Il cortile della base rimase immerso in un silenzio quasi surreale. Le risate che pochi istanti prima rimbalzavano tra le pareti di cemento grezzo si erano dissolte nel nulla, sostituite da una tensione palpabile che sembrava quasi tagliare l'aria. Il comandante Vane fissava la giovane recluta con occhi sbarrati, in cui si mescolavano incredulità, sospetto e una forma sottile di inquietudine. Quella frase sussurrata in un arabo perfetto non era un semplice esercizio di pronuncia; conteneva un codice cifrato, un riferimento interno noto soltanto agli alti comandi dei servizi d'intelligence internazionali e a pochissimi operativi sul campo. Come faceva quella ragazza dall'aspetto ribelle, arrivata da poche settimane e trattata da tutti come un'intrusa inadatta alla vita militare, a possedere un livello di clearance così elevato?
— Seguimi nel mio ufficio. Subito — ordinò Vane con voce roca, voltandosi di scatto senza attendere replica.
Lulu chiuse la cartella con cura millimetrica, poggiandola sul petto con la stessa naturalezza con cui si impugna un oggetto familiare, e lo seguì a passo deciso.
Intorno a loro, i soldati rimasero immobili. Quello che aveva fatto la battuta offensiva poco prima, un caporale di nome Marco le cui guance erano ora tinte di un pallore innaturale, deglutì a fatica. Nessuno osava proferire parola. Il mito della recluta eccentrica e fragile era crollato in meno di un minuto, lasciando spazio a un mistero denso quanto la notte.
All'interno dell'ufficio del comandante, l'atmosfera era soffocante. Le pareti erano tappezzate di mappe geografiche segnate da pennarelli rossi, schemi strategici e monitor che lampeggiavano debolmente. Vane chiuse la porta a chiave con un tonfo sordo, poi si voltò verso di lei, appoggiandosi con entrambe le mani alla scrivania di legno massiccio, fissandola dall'alto in basso nel tentativo di intimidirla.
— Chi ti manda? — esigette di sapere il comandante, la voce bassa e tagliente come una lama. — Quel codice che hai appena pronunciato non è nei manuali standard. Non fa parte dei corsi di lingua per traduttori militari. Appartiene a un protocollo riservato della Task Force Orione. Spiega immediatamente chi sei, o ti faccio arrestare per insubordinazione e spionaggio in meno di cinque secondi.
Lulu non si scompose minimamente. Fece un passo avanti, incurante del grado e della severità del suo superiore, e si sedette sulla sedia di fronte alla scrivania senza che le fosse stato concesso. Incrociò le gambe, aggiustandosi una ciocca dei capelli rosa dietro l'orecchio con un movimento lento e deliberato.
— Comandante, se fossi una spia nemica, probabilmente non mi sarei offerta volontaria per tradurre il documento che potrebbe salvarvi la pelle oggi pomeriggio — rispose con tono calmo, quasi annoiato. — E soprattutto, non avrei corretto la vostra interpretazione iniziale della coordinata temporale. Quel rapporto non parla di un attacco alle quindici. Parla di un'infiltrazione anticipata di quattro ore. Se non agite adesso, i vostri uomini saranno circondati prima ancora di allacciare gli elmetti.
Vane rimase immobile, come fulminato sulla via di Damasco. Le parole di Lulu colpirono nel segno con una precisione devastante. Sapeva cose che non avrebbe dovuto sapere; riconosceva dinamiche che persino i veterani decorati faticavano a decifrare. Il tempo scorreva inesorabile, e fuori da quella stanza la base militare stava per piombare nel caos più totale.






