Il trasferimento di Lulu al quartier generale del controspionaggio strategico avvenne nel giro di quarantotto ore. Lasciare la base periferica dove tutto era iniziato le fece uno strano effetto; quel luogo che l'aveva accolta con pregiudizi, risate e sguardi di disprezzo si era trasformato nel palcoscenico della sua rivincita e della sua definitiva consacrazione.
Mentre caricava il suo unico borsone nero sul retro del fuoristrada militare che l'avrebbe condotta nella capitale, vide in lontananza il caporale Marco avvicinarsi a testa bassa. Il soldato che l'aveva derisa il primo giorno, l'autore delle battute più taglienti, sembrava quasi non avere il coraggio di alzar lo sguardo.
— Ehi, Lulu... volevo solo dirti... beh, mi dispiace per come ti ho trattata all'inizio — balbettò Marco, grattandosi la nuca con imbarazzo. — Siamo stati degli idioti. Tutti quanti.
Lulu si fermò, chiudendo la portiera del veicolo con un tonfo sordo. Lo guardò negli occhi per qualche secondo, senza alcuna traccia di rancore o superiorità nel suo sguardo.
— Non preoccuparti, Marco — rispose lei con un leggero sorriso. — Le apparenze ingannano sempre. L'importante è capire chi si è veramente quando le cose si fanno serie.
Marco rimase senza parole, annuendo goffamente mentre la ragazza saliva a bordo. Il motore del fuoristrada ruggì nella nebbia del mattino, sollevando una nube di polvere mentre imboccava la strada asfaltata che portava fuori dalla base.
Il viaggio verso la capitale durò diverse ore. Attraverso il finestrino, Lulu osservava il paesaggio scorrere veloce: colline verdi, piccoli villaggi rurali, autostrade trafficate che sembravano appartenere a un mondo parallelo rispetto ai bunker segreti e alle zone di guerra in cui aveva vissuto con la mente negli ultimi anni. La sua vita era cambiata radicalmente. Da ragazza emarginata e guardata con sospetto, era ora una risorsa di prim'ordine per la sicurezza nazionale, armata non solo di intelligenza e abilità linguistiche straordinarie, ma anche della consapevolezza che il passato della sua famiglia era finalmente pulito.
Quando il fuoristrada varcò i cancelli imponenti del quartier generale del controspionaggio, situato in un complesso sotterraneo altamente protetto alla periferia della capitale, l'aria cambiò immediatamente. Non c'erano soldati semplici o esercitazioni di routine; qui lavoravano solo i migliori analisti, hacker etici e strateghi militari del paese.
Ad attenderla all'ingresso c'era la direttrice operativa centrale, una donna carismatica e severa di nome Elena Vance, che la accolse con una stretta di mano ferma e professionale.
— Ben arrivata, Lulu. Ho letto il tuo fascicolo e le relazioni del comandante Vane. Quello che hai fatto nella base periferica è stato eccezionale, ma ora inizia il vero lavoro — disse Elena, guidandola attraverso un lunghissimo corridoio illuminato da luci al neon azzurre. — La rete di spionaggio internazionale che hai parzialmente smascherato ha ramificazioni molto più ampie di quanto immaginiamo. E abbiamo motivo di credere che stiano pianificando un'operazione su scala globale.






