Il Segreto di Lulu
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Il Segreto di Lulu

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Le quarantotto ore successive trascorsero in un crescendo di tensione insopportabile. Il quartier generale del controspionaggio si era trasformato in un centro di comando operativo avanzato, collegato direttamente con i reparti speciali dei Carabinieri e della Polizia di Stato dispiegati in incognito nel centro storico di Roma.

Lulu seduta alla console principale, con le cuffie professionali calate sulle orecchie e gli occhi fissi su tre monitor che lampeggiavano di dati in tempo reale, coordinava le trasmissioni radiofoniche clandestine della cellula "Giano". Grazie alla sua straordinaria fluidità nella lingua araba e alla perfetta padronanza dei codici cifrati dei terroristi, era riuscita a infiltrarsi nella frequenza del furgone civetta, spacciandosi per il comandante operativo della cellula sul campo.

— Attenzione unità mobile, qui comando centrale. Cambio di rotta confermato. Dirigetevi immediatamente verso il settore sud del complesso congressuale, varco di servizio numero quattro. Le guardie sono state disattivate — sussurrò Lulu al microfono con voce fredda, perfettamente camuffata, replicando in modo identico il timbro e l'accento del vero leader della cellula.

Dall'altro lato della linea, dopo qualche secondo di esitazione, arrivò la risposta in arabo:

— Ricevuto, comando. Ci muoviamo immediatamente verso il varco quattro. Fine trasmissione.

Lulu levò le dita dalla tastiera e fece un cenno verso il generale Moretti e la direttrice Elena Vance, che assistevano alla scena in piedi dietro di lei, con il fiato sospeso.

— Ci sono cascati — annunciò Lulu con calma glaciale. — Si stanno dirigendo dritti nella trappola.

All'esterno, nel cuore di Roma, le squadre speciali dei reparti d'assalto erano già appostate intorno al varco numero quattro del palazzo dei congressi, perfettamente mimetizzate tra i veicoli di servizio e le strutture di sicurezza. Avevano atteso quel momento per ore, immobili nel silenzio della notte, pronti a intervenire al minimo segnale.

Pchi minuti dopo, un furgone bianco anonimo svoltò l'angolo a velocità sostenuta, rallentando esattamente in corrispondenza del varco di servizio indicato da Lulu. Il portellone posteriore si aprì lentamente e tre uomini incappucciati scesero dal veicolo, imbracciando armi automatiche nascoste sotto abiti civili.

Non fecero nemmeno in tempo a fare tre passi.

— Polizia! Buttate le armi a terra! Mani sulla testa, subito! — tuonarono decine di voci all'unisono, mentre i fari di blindati leggeri si accendevano all'improvviso, accecando i terroristi e circondandoli da ogni direzione.

Gli uomini della cellula "Giano", colti completamente di sorpresa, tentarono una timida resistenza, ma furono immobilizzati e ammanettati nel giro di pochi secondi, senza che venisse esploso un solo colpo d'arma da fuoco.

La minaccia era sventata. L'operazione "Giano" era fallita miseramente.