IL SEGRETO SOTTO LA PIOGGIA DI TRENTO
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IL SEGRETO SOTTO LA PIOGGIA DI TRENTO

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La luce grigia dell'alba filtrava appena attraverso le vetrate sporche del bar abbandonato di Piazza Dante. Sulla schermata del telegiornale, la foto del mio volto e quella di Marco venivano alternate a quelle delle scene del crimine: il ponte sul Fersina con il corpo di Vance e la struttura protetta sventrata. Mio zio aveva orchestrato una narrazione perfetta, trasformando noi in assassini e rapitori.

– «Ci hanno tagliato tutte le vie di fuga», mormorai stringendo la scheda MicroSD nel pugno. «Se usiamo qualsiasi rete dati della città, i sistemi di sorveglianza integrati dell'Aethelgard tracceranno l'IP della connessione in meno di trenta secondi.»

– «Non possiamo rimanere qui», disse Marco, cercando di fasciare la spalla ferita con un panno pulito trovato dietro il bancone. «Tra dieci minuti le pattuglie di perlustrazione a piedi setacceranno la zona della stazione. La caccia all'uomo è ufficialmente iniziata.»

– «Dove andiamo?» chiesi, guardando la piccola Beatrice che rimase seduta a terra con una compostezza impressionante per una bambina di sette anni.

– «C'è un posto dove le reti digitali di Valerio Rossi non possono arrivare», rispose Marco con voce rauca. «I vecchi cunicoli della rete idroelettrica dismessa sotto la cattedrale di San Vigilio. Mio padre vi ha lavorato per trent'anni come tecnico comunale. Là sotto non c'è copertura cellulare, né frequenze radio della polizia. E c'è una vecchia linea telefonica in rame diretta con il comando della Guardia di Finanza di Verona, gestita da un vecchio amico di mio padre che non risponde alla giurisdizione di Trento.»

– «Pensi che ci aiuterà?»

– «Il colonnello Nardi della Finanza di Verona odia Valerio Rossi da dieci anni», rispose Marco. «Ha tentato più volte di indagare sui fondi svizzeri dell'Aethelgard, ma Rossi ha sempre bloccato le rogatorie internazionali usando la sua carica di Procuratore Capo. Se gli diamo i file contenuti in questa scheda, invierà i suoi elicotteri entro un'ora.»

Uscimmo dal bar dal retro, mimetizzandoci tra i pochi pendolari che a quell'ora del mattino cominciavano a affollare le strade sotto una pioggerella sottile ed insidiosa. Indossai un vecchio giubbotto da lavoro trovato nel bar e coprii la testa di Beatrice con un cappuccio.

Camminammo lungo i vicoli stretti della città antica, evitando le piazze principali dove le telecamere di videosorveglianza ad alta definizione erano montate su ogni lampione. Ogni sirena in lontananza ci faceva trasalire; ogni auto della polizia che sfrecciava a sirene spiegate lungo le vie di scorrimento ci costringeva a rientrare nell'ombra dei portoni.

Raggiungemmo la Piazza del Duomo. La grandiosa cattedrale di San Vigilio si ergeva maestosa al centro della piazza, le sue pietre scure bagnate dalla pioggia.

Marco ci guidò verso una botola di servizio per lo scolo delle acque piovane situata dietro la navata laterale della chiesa. Utilizzando una chiave a spola metallica che portava sempre nel suo kit tattico, sbloccò il meccanismo della botola e la sollevò di pochi centimetro.

– «Prima la bambina, poi tu, Elena», disse Marco guardandosi attorno con circospezione.

Spinsi Beatrice all'interno del condotto e mi calai subito dopo. Marco richiusi la botola sopra di noi, piombandoci in una penombra illuminata soltanto dai bagliori che filtravano dalle fessure di ghisa.

Scendemmo una scala a pioli arrugginita fino a raggiungere un ampio cunicolo in pietra ad arco, costruito in epoca medioevale e successivamente modificato nel corso del ventesimo secolo. L'aria era fredda e sapeva di terra bagnata e di incenso antico.

Camminammo per un centinaio di metri fino a raggiungere un piccolo vano tecnico risalente agli anni '50. Su una parete di cemento c'era un vecchio apparecchio telefonico fisso a disco in bachelite nera, collegato a un cavo di rame corazzato che si addentrava nella roccia.

Marco prese la cornetta. Inserì una spina di sicurezza provvisoria nel circuito ed effettuò una combinazione di cifre manuali.

Sospesi il respiro. Per dieci secondi si udì soltanto il fruscio della linea analogica. Poi, una voce profonda e ruvida rispose dall'altro capo:

– «Linea di riserva Verona. Chi parla?»

– «Colonnello Nardi... sono il Maresciallo Marco Moretti della Polizia di Trento», disse Marco con voce fermissima. «Sono con l'operatrice Elena Rossi. Abbiamo con noi Beatrice Valenti e le prove schiaccianti del Progetto Genesi e dell'assassinio dell'architetto Vance da parte del Procuratore Valerio Rossi.»

Dall'altro capo della linea ci fu un lungo momento di silenzio assoluto.

– «Moretti... la tv dice che siete due traditori armati che hanno rapito una bambina», disse la voce del Colonnello Nardi.

– «La tv sta eseguendo gli ordini di un assassino, Colonnello!» sbottai io avvicinando il viso alla cornetta. «Ho qui tra le mani la scheda MicroSD con i video dei laboratori sotterranei della Aethelgard e i bilanci dei conti cifrati a Lugano intestati a Valerio Rossi! Se non ci aiutate adesso, la bambina verrà eliminata e la verità morirà con lei!»

Si udì il rumore di un accendino, seguito da un sospiro profondo del Colonnello Nardi.

– «Dove vi trovate esattamente?» chiese il Colonnello.

– «Nel cunicolo tecnico sotto la cattedrale di San Vigilio, settore B-4», rispose Marco.

– «Ascoltatemi bene», disse Nardi con tono imperioso. «Non muovetevi da lì per nessun motivo. Sto decollando ora con due elicotteri dei Nuclei Operativi Speciali della Guardia di Finanza da Verona. Invierò una squadra d'assalto direttamente alla Villa di Rossi a Sopramonte per metterlo in stato di fermo prima che possa distruggere altre prove, e un'altra squadra a recuperare voi tre. Tempo stimato d'arrivo: ventidue minuti.»

– «Grazie, Colonnello...» disse Marco prima di interrompere la comunicazione.

Riposi la cornetta con un senso di sollievo che mi fece quasi crollare le ginocchia. Guardai Beatrice che si era seduta su una cassa di legno. La bambina mi sorrise per la prima volta da quando l'avevo incontrata in quella folle notte di martedì.

Ma la nostra illusione di salvezza durò meno di tre minuti.

Dall'estremità opposta del cunicolo di pietra giunse un suono che ci fece gelare il sangue nelle vene. Il ticchettio metallico di passi cadenzati su grigliati d'acciaio, seguito dal rumore di rilevatori termici ad alta frequenza.

Le luci tattiche ultraviolette di quattro mercenari dell'Aethelgard tagliarono l'oscurità del cunicolo sotterraneo!

Una voce nota e priva di qualsiasi empatia echeggiò tra le pareti di pietra della cattedrale:

– «Pensavate davvero che la linea telefonica in rame del comune non fosse monitorata dai nostri server di frequenza, Maresciallo?»

Era il capo dei mercenari che ci aveva attaccati nella casa famiglia!

– «Consegnate la scheda di memoria e la bambina», continuò l'uomo avanzando a armi spianate. «Il Procuratore Rossi ha appena firmato l'ordine di bonifica totale. Non ci saranno superstiti sotto questa cattedrale.»