Il Segreto di Lulu
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Il Segreto di Lulu

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— Sono qui per trovare l'uomo che ha distrutto la mia famiglia — disse Lulu, e per la prima volta la sua voce tradì una vibrazione di fredda, irriducibile determinazione.

Il comandante Vane rimase immobile, fissandola con un'intensità crescente. La luce della lampada da tavolo illuminava solo metà del suo volto, accentuando le rughe profonde sulla sua fronte.

— La tua famiglia? — ripeté Vane, quasi incredulo. — Che cosa c'entra l'esercito con la tua famiglia?

— Tutto — rispose Lulu, sfilandosi lentamente un braccialetto di cuoio dal polso sinistro e poggiandolo sulla scrivania. Sotto il cinturino, inciso sulla pelle, c'era un piccolo numero di matricola militare sbiadito dal tempo. — Mio padre era un ufficiale dei servizi segreti operativi in Medio Oriente. Anni fa, fu accusato ingiudiciosamente di alto tradimento e di aver venduto informazioni sensibili al nemico. Fu condannato da una corte marziale segreta, etichettato come un criminale e dimenticato da tutti. Mia madre e io siamo state costrette a vivere nell'ombra, emarginate, braccate da chi considerava il nostro cognome una macchia indelebile.

Vane guardò il numero sul braccialetto, poi sollevò lo sguardo su di lei. Nella sua mente, gli ingranaggi di una memoria lontana iniziarono a muoversi, collegando tasselli di storie dimenticate nei cassetti più polverosi dell'intelligence.

— Aspetta... il colonnello Rayan? — mormorò Vane con un filo di voce, come se stesse pronunciando un nome proibito.

Lulu annuì lentamente, mentre una lacrima silenziosa, l'unica della serata, le solcava la guancia pallida prima di dissolversi nel buio.

— Proprio lui. E io ho passato gli ultimi cinque anni della mia vita a studiare, a infiltrarmi nei server oscuri, a imparare ogni singolo dialetto e codice segreto utilizzato in quella regione, solo per scoprire la verità. Sapevo che la cellula di spionaggio che ha incastrato mio padre era attiva anche all'interno di questa divisione militare. Il sergente Miller non era un lupo solitario; faceva parte della stessa rete che ha incastrato la mia famiglia dieci anni fa.

Il comandante si alzò di scatto dalla sedia, camminando nervosamente per la stanza angusta. La rivelazione aveva ribaltato completamente la prospettiva della situazione. Quella che sembrava una semplice storia di indisciplina giovanile si era trasformata in una complessa operazione di vendetta e giustizia personale, guidata da una mente brillante e spietata.

— E il documento che hai tradotto oggi? — chiese Vane, fermandosi improvvisamente di fronte a lei. — Era una trappola?

— Era un'esca — confermò Lulu con freddezza. — Sapevo che Miller avrebbe cercato di trasmettere il contenuto non appena avesse visto la cartella sulla scrivania del comandante. Volevo stanarlo con le mani nel sacco. E ci siamo riusciti.

Vane la guardò a lungo, combattuto tra il dovere di ufficiale dell'esercito, che avrebbe dovuto arrestarla per aver agito al di fuori dei canali legali, e il profondo senso di rispetto per il coraggio straordinario di quella giovane donna.

— Hai violato ogni protocollo di sicurezza, Lulu — disse infine Vane con voce severa ma priva di vera rabbia. — E hai messo in pericolo la tua stessa vita.

— Ma ho trovato la prova che stavamo cercando — replicò lei alzandosi in piedi, fronteggiandolo occhi negli occhi. — Nel computer di Miller c'è la lista completa di tutti i membri della cellula di spionaggio, inclusi i nomi dei mandanti che hanno firmato la condanna di mio padre.

Il comandante rimase in silenzio per alcuni lunghi secondi. Poi, con un cenno lento del capo, prese una decisione che avrebbe cambiato per sempre il corso degli eventi.