La scoperta della minaccia fece scattare immediatamente lo stato di massima allerta in tutto il quartier generale del controspionaggio. Nel giro di quindici minuti, la sala riunioni principale si riempì di ufficiali superiori, esperti di sicurezza cibernetica e rappresentanti delle forze speciali. Sulla parete di fondo, un gigantesco schermo interattivo mostrava la mappa tridimensionale di Roma, evidenziando i punti nevralgici del vertice internazionale sulla sicurezza che si sarebbe tenuto da lì a due giorni.
Elena Vance guidava il briefing con polso fermo, proiettando i dati decifrati da Lulu direttamente sui monitor di tutti i presenti.
— L'analisi della soldatessa Lulu ha confermato ciò che temevamo da mesi — annunciò Elena con voce tagliente, indicando con un puntatore laser la zona del centro storico di Roma cerchiata in rosso. — La cellula internazionale nota come 'Giano' intende sfruttare una breccia nei sistemi di comunicazione locali per infiltrarsi all'interno del palazzo dei congressi durante il vertice. Hanno reclutato fiancheggiatori all'interno delle ditte di manutenzione e dei servizi logistici.
Gli ufficiali mormoravano preoccupati. Un attacco di quella portata nel cuore della capitale avrebbe provocato conseguenze geopolitiche devastanti e centinaia di vittime innocenti.
— Lulu, hai individuato i canali di comunicazione utilizzati per coordinare questa fase dell'operazione? — chiese il generale Moretti, che era stato chiamato d'urgenza a coordinare l'intervento interforze.
Lulu si alzò in piedi, dirigendosi verso la console centrale. Con pochi tocchi rapidi sulla tastiera, proiettò sullo schermo l'elenco delle trasmissioni sospette intercettate negli ultimi minuti.
— Sì, Generale. Stanno utilizzando una frequenza radio criptata a corto raggio, mimetizzata tra i segnali di servizio delle radio locali della polizia municipale di Roma — spiegò Lulu con assoluta sicurezza. — Hanno un ripetitore mobile nascosto all'interno di un furgone civetta che si sposta continuamente tra i quartieri centrali della città per evitare di essere localizzato dai nostri furgoni spia.
— Possiamo bloccare il segnale? — domandò Elena Vance.
— Bloccarlo significherebbe allertarli immediatamente, costringendoli a cambiare piano o ad anticipare l'attacco — replicò Lulu scuotendo la testa. — Invece, possiamo fare qualcosa di molto più efficace: intercettare il segnale, sostituirci ai loro operatori e guidarli direttamente in una trappola prestabilita dalle nostre forze speciali.
Il piano era rischioso, audace e brillante. Richiedeva una padronanza perfetta del dialetto arabo utilizzato dalla cellula e una conoscenza millimetrica dei loro codici operativi interni. E Lulu era l'unica persona al mondo, in quel momento, a possedere entrambe le competenze in modo così impeccabile.
Il generale Moretti la guardò intensamente per qualche secondo, valutando ogni singolo rischio, poi annuì con decisione.
— Hai carta bianca, Lulu. Metti in piedi l'operazione. E che Dio ci aiuti.






