Il Segreto di Lulu
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Il Segreto di Lulu

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Nel settore C, l'atmosfera era densa di polvere e del profumo acre del metallo lubrificato. Il magazzino delle munizioni era una struttura isolata, circondata da alte barriere di cemento armato e sorvegliata da torrette automatiche che in quel momento ronzavano silenziosamente. All'interno, tra casse di legno colme di proiettili e file di missili anticarro disattivati, una figura solitaria era china su una piccola valigetta nera aperta.

I cavi di un terminale satellitare portatile erano collegati a un computer portatile modificato. Sullo schermo, stringhe di codice binario scorrevano a una velocità impressionante, scaricando pacchetti di dati riservatissimi direttamente verso un server esterno non identificato.

Il responsabile di quella postazione era il sergente Miller, un veterano decorato, rispettato da tutti per la sua apparente dedizione e la sua lunga carriera impeccabile all'interno dell'esercito. Nessuno avrebbe mai potuto sospettare di lui. E tuttavia, mentre le sue dita battevano freneticamente sui tasti per completare l'ultimo invio, un rumore sordo proveniente dall'esterno lo fece sussultare.

Il calpestio pesante di anfibi militari sul cemento. Molteplici anfibi.

— Alt! Fermi dove siete! Questa è un'area militare ristretta! — gridò una voce dall'esterno attraverso l'altoparlante della porta blindata.

Miller impallidì di colpo. Il sangue gli si gelò nelle vene. Capì immediatamente che la sua copertura era saltata, anche se non riusciva a spiegarsi come fosse possibile in un tempo così breve. Aveva agito con la massima cautela, utilizzando frequenze di salto di frequenza che avrebbero dovuto rendere la trasmissione invisibile a qualsiasi radar convenzionale.

Con un movimento fulmineo, afferrò la pistola d'ordinanza dalla fondina e tese l'orecchio verso la porta. I passi si fecero più vicini. Sapeva di non avere via di scampo: l'arresto per tradimento in tempo di guerra significava una sola cosa, la corte marziale e un'esecuzione sommaria per alto tradimento.

Fu allora che decise di giocare l'ultima carta disperata.

Allungò la mano verso una carica di esplosivo C4 piazzata strategicamente in un angolo remoto del magazzino, collegata a un detonatore a distanza. Se non poteva portare a termine la sua missione di spionaggio, avrebbe fatto saltare in aria l'intera base, cancellando ogni prova e portando con sé centinaia di vite innocenti.

Ma prima che il suo dito potesse premere il pulsante del detonatore, la porta blindata del magazzino esplose verso l'interno con un boato assordante. Schegge di ferro volarono ovunque, e una densa nube di fumo bianco invase la stanza.

Dall'apertura fumante irruppe la squadra d'assalto guidata personalmente dal comandante Vane, affiancato da Lulu.

— Non muoverti, Miller! Mani sulla testa, subito! — urlò Vane puntando il fucile d'assalto direttamente contro il petto del sergente traditore.

Miller, accecato dal fumo e preso dal panico, esitò per una frazione di secondo, puntando la pistola verso il comandante. Quella frazione di secondo fu tutto ciò di cui Lulu ebbe bisogno. Con un balzo felino, la ragazza scattò in avanti, superando la linea dei soldati con un'agilità incredibile. Prima che Miller potesse premere il grilletto, Lulu lo colpì con un calcio preciso e devastante al polso, facendo volare via l'arma e atterrandolo con una morsa di arti marziali che lo immobilizzò a terra in pochi secondi.

Il sergente urlò di dolore, mentre i soldati si precipitavano ad ammanettarlo e a disattivare il trasmettitore satellitare e la carica di esplosivo.

Il pericolo immediato era stato sventato. Ma la tensione non accennava a diminuire.