IL SEGRETO SOTTO LA PIOGGIA DI TRENTO
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IL SEGRETO SOTTO LA PIOGGIA DI TRENTO

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Il freddo della pietra sotterranea sembrava essere penetrato fin dentro le nostre ossa. Le luci ultraviolette dei mercenari avanzavano lungo il cunicolo come gli occhi di predatori notturni. Marco spinse me e Beatrice dietro il pilastro di cemento del vano tecnico, stringendo la sua pistola d'ordinanza con la mano sinistra. Gli rimanevano soltanto cinque proiettili nel caricatore.

– «Elena... prendi la bambina e vai verso la cripta superiore», mi sussurrò Marco con la voce rotta dal dolore e dall'esaustione. «C'è un passaggio di sicurezza che porta direttamente all'interno della navata centrale della Cattedrale. I mercenari non oserebbero sparare dentro una chiesa aperta al pubblico a quest'ora del mattino.»

– «Non ti lascio qui da solo, Marco!» protestai in un sussurro disperato.

– «Non è una discussione, Elena!» la sua presa sul mio braccio fu salda e ferrea. «Tu hai la scheda di memoria. Tu devi testimoniare! Io vi guadagno il tempo necessario per farvi salire!»

Senza attendere la mia risposta, Marco uscì dal riparo del pilastro ed esplose due colpi di spaventosa precisione contro le torce tattiche dei primi due mercenari, distruggendole e piombando l'estremità del cunicolo nel buio più totale!

I mercenari risposero immediatamente al fuoco con raffiche silenziate che sbriciolarono la pietra del pilastro creando una pioggia di schegge acuminate.

Afferrai la mano di Beatrice e mi lanciai lungo la stretta scala a chiocciola in ferro che saliva verso la cripta della Cattedrale di San Vigilio. Beatrice saliva i gradini con una rapidità spaventosa, come se conoscesse già ogni singolo anfratto di quel luogo.

– «Come fai a sapere dove andare, Beatrice?» chiesi affannata mentre salivamo nel buio.

– «Papà Julian mi faceva vedere le mappe della città ogni sera prima di dormire», rispose la bambina senza voltarsi. «Diceva che Trento è una città fatta di pietra e di buchi, e che se impari a memoria i buchi, i cattivi non ti prenderanno mai.»

Raggiungemmo la pesante porta di legno intagliato che separava la scala a chiocciola dalla cripta romana della cattedrale. Spinsi la leva di sblocco d'emergenza ed emergemmo nel silenzio solenne della cripta.

La cripta era illuminata soltanto dalla luce fioca delle candele votive. Le enormi colonne di pietra sostenevano il soffitto a volta, creando lunghe ombre sui sarcofagi dei vescovi-principi di Trento.

Ma il silenzio della chiesa fu interrotto quasi immediatamente dal suono di passi pesanti che salivano lungo la stessa scala a chiocciola che avevamo appena percorso. Uno dei mercenari era riuscito a superare la sbarramento di Marco!

– «Elena... resta dietro la colonna», disse Beatrice con voce incredibilmente calma.

– «No, Beatrice, stai dietro di me!» dissi estraendo la mia pistola. Mi rimanevano soltanto tre colpi.

Il mercenario emerse dalla porta della cripta. Indossava la sua tenuta tattica scura, con il visore notturno sollevato sulla fronte. Il suo fucile d'assalto era puntato ad altezza d'uomo.

– «È finita, operatrice Rossi», disse l'uomo facendo un passo avanti verso di noi. «Consegna la scheda e la bambina. Il Procuratore Rossi ha promesso che se collaborate, vi garantiamo una morte rapida e senza sofferenza.»

– «Mio zio è un assassino che marcirà in carcere per il resto dei suoi giorni!» urlai.

Sollevai l'arma per sparare, ma prima che potessi premere il grido, una figura emerse dall'ombra dietro il mercenario.

Era il vecchio custode della Cattedrale, Don Antonio, un sacerdote di oltre settant'anni con i capelli bianchi, che teneva in mano un pesante candelabro di bronzo!

Con un gesto di pura disperazione, il vecchio sacerdote colpì il mercenario alla nuca con il candelabro. L'impatto fu violento; l'uomo sbandò all'indietro, perdendo la presa sul fucile d'assalto.

Non persi il secondo di vantaggio: mi lanciai in avanti e colpii l'aggressore al volto con il calcio della mia pistola d'ordinanza, facendolo crollare svenuto sul pavimento di marmo della cripta.

– «Figliola... che cosa sta succedendo qui?» chiese Don Antonio con le mani tremanti per lo shock, guardando me, la divisa sporca di sangue e la bambina.

– «Padre... chieda aiuto! Chiami i Carabinieri di Verona e dica che il Procuratore Rossi sta cercando di uccidere questa bambina!» gridai disperata.

In quel preciso istante, le ampie vetrate colorate della navata superiore della Cattedrale tremarono violentemente sotto l'impulso dell'onda d'urto prodotta dalle pale di due enormi elicotteri militari che stavano sorvolando la piazza ad bassissima quota!

I riflettori ad altissima intensità degli elicotteri della Guardia di Finanza tagliarono le vetrate della chiesa, illuminando la cripta di un'incredibile luce bianca!

Dagli altoparlanti esterni degli elicotteri rimbombò la voce del Colonnello Nardi:

– «ATTENZIONE! AREA SOTTOPOSTA A OPERAZIONE MILITARE STRORDINARIA DEI NUCLEI OPERATIVI SPECIALI! TUTTO IL PERSONALE ARMATO ALL'INTERNO E ALL'ESTERNO DELLA CATTEDRALE GETTI LE ARMI E SI METTA A TERRA! LA VILLA DI SOPRAMONTE È STATA POSTA SOTTO SEQUESTRO!»

Un pianto liberatorio mi salì in gola. Il Colonnello Nardi era arrivato in tempo!

Corsi verso la scala della cripta per recuperare Marco. Lo trovai accasciato al primo gradino della scala a chiocciola, conscio ma stremato dalla perdita di sangue. Due mercenari giacevano disarmati ed incatenati ai piedi della scala grazie alla sua estrema resistenza.

– «Ce l'abbiamo fatta, Marco...» dissi piangendo mentre lo aiutavo a rialzarsi. «La Guardia di Finanza è arrivata!»

Marco sorrise debolmente, appoggiandosi alla mia spalla. – «Te l'avevo detto... che la pioggia di Trento pulisce tutto, prima o poi.»

Ma la nostra gioia durò soltanto pochi secondi.

Il telefono satellitare che abbiamo recuperato dall'equipaggiamento del mercenario svenuto nella cripta cominciò a squillare con un segnale di massima priorità.

Prementi il tasto di risposta con le mani tremanti.

Dall'altro capo del filo non c'era Valerio Rossi. C'era la voce distorta e metallica dell'Amministratore Delegato svizzero dell'Aethelgard, il Dottor Viktor Kross, in collegamento diretto da Ginevra:

– «Congratulazioni per la vostra piccola vittoria locale, operatrice Rossi. Avete arrestato il povero Valerio Rossi e distrutto un piccolo laboratorio di periferia. Ma credete davvero che il progetto Genesi finisca a Trento? I protocolli di attivazione genetica presenti nel sangue di Beatrice Valenti si sono appena sincronizzati con la nostra rete satellitare. Se la bambina non entra in una delle nostre strutture entro tre ore per ricevere il siero di stabilizzazione biologica... il suo patrimonio genetico modificato subirà un collasso cellulare irreversibile. La bambina morirà prima del tramonto!»