di vedere sua madre? E cosa significa il cognome "Russo" in questa rete di segreti?






