La calma tornò a regnare nella base solo dopo ore di interrogatori serrati e bonifiche tecniche approfondite. Il tradimento del sergente Miller aveva aperto una voragine nella sicurezza dell'intero quartier generale, costringendo i vertici a riconsiderare ogni singola procedura operativa. Nel frattempo, la percezione di Lulu all'interno dell'unità era radicalmente e irreversibilmente cambiata.
Nessuno rideva più quando passava nei corridoi. Al contrario, i soldati che nei giorni precedenti l'avevano derisa per il suo aspetto eccentrico, i suoi tatuaggi e le ciocche rosa nei capelli, ora abbassavano lo sguardo o la salutavano con un cenno di profondo rispetto misto a timore reverenziale. Non era più la "strana recluta"; era diventata la persona che aveva salvato l'intera base da una catastrofe imminente.
Tuttavia, Lulu sembrava del tutto indifferente a quell'improvvisa ondata di ammirazione. Dopo aver consegnato il rapporto finale al comandante Vane, si era ritirata nel suo alloggio spartano, rifiutando qualsiasi invito a festeggiare o a partecipare ai briefing celebrativi organizzati nella mensa ufficiale.
Mentre seduta sul bordo del letto metallico osservava la luce fioca della lampada notturna riflettersi sui piccoli anelli di metallo del suo labbro, la porta della stanza si aprì con un leggero scricchiolio.
Il comandante Vane entrò senza bussare, reggendo in mano una tazza di caffè fumante. Il suo volto mostrava i segni evidenti della stanchezza accumulata durante le ore di crisi, ma nei suoi occhi c'era una curiosità irrisolta che non poteva più ignorare.
— Posso? — chiese Vane con tono insolitamente morbido.
Lulu sollevò lo sguardo, annuendo impercettibilmente e facendo spazio sul materasso.
Il comandante si sedette sulla sedia della scrivania, posando la tazza di caffè sul ripiano e guardandola a lungo in silenzio, prima di prendere la parola.
— Hai salvato decine di vite oggi, Lulu. E hai impedito che un flusso di informazioni cruciali finisse nelle mani sbagliate. Ma c'è una domanda che continua a tormentarmi, e credo che tu mi debba una risposta — disse Vane, soppesando ogni singola parola. — Chi sei veramente? Non sei una semplice recluta arruolata per leva. Quel livello di competenza linguistica, quella conoscenza dei codici segreti della Task Force e quella padronanza delle arti marziali non si imparano in un'accademia militare ordinaria.
Lulu accennò un sorriso amaro, guardando fuori dalla piccola finestra sbarrata che dava sul perimetro esterno della base, dove la notte aveva ormai steso un mantello di oscurità profonda.
— Le apparenze ingannano sempre, comandante — rispose con voce bassa e ipnotica. — Voi avete guardato i miei capelli rosa, i miei tatuaggi e il metallo sul mio viso, e avete visto solo una ribelle senza futuro. Non vi siete chiesti perché una persona con il mio aspetto decida di arruolarsi nell'esercito.
— E allora dimmelo tu — la esortò Vane, inclinandosi in avanti. — Perché sei qui?
Lulu fece una pausa, inspirando profondamente prima di rivelare la verità che custodiva gelosamente sin dal suo primo giorno in caserma.






