La voce del Dottor Viktor Kross proveniente dal telefono satellitare risuonò nella cripta della Cattedrale con una freddezza clinica che congelò ogni nostra speranza. Fissai il telefono tra le mie mani, poi mi voltai a guardare Beatrice, che era seduta su uno dei banchi in marmo affiancata dal vecchio Don Antonio.
– «Cosa intendi per collasso cellulare?!» urlai verso il microfono del telefono satellitare. «Cosa avete fatto a questa bambina, mostro?!»
– «Beatrice non è mai stata pensata per essere un essere umano normale, Rossi», rispose Kross con una risatina sommessa ed elegante. «I suoi cromosomi sono stati riprogrammati cinque anni fa nel laboratorio di Ginevra usando una sequenza sintetica che richiede un catalizzatore chimico periodico per evitare la degradazione del tessuto cardiaco e cerebrale. Il povero Julian Vance le somministrava il siero mascherato da integratore alimentare ogni tre mesi. L'ultima dose le è stata somministrata esattamente novanta giorni fa. Il ciclo scade stasera alle ore 18:00.»
– «È una menzogna per costringerci a consegnarvela!» sbottai.
– «Controlla la sua temperatura corporea e le sue pupille, operatrice», disse Kross prima di interrompere freddamente la comunicazione.
Lanciai il telefono a terra e corsi verso la bambina. Toccai la fronte di Beatrice: era bollente, ma la pelle delle sue mani rimase spaventosamente fredda e cianotica. Le sue pupille, sotto la luce della Cattedrale, erano visibilmente dilatate e non reagivano ai cambiamenti di luce.
– «Beatrice... come ti senti?» chiesi con il cuore in gola, tenendole il viso tra le mani.
– «Ho freddo, Elena...» mormorò la bambina con la voce per la prima volta sottile e tremante, priva di quella calma irreale che l'aveva contraddistinta fino a quel momento. «Sento... sento un rumore di vetri che si rompono nella mia testa. Papà Julian mi dava sempre le gocce amare quando la testa faceva così... ma le gocce sono rimaste nella casa di Via Belenzani.»
Le parole di Kross non erano un bluff. Julian Vance non aveva tagliato il cavo del tostapane soltanto perché la sua copertura era saltata, ma perché sapeva che la dose di mantenimento stava per finire e lui non era più in grado di procurarsela!
In quel momento, le pesanti porte di bronzo della Cattedrale si spalancarono e una squadra speciale di uomini della Guardia di Finanza con tute mimetiche e armi spianate fece ingresso nella navata centrale, guidati personalmente dal Colonnello Nardi.
– «Elena Rossi! Maresciallo Moretti!» gridò il Colonnello avanzando a passo rapido. «Nessuno si muova! L'area è sotto controllo militare!»
– «Colonnello! Presto! Serve un'ambulanza pediatrica ad alta specializzazione!» gridai correndo verso di lui con Beatrice tra le braccia. «La bambina sta avendo un collasso biologico sintomatico da privazione farmacologica!»
Il Colonnello Nardi visse la scena con immediata operatività: ordino ai suoi uomini di prestare primo soccorso a Marco e fece chiamare la squadra medica d'emergenza dell'ospedale Santa Chiara di Trento sotto la sua diretta supervisione.
Mentre i sanitari stabilizzavano Marco e caricavano Beatrice su un'ambulanza blindata scortata da tre gazzelle della Finanza, il Colonnello Nardi mi mostrò il tablet tattico con gli aggiornamenti dell'operazione a Sopramonte.
– «Valerio Rossi è stato arrestato nella sua villa», disse Nardi con tono grave. «Abbiamo sequestrato i suoi server privati e le sue cassette di sicurezza. La scheda MicroSD che ci avete fornito contiene prove sufficienti per incriminare l'intero vertice della Aethelgard per crimini contro l'umanità, sperimentazione illegale e omicidio plurimo. La Procura Generale di Roma ha già emesso trentadue mandati di cattura internazionali.»
– «Non servirà a nulla se Beatrice muore stasera, Colonnello!» risposi salendo sul retro dell'ambulanza accanto al lettino della bambina. «L'Aethelgard ha sviluppato un siero di sintesi che è l'unico modo per bloccare la degradazione del suo sistema nervoso! Dobbiamo trovare la formula chimica o la dose di riserva che Julian Vance conservava!»
– «Se Vance conservava le dosi di riserva, non le avrebbe tenute nella casa di Via Belenzani, che era costantemente sotto sorveglianza dei mercenari», intervenne Marco dalla sua barella affianco alla mia. «Vance era un architetto ossessionato dalla sicurezza e dai nascondigli fisici.»
– «Il tostapane...» mormorai improvvisamente, come se un tassello del puzzle fosse finalmente andato al suo posto.
– «Cosa?» chiesero Nardi e Marco contemporaneamente.
– «La prima chiamata di Beatrice al 112!» gridai guardando la bambina. «Beatrice non ha detto 'il tostapane è rotto' per un banale guasto elettrico! Vance ha tagliato il cavo del tostapane di proposito! E la prima facciata del biglietto diceva: Se il tostapane si rompe... Significa che il rimedio non era nell'ospedale o nel laboratorio sotterraneo... il rimedio era nascosto DENTRO la struttura del tostapane stesso!»
L'ambulanza virò a sirene spiegate verso il centro analisi e deposito reperti della Questura di Trento, dove gli oggetti sequestrati la notte del primo intervento in Via Belenzani 14 erano stati stoccati sotto chiave!
Ma mentre correvamo contro il tempo lungo le vie di Trento sotto un cielo grigio che cominciava a schiarirsi, il monitor dei parametri vitali di Beatrice cominciò ad emettere un segnale acustico continuo e straziante.
La pressione sanguigna della bambina stava crollando a picco, e la sua frequenza cardiaca scese sotto i quaranta battiti al minuto!
– «La stiamo perdendo!» gridò il medico di bordo preparando il defibrillatore pediatrico. «Non reggerà altri dieci minuti!»






