IL SEGRETO SOTTO LA PIOGGIA DI TRENTO
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IL SEGRETO SOTTO LA PIOGGIA DI TRENTO

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Il messaggio automatico proveniente dalla clinica abbandonata di Riva del Garda continuava a risuonare nel silenzio della piazza della Cattedrale. Fissai lo schermo del tablet con la mente devastata da un interrogativo terrificante: la bambina che avevamo salvato... la bambina che avevamo curato e amato... era Beatrice Valenti, o era la copia biologica creata nei laboratori della Aethelgard cinque anni fa?

Marco strappò il tablet dalle mani dell'agente ed analizzò immediatamente i metadati dell'intrusione informatica con una lucidità spaventosa.

– «Aspetta, Elena... guarda la data di codifica della routine d'attivazione di questo messaggio», disse Marco indicando una riga di codice esadecimale in fondo alla schermata. «Questo server non ha inviato un segnale reale stamattina. Questo è un virus trojan steganografico inviato da un terminale esterno a Ginevra esattamente ventiquattro ore fa!»

– «Cosa significa, Marco?» chiesi trattenendo il respiro.

– «Significa che il Dottor Viktor Kross, prima di essere arrestato dalla polizia svizzera, ha programmato un algoritmo d'emergenza per seminare il panico tra le forze dell'ordine e distruggere la credibilità della bambina e la nostra sanità mentale!» spiegò Marco guardando l'agente. «Luca! Fai verificare subito la clinica di Riva del Garda da una pattuglia di zona!»

L'agente effettuo la chiamata via radio al comando di Riva del Garda. Due minuti dopo arrivò la conferma definitiva: la clinica abbandonata era una carcassa di cemento completamente vuota, demolita da oltre tre anni e priva di qualsiasi installazione elettrica o criogenica.

Non c'era nessun Soggetto B-1. Non c'erano altre capsule. Era stato soltanto l'ultimo velenoso tentativo di un mostro sconfitto per continuare a tormentarci dall'interno della sua cella di prigione!

Un lungo, immenso sospiro di sollievo spezzò la tensione accumulate nelle nostre anime. Guardai verso l'auto della dottoressa Nardi che stava lentamente avviandosi verso l'ingresso dell'autostrada per portare Beatrice a Firenze.

La piccola Beatrice si sporse dal finestrino dell'auto, salutandomi con la manina ed un sorriso radioso che illuminò la piazza bagnata dal sole. Non c'erano più segreti nel suo DNA. Non c'erano più ombre o codici da decifrare. C'era soltanto una bambina di sette anni che tornava finalmente ad avere una vita, un futuro ed una famiglia.

Tre mesi dopo.

La vita alla centrale operativa del 112 di Trento era tornata ai suoi ritmi abituali. Il ticchettio delle tastiere dei colleghi, le chiamate per piccole emergenze quotidiane, il profumo del caffè caldo nella stanza di regia durante i turni di notte.

Io avevo ricevuto la promozione a Sovrintendente del servizio di coordinamento soccorsi, mentre Marco — con la spalla completamente guarita dopo tre mesi di fisioterapia — era stato nominato Comandante della Sezione Investigativa della Questura di Trento.

Valerio Rossi ed i vertici della Aethelgard erano stati condannati in primo grado all'ergastolo senza condizionale da un tribunale speciale riunito a Roma. La società era stata completamente liquidata ed i suoi beni patrimoniali convertiti in un fondo statale per la tutela delle vittime di sperimentazioni illegali e per l'assistenza all'infanzia.

Era un martedì notte.

A Trento non pioveva. Il cielo sopra la città era limpido, stellato e spazzato da una brezza fresca che saliva dalle montagne del Trentino.

Erano le 2:40 del mattino.

Ero appoggiata allo schienale della mia sedia da lavoro, sorseggiando un caffè caldo e guardando i monitor di controllo della sala operativa.

Il trillo del telefono d'emergenza spezzò il silenzio della stanza.

Indossai le cuffie, sorridendo con la consueta calma professionale:

– «112 Trento, come posso aiutarla?»

Dall'altro capo del filo non ci fu la voce spaventata di un cittadino o la segnalazione di un incidente. Si udì invece una vocina limpida, allegra e piena di vita, accompagnata dal sottofondo di un risata felice:

– «Signora Elena... il mio tostapane non è rotto! Ma la mia fetta di pane con la marmellata di fragole è la più calda del mondo!»

Sorrisi con le lacrime di gioia che illuminarono i miei occhi.

– «È la notizia più bella della notte, Beatrice», risposi con la voce piena d'amore. «Metti tanto burro sul pane... e non dimenticare di fare un buon sonno.»

– «Buonanotte, Elena. Buonanotte Trento.»

Staccai la chiamata e guardai fuori dalla grande vetrata della centrale operativa. Le luci della città risplendevano nella notte come mille piccole candele di speranza. La pioggia si era fermata per sempre, ed il segreto sotto la pioggia di Trento era diventato finalmente una storia di salvezza e di rinascita.