Mia figlia non aveva ancora compiuto tre anni quando mio marito mi chiamò al lavoro per dirmi che era «caduta da una sedia e si era addormentata».
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Mia figlia non aveva ancora compiuto tre anni quando mio marito mi chiamò al lavoro per dirmi che era «caduta da una sedia e si era addormentata».

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parte13

Il furgone Volkswagen procedeva a luci spente lungo i tornanti stretti e sconnessi che attraversavano la catena montuosa della Corsica interna. Roberto guidava basandosi unicamente sulla debole luce della luna e sulla sua perfetta conoscenza della topografia dell'isola. Ad ogni svolta, i rami del lentisco e dei lecci sferzavano la carrozzeria del veicolo con un suono acuto e stridente.

Nel vano posteriore, abbracciavo Sofia per proteggerla dai continui sbalzi dell'automezzo. La bambina era spossata, ma i suoi occhi rimasi aperti, fissi sul tettuccio del furgone.

«Mamma», sussurrò a bassa voce, per non disturbare la concentrazione di Roberto. «Perché quei signori cattivi vogliono la nostra barca?»

Le accarezzai la fronte, scostandole i capelli bagnati di sudore. «Non vogliono la barca, tesoro. Sono solo persone che cercano delle cose che non gli appartengono. Ma lo zio Roberto ci sta portando in un posto dove non potranno mai raggiungerci.»

Una bugia. Una delle tante bugie necessarie che avevo dovuto inventare nelle ultime novantasei ore per proteggere la sua innocenza.

Verso le quattro del mattino, il furgone si arrestò all'interno di un vecchio ovile abbandonato in pietra grezza, nascosto nel cuore della valle del Niolo, a oltre mille metri d'altitudine. Intorno a noi c'erano solo picchi rocciosi innevati e boschi di pino laricio privi di qualsiasi traccia di presenza umana.

Roberto sporse la testa nel vano posteriore, sfilandosi i guanti da guida.

«Siamo al centro dell'isola», disse. «I loro elicotteri e i loro droni non possono volare sotto la linea degli alberi in questa valle a causa delle correnti ascensionali. Abbiamo guadagnato almeno dodici ore prima che riescano a riorganizzare la rete di ricerca.»

«Roberto», dissi, facendomi avanti verso il sedile anteriore mentre Sofia si riaddormentava sul mio giaccone. «Come hanno fatto a trovarci? Hai detto che il trasponder della zattera era disattivato.»

Roberto esitò, un'ombra di profonda inquietudine che gli attraversò il volto rugoso. Tirò fuori dalla tasca della camicia una piccola scatola di metallo schermata e la posò sul cruscotto.

All'interno della scatola c'era il suo vecchio orologio da tasca d'argento, un oggetto che portava sempre con sé e che gli era stato regalato da mio padre trent'anni prima.

Con la punta di un coltello serramanico, Roberto forzò il coperchio posteriore dell'orologio. Tra gli ingranaggi meccanici era stato inserito un micro-trasmettitore satellitare a basso consumo, non più grande di un chicco di riso, dotato di un'antenna flessibile microscopica.

Rimasi paralizzata. «Un tracciatore? Ma come...»

«È stato inserito nella cassa dell'orologio almeno sei mesi fa», disse Roberto con la voce rotta da una tremenda sensazione di tradimento. «L'unico momento in cui ho lasciato questo orologio incustodito è stato durante la mia ultima visita a casa tua e di Marco a Torino, lo scorso Natale.»

Il cuore mi si strinse in una morsa di ghiaccio.

Marco.

Non era stata una svista di Roberto. Mio marito aveva installato quel tracciatore nell'orologio di suo zio mesi prima dell'inizio di questa storia. Marco aveva previsto che, se il suo piano fosse fallito e la Sintesi Bio lo avesse scoperto, sua moglie e sua figlia avrebbero cercato rifugio proprio da Roberto. Aveva trasformato suo zio in una spia involontaria per garantire al Consorzio Helios o alla Sintesi Bio un punto di tracciamento secondario in caso di fuga.

«Mio dio...», mormorai, coprendomi il viso con le dita insanguinate. «Marco ha pianificato ogni cosa. Ci ha usate tutte. Ha usato sua madre, sua figlia, suo zio e me. Siamo state tutte tessere del suo gioco fin dall'inizio.»

Roberto non pronunciò una sola parola di rabbia contro la memoria di suo nipote. Si limitò a prendere il micro-trasmettitore con le pinzette, a posizionarlo su una pietra del pavimento dell'ovile e a schiacciarlo con il tacco del suo stivale pesante finché non fu ridotto in un frammento di silicio e plastica del tutto inutilizzabile.

«Ora siamo davvero puliti», disse Roberto con una voce fredda, priva di qualsiasi inflessione. «Non ci sono più tracciatori. Non ci sono più passati da rispettare.»

Si voltò verso di me, guardandomi con un'intensità che non gli avevo mai visto prima.

«Elena, ascoltami bene. Abbiamo un'unica possibilità per uscire da questa isola e sparire definitivamente nel circuito sudamericano. A Bastia c'è una nave portacontainer battente bandiera panamense che salpa domani sera alle ventidue diretta a Santos, in Brasile. Il comandante è un mio vecchio primo ufficiale che mi deve la vita. Può imbarcarvi clandestinamente all'interno di un modulo abitativo schermato.»

«E tu?» chiesi, avvertendo una nuova ondata di paura. «Tu vieni con noi?»

Roberto scosse lentamente la testa, un sorriso amaro che gli increspò le labbra tra la barba grigia.

«Se salgo su quella nave con voi, le ricerche si concentreranno sulle rotte marittime internazionali. Qualcuno deve rimanere su quest'isola e dare al Consorzio Helios quello che stanno cercando.»

«Cosa intendi dire?»

Roberto tirò fuori dalla tasca un secondo dispositivo: un piccolo disco rigido portatile, identico per peso e forma al carillon d'ebano che avevo distrutto nella stanza d'ospedale di Sofia.

«Prima che tu distruggessi il carillon a Torino», spiegò Roberto, «ho fatto una copia mirror del segnale di trasmissione che il Dottor Valenti aveva registrato durante l'infusione del Beta-9. Non è il codice originale completo — quello rimane permanently integrato nel cervello di Sofia — ma è una simulazione di dati sufficientemente complessa da sembrare l'archivio originale a un'analisi preliminare.»

Sgranai gli occhi. «Vuoi fare da esca?»

«Farò in modo che il Consorzio Helios creda che io abbia estratto il codice dal cervello della bambina e che stia cercando di venderlo a una potenza straniera al porto di Ajaccio», disse Roberto con una tranquillità spaventosa. «Mentre loro concentreranno tutti i loro uomini, i loro droni e i loro mercenari sul lato ovest dell'isola per fermarmi, tu e Sofia salirete sulla nave a Bastia, sul lato est, e vi lascerete questo inferno alle spalle per sempre.»

«No! È un suicidio, Roberto!» gridai, afferrandogli le mani. «Ti uccideranno non appena capiranno che il disco è un falso!»

«Ho cinquantacinque anni, Elena», rispose Roberto liberando delicatamente le sue mani dalle mie. «Non ho una moglie, non ho figli, e ho vissuto gli ultimi quindici anni come un fantasma tra vecchie barche arrugginite. Tua madre era mia sorella, ed era la persona migliore che io abbia mai conosciuto. Non ho potuto salvare tuo padre quando è malato, non ho potuto fermare Marco prima che distruggesse la tua vita. Ma salverò te e Sofia. È l'unica cosa che conta per me.»

Si chinò verso Sofia che dormiva ancora, le toccò delicatamente una guancia con le dita rugose, poi mi consegnò le chiavi di un secondo veicolo parcheggiato dietro l'ovile e una busta in pelle contenente ventimila euro in contanti e i due passaporti svizzeri.

«Il veicolo fuori è una vecchia vettura contadina. Le chiavi sono nel quadro. Segui la strada forestale verso sud fino alla statale per Bastia. Sii al molo commerciale entro le ventuno. Cerca l'imbarcazione 'Santa Maria'. Il comandante si chiama Esteban.»

«Roberto... ti prego...», dissi, con le lacrime che mi impedivano di vederlo chiaramente.

«Niente addii, Elena», disse Roberto, caricando il suo fucile da caccia e infilandosi il cerato giallo. «In mare non ci si dice mai addio. Ci si augura solo di rientrare nel stesso porto.»

Uscì dall'ovile nella nebbia dell'alba senza voltarsi indietro. Salì sul furgone Volkswagen, attivò un vecchio trasmettitore ad alta frequenza per inviare un segnale civetta indirizzato ai server del Consorzio Helios e partì a gran velocità verso le montagne ad ovest, portando con sé la caccia e la morte lontano da noi.