Il cimitero monumentale di Bonaria a Cagliari sorgeva sulle pendici di una collina affacciata sul mare, tra viali di cipressi secolari, sculture in marmo bianco e cappelle gentilizie che raccontavano la storia della borghesia sarda. L'aria del tardo pomeriggio portava con sé il profumo di salsedine e pini marittimi.
Una delegazione composta dal capitano Russo, due periti della Procura, Assunta, Nicola e l'avvocato difensore camminava lungo il viale dei Cipressi verso la sezione nord del cimitero.
La cappella numero 14 era una struttura in stile neoclassico, con colonne di granito grigio e una spessa porta in bronzo ossidato. Un'iscrizione incisa sull'architrave recitava: Famiglie Deiana - Russo. Era il simbolo dell'alleanza criminale ed economica che per trent'anni aveva soffocato le vite di tutti loro.
Il capitano usò la piccola chiave d'ottone recuperata dalla lettera di Santo. La serratura cedette con uno scatto metallico sordo. La pesante porta di bronzo ruotò sui cardini, rivelando un interno piccolo e fresco, rivestito di marmo scuro, con un altare centrale e quattro loculi laterali.
Dietro l'altare, nascosta da una lastra di marmo svitabile che il perito rimosse con strumenti di precisione, comparve uno scomparto segreto in acciaio.
All'interno si trovavano tre grossi faldoni di colore rosso, legati con corda di spago burocratica, recanti la dicitura: Società San Benedetto Edilizia - Fondi Sanitari 1988-1996.
Il magistrato di turno, giunto sul posto mezz'ora prima, aprì il primo fascicolo. Fogli di contabilità parallela, ricevute di bonifici bancari diretti a conti cifrati nel Liechtenstein, contratti di compravendita di terreni agricoli trasformati in aree edificabili sanitarie tramite delibere comunali falsificate. Tra i fogli figuravano i nomi di importanti esponenti delle istituzioni dell'epoca, molti dei quali ancora occupavano ruoli di rilievo nella vita pubblica della città.
«È la prova regina,» dichiarò il magistrato con evidente soddisfazione. «Questo materiale non solo scagiona definitivamente Nicola Russo da ogni ombra di complicità ricattatoria, ma consente alla Procura di sequestrare beni per oltre cinquanta milioni di euro riconducibili al patrimonio del dottor Deiana.»
Assunta osservava quei documenti senza gioia, ma con una profonda pace interiore. L'uomo che aveva distrutto la sua famiglia, trasformando suo figlio in un latitante morale e suo marito in un complice disperato, era finalmente privato del suo scudo di impunità.
Nicola si avvicinò alla madre, mettendole un braccio attorno alle spalle. «È finita davvero, mamma. La verità è venuta a galla.»
«Non del tutto, figlio mio,» disse Assunta ricordando le parole del plico giunto da Nizza. «Manca l'ultimo tassello che Caterina ha lasciato prima di chiudere gli occhi.»
Il capitano Russo aprì una cartellina contenente il verbale inviato dalle autorità francesi, traducendo a braccio il testo dattiloscritto in lingua francese:
«Io sottoscritta Caterina Russo, nata a Quartu Sant'Elena il 12 marzo 1948, dichiaro in piena facoltà mentale prima della mia morte di aver cospirato con il dottor Aurelio Deiana per la sottrazione dei fondi immobiliari. Dichiaro altresì che la bambina nata dal mio matrimonio con Santo Russo nel 1974... non è morta alla nascita come fu fatto credere a mio marito.»
Assunta trattenne il respiro. Nicola fermò il braccio con cui la stringeva.
«Cosa?» mormorò Assunta. «Santo... Santo aveva una figlia con Caterina prima di conoscere me?»
Il capitano continuò la lettura del verbale:
«La bambina fu affidata ad una famiglia adottiva di Sassari per impedire che Santo la usasse come ostacolo alle nostre speculazioni. La bambina fu registrata con il nome di Beatrice... Beatrice Serra.»
Un brivido violento attraversò il gruppo presente nella cappella di Bonaria.
Beatrice. La vecchia del mercato. La donna minuta dagli occhi stanchi che aveva innescato l'intera catena di eventi incontrando Assunta a San Benedetto. Beatrice non era la sorellastra di Caterina, né una semplice domestica d'ufficio. Beatrice era la prima figlia di Santo Russo. La sorella maggiore che Nicola non aveva mai saputo di avere.
«Mio Dio...» mormorò Nicola portandosi una mano alla fronte. «Beatrice è mia sorella?»
«Una sorella abbandonata e manipolata da Deiana fin dalla giovinezza,» spiegò il capitano chiudendo il verbale. «Deiana sapeva la sua vera identità e l'ha usata come pedina per tenere sotto controllo sia Caterina che Santo. Quando Beatrice ha scoperto la verità sulle sue origini pochi mesi fa, ha cercato di vendicarsi usando Gavino per estorcere il denaro a Deiana.»
Assunta sentì il cuore riempirsi di una immensa compassione. La figura della vecchia del mercato, che le era apparsa come un demone del passato inviato per distruggere la sua ritrovata serenità, si rivelava per quello che era realmente: un'altra vittima, la più dimenticata, della stessa rete di menzogne e avidità.
«Dobbiamo andare da lei,» disse Assunta con fermezza voltandosi verso il capitano. «Beatrice è in stato di fermo in caserma. Non può restare sola con questo dolore.»
«Signora Assunta,» disse l'avvocato, «Beatrice ha commesso reati gravi di estorsione e favoreggiamento...»
«Non mi importa dei suoi reati!» scattò Assunta con la ritrovata grinta delle madri sarde. «Beatrice è il sangue di mio marito. È la sorella di mio figlio. Nessuno in questa famiglia sarà più lasciato indietro o dimenticato nei vicoli della vergogna.»
Uscendo dalla cappella di Bonaria, il sole tramontava sul mare di Cagliari, tingendo le acque del porto di un rosso dorato. Le ombre del cimitero si allungavano dolcemente sulle tombe, ma per la famiglia Russo le tenebre del passato stavano lasciando definitivamente lo spazio alla luce della verità.
Tuttavia, mentre salivano sulla vettura per tornare in caserma, il cellulare di Nicola ricevette un messaggio di testo urgente inviato da Chantal che era rimasta a casa con i bambini a San Michele.
Il testo del messaggio diceva:
«Nicola! Il figlio di Deiana, Julian... è fuggito durante il trasferimento dall'ospedale! L'ambulanza è stata speronata da un'auto nera sulla strada per Uta. Venite subito!»
Nicola mostro lo schermo alla madre, e la corsa contro i fantasmi del passato riprese istantaneamente la sua folle velocità.






