L'interno dell'ambulanza blindata si trasformò in un inferno di spie luminose e allarmi sonori. Il medico ed il paramedico lottavano disperatamente per mantenere stabili i parametri vitali di Beatrice, somministrandole dosi massicce di cortisone e focolai d'ossigeno ad alta pressione, ma il corpo della bambina continuava a rifiutare ogni supporto farmacologico tradizionale.
– «I suoi recettori cellulari stanno chiudendo i canali del potassio e del sodio!» gridò il medico osservando il tracciato dell'elettrocardiogramma che si appiattiva spaventosamente. «È come se il suo organismo stesse programmando uno spegnimento biologico autonomo! Se non troviamo quel catalizzatore entro cinque minuti, il danno cerebrale sarà irreversibile!»
– «Nardi! Quanto manca alla Questura?!» urlai verso la cabina di guida della scorta.
– «Siamo all'ingresso del deposito reperti!» rispose il Colonnello attraverso il citofono.
L'ambulanza frenò con una sbandata violenta all'interno del cortile blindato del Deposito Reperti Giudiziari di Trento. Le porte posteriori si spalancarono e due agenti dei corpi speciali corsero all'interno dell'edificio guidati direttamente dal verbale di sequestro redatto la notte di martedì.
Tre minuti dopo, l'agente riemerse di corsa dal deposito tenendo tra le mani una cassa di plastica trasparente sigillata contenente il vecchio tostapane argentato di Via Belenzani 14, con il cavo elettrico ancora nettamente mozzato all'altezza della spina.
– «Portatelo qui!» gridai sporgendomi dall'ambulanza.
L'agente mi consegnò la cassa. Afferrai un cacciavite tattico dal kit di pronto soccorso del veicolo e cominciai a svitare freneticamente le viti della scocca inferiore dell'elettrodomestico sotto gli occhi ansiosi di Marco e del team medico.
Il tostapane non era un normale elettrodomestico da cucina. All'interno dell'involucro d'acciaio inox, lo spazio riservato alle resistenze elettriche era stato modificato e ridotto della metà. Nella cavità centrale, protetto da uno strato di gomma siliconica antivibrazione e da un piccolo sistema di refrigerazione passiva alimentato a batteria al litio, c'era un cilindro di titanio delle dimensioni di una siringa automatica da campo militare.
All'interno del cilindro trasparente di titanio riluceva un liquido viscoso e fluorescente dal colore ambrato.
– «La dose di riserva di Julian Vance!» esclamai con le lacrime agli occhi.
Accanto al cilindro di titanio c'era un piccolo foglio plastificato arrotolato, scritto a mano da Vance prima della sua fuga:
Protocollo di Emergenza B-7: Iniezione intramuscolare diretta nell'arteria femorale in caso di crisi sistemica. Non somministrare per via endovenosa. Questa è l'ultima dose esistente al mondo della sequenza 'Aethel-Zero'. Salvate Beatrice.
– «Dottore! Guardi qui!» spinsi la siringa automatica nelle mani del medico pediatra.
Il medico esitò per un secondo angoscioso, osservando la sostanza ambrata sconosciuta. – «Elena... non sappiamo cos'è questo composto! Se è una sostanza tossica, la uccideremo all'istante!»
– «È l'unica cosa che può salvarla!» gridò Marco dalla sua barella, trovando la forza di alzarsi su un gomito. «Vance ha sacrificato la sua vita per questa bambina! Fidati di lui!»
Il tracciato del monitor emise un suono lungo e continuo: Flatline. Arresto cardiaco.
– «Fallo ora!» urlai.
Il medico non esitò oltre. Impugnò la siringa automatica in titanio, la posizionò con precisione chirurgica sulla coscia sinistra di Beatrice e premé il pulsante d'attivazione.
Un click metallico risuonò nella stanza, seguito dal rumore del stantuffo ad alta pressione che iniettava la sostanza ambrata nei tessuti della bambina.
Per dieci, interminabili, angosciosi secondi non successe nulla.
Il monitor continuava a mostrare una linea orizzontale priva di vita. Il medico scosse la testa, abbassando lo sguardo con una smorfia di sconforto.
– «No... ti prego, Beatrice... no!» piansi accasciandomi sul lettino e stringendo la mano piccola e fredda della bambina contro il mio volto. «Svegliati... il tostapane è aggiustato... la pioggia è finita...»
All'improvviso, la mano di Beatrice si contrasse disperatamente attorno alle mie dita.
Un bip acuto spezzò la linea orizzontale del monitor. Poi un altro. E un altro ancora!
Il tracciato cardiaco schizzò verso l'alto con un ritmo potente, regolare, pieno di vita! La saturazione dell'ossigeno nel sangue risalì dal venti percento all'ottantacinque percento in meno di quindici secondi!
Il colore roseo tornò lentamente sulle guance della bambina, e i suoi polmoni aspirarono un profondo e liberatorio respiro d'aria!
Beatrice aprì lentamente i grandi occhi castani. La dilatazione anomala delle pupille era completamente scomparsa. Fissò il mio viso bagnato di lacrime, poi si guardò intorno nell'ambulanza.
– «Elena...» sussurrò con una voce dolce, calda e meravigliosamente normale. «Non ho più freddo. E la pioggia non fa più chiasso.»
La abbracciai con tutte le mie forze, piangendo come non avevo mai pianto in tutta la mia vita, mentre Marco e i sanitari tiravano un lungo sospiro di sollievo che cancellava ore di puro terrore.
Ma mentre l'ambulanza scortata si avviava verso l'ospedale in totale sicurezza, il Colonnello Nardi ricevette un messaggio di massima emergenza sul suo terminale crittografato dal Comando Centrale della Guardia di Finanza di Roma.
Il Colonnello lesse il messaggio, e la sua espressione tornò ad essere di spaventosa gravità.
– «Elena... Marco... dovete vedere questo», disse Nardi mostrando lo schermo. «Valerio Rossi è stato trasferito nel carcere di massima sicurezza di Padova mezz'ora fa. Ma dieci minuti fa, durante la procedura di foto-segnalamento, è arrivato un ordine di estradizione diplomatica d'urgenza firmato da un tribunale internazionale con sede a Zurigo!»
– «Zurigo?» chiesi sgomenta. «L'Aethelgard sta cercando di farlo uscire dall'Italia prima del processo?!»
– «È peggio di così», disse Nardi con rabbia. «Il convoglio blindato che sta trasportando Rossi verso l'aeroporto militare di Treviso è stato appena affiancato da tre elicotteri non identificati privi di contrassegni internazionali. L'Aethelgard sta facendo evadere Valerio Rossi dal territorio italiano stasera stessa!»






