IL SEGRETO SOTTO LA PIOGGIA DI TRENTO
News Story

IL SEGRETO SOTTO LA PIOGGIA DI TRENTO

37 visualizzazioni

L'autostrada A28 che collegava la pianura veneta all'aeroporto militare di Treviso era immersa in una nebbia fitta e gelida che saliva dai campi di granturco abbandonati. La pioggia che aveva flagellato Trento per giorni si era trasformata qui in un velo sottile di foschia che azzerava la visibilità a meno di cinquanta metri.

Il convoglio blindato della Polizia Penitenziaria — composto da un furgone ad alta sicurezza e due auto di scorta — procedeva a sirene spiegate lungo la terza corsia dell'autostrada. All'interno del vano posteriore del furgone, ammanettato ai ferri di fissaggio saldati al pavimento, Valerio Rossi sedeva in totale silenzio.

Il suo abito da Procuratore Capo era gualcito, ma sul suo volto scavato continuava ad aleggiare quel sorriso di fredda superiorità che lo aveva accompagnato per tutta la sua carriera. Sapeva che le ramificazioni dell'Aethelgard arrivavano molto più in alto rispetto alle forze dell'ordine provinciali.

All'improvviso, sopra il ruggito dei motori del convoglio, risuonò il battito sordo e potente di pale d'elicottero ad altissima prestazione.

Tre elicotteri da attacco leggero Eurocopter stealth — completamente verniciati di nero opaco e privi di qualsiasi targa di immatricolazione — emersero dalla nebbia volando ad appena dieci metri di altezza sopra l'asfalto dell'autostrada!

L'elicottero di testa azionò un dispositivo di disturbo elettromagnetico ad alta frequenza (EMP). In un istante, tutti i sistemi di accensione delle auto della scorta e del furgone penitenziario si spensero contemporaneamente! Le luci dei fari svanirono, i servosterzi si bloccarono e i veicoli sbandarono violentemente sull'asfalto prima di fermarsi sulle corsie d'emergenza!

Dagli altri due elicotteri discesero mediante corde tattiche otto operatori vestiti con tute mimetiche grigie e visori notturni. Con una precisione spaventosa, usarono cariche da breccia a carica cava per sventrare le portiere del furgone blindato, disarmando le guardie penitenziarie prima che potessero persino estrarre le armi d'ordinanza.

Il capo degli operatori entrò nel vano sventrato, utilizzò una cesoia oleodinamica per tagliare le catene di Valerio Rossi e gli consegnò un giubbotto antiproiettile ed una maschera di protezione per il volo.

– «Il Dottor Kross la saluta, Procuratore», disse l'operatore con accento svizzero-tedesco. «L'elicottero per Zurigo attende sulla piazzola di decollo privata a dieci chilometri da qui. Il piano di volo è già approvato.»

Valerio Rossi sorrise, massaggiandosi i polsi arrossati dai ferri. – «Sapevo che Viktor non mi avrebbe lasciato nelle mani di quei provinciali di Trento. Avete recuperato la bambina?»

– «Soggetto B-7 è stato stabilizzato dal loro team medico», rispose il mercenario scortandolo verso l'elicottero in hovering sopra l'asfalto. «Ma non importa. Una volta a Zurigo, riattiveremo i protocolli di recupero su scala nazionale. L'Italia non ha la giurisdizione per fermarci.»

Rossi salì a bordo del velivolo principale. I motori a turbina dell'Eurocopter ruggirono nuovamente mentre le pale fendevano la nebbia, sollevando il velivolo verso il cielo oscuro.

Ma proprio mentre i tre elicotteri completavano la manovra di salita per superare la barriera delle Alpi Orientali e fare rotta verso la Svizzera, tre caccia intercettori Eurofighter Typhoon dell'Aeronautica Militare Italiana bucarono le nubi a Mach 1.5, posizionandosi esattamente in rotta d'intercettazione!

I riflettori di puntamento dei caccia militari illuminarono gli elicotteri dell'Aethelgard di una luce gialla accecante, mentre la voce del Comando Difesa Aerea di Poggio Renatico rimbombava sulla frequenza d'emergenza internazionale:

– «ATTENZIONE AI VELIVOLI NON AUTORIZZATI IN DECOLLO DALLA ZONA A28! VI TROVATE ALL'INTERNO DELLO SPAZIO AERO NAZIONALE ITALIANO SENZA PIANO DI VOLO APPROVATO! ATTERRATE IMMEDIATAMENTE SULLA BASE MILITARE DI ISTRANA O SARETE ABBATTUTI SENZA ULTERIORE PREAVVISO!»

A bordo del velivolo principale, Valerio Rossi impallidì visibilmente guardando attraverso il portellone laterale i giganteschi caccia militari che affiancavano il loro elicottero a pochi metri di distanza con i vani missili aperti.

– «Cosa sta succedendo?!» urlò Rossi al pilota mercenario. «Avete detto che il piano di volo era approvato!»

– «Il Ministero della Difesa a Roma ha appena decretato lo stato di blocco navale ed aereo totale per tutti i velivoli legati alla società Aethelgard!» rispose il pilota imprecando in tedesco. «Qualcuno ha consegnato l'ordine di sequestro giudiziario internazionale direttamente al Presidente della Repubblica mezz'ora fa!»

Nel vano comandi del velivolo di scorta della Guardia di Finanza che seguiva la formazione militare, io e Marco — con le ferite medicate e assistiti dal Colonnello Nardi — avevamo seguito ogni fase dell'intercettazione in tempo reale. Era stata la trasmissione immediata dei video decrittografati della scheda MicroSD al Consiglio Superiore della Magistratura e al Quirinale a scatenare la reazione immediata ed irrevocabile dello Stato!

– «Non c'è più nessun posto dove nascondersi, Rossi», dissi al microfono collegato alla frequenza radio aperta dei velivoli. «La tua corsa è finita.»

Valerio Rossi ascoltò la mia voce attraverso le cuffie del pilota. Sul suo volto non c'era più traccia di superiorità o di freddezza. C'era soltanto il terrore di un uomo che vedeva crollare in un istante il castello d'impunità che aveva costruito in trent'anni di ricatti e delitti.

L'elicottero mercenario, con i canali di fuga completamente bloccati e i missili dei caccia puntati sui motori, fu costretto ad invertire la rotta e ad atterrare sulla pista dell'aeroporto militare di Istrana, dove tre plotoni dei Carabinieri Paracadutisti 'Tuscania' stavano già attendendo a motori accesi.

Quando le pale dell'elicottero si fermarono ed il portellone venne abbattuto dai Paracadutisti, Valerio Rossi venne fatto scendere a terra e spinto contro la pista in cemento, ammanettato stavolta con catene d'acciaio ad alta resistenza.

Mi avvicinai a lui insieme a Marco sotto le luci bianche dei riflettori della base militare.

Rossi alzò lo sguardo verso di me dal pavimento della pista. Il suo viso era sporco di fango ed i suoi occhi tradivano un'infinita sconfitta.

– «Elena... ti prego...» rantolò Rossi con la voce spezzata. «Sono tuo zio... sono l'unica famiglia che ti è rimasta...»

Lo fissai negli occhi con una freddezza che non sapevo neppure di possedere.

– «Mia madre e mio padre erano la mia famiglia», risposi staccando dalla mia divisa la targa metallica con il mio nome e mostrandogliela. «Tu sei solo l'assassino che sta per passare il resto della sua vita in una cella senza finestre.»