PARTE 14 — La fine di un impero e l'alba di una nuova vita
I riflessi blu e rossi delle sirene della polizia illuminavano le grandi vetrate della villa dei Rossi, proiettando geometrie cangianti sulle pareti della sala da pranzo ormai devastata. Gli agenti in assetto antisommossa tenevano immobilizzati sul pavimento Salvatore Vanni e i suoi scagnozzi, mentre le manette scattavano fredde attorno ai loro polsi con un tintinnio metallico che sapeva di giustizia compiuta.
Pietro fu fatto sedere con delicatezza su una poltrona dagli operatori sanitari del 118, che gli stavano medicando le ferite superficiali al volto e monitorando la pressione sanguigna. Il vecchio patriarca, distrutto nel corpo e nello spirito, teneva lo sguardo basso, incapace di reggere il confronto visivo con la figlia che gli aveva appena salvato la vita.
Giulia era in piedi vicino alla finestra, avvolta nel suo cappotto scuro, con la lettera di nonna Caterina ben stretta tra le mani. Guardava fuori, verso il cortile dove le volanti della polizia bloccavano ogni via di fuga. Pensava all'avvocato Marini — che, come scoprì poco dopo dai funzionari di polizia intervenuti grazie a una soffiata anonima fatta partire dallo stesso studio prima dell'irruzione, era stato ricoverato in ospedale ma era fuori pericolo — e pensava a sua madre, a Tommaso, a Elena, fuggita in Svizzera con illusioni di grandezza che ora si sarebbero scontrate contro il muro invalicabile della giustizia internazionale.
Un alto commissario di polizia si avvicinò a Giulia con rispetto, togliendosi il berretto e porgendole un fascicolo. «Signorina Rossi... le dobbiamo la vita, e non solo. Grazie alle coordinate bancarie e alla lettera testamentaria che ci ha consegnato il suo legale, abbiamo già allertato le autorità svizzere a Ginevra. I conti esteri intestati a nome di prestanome legati a Elena Rossi sono stati congelati preventivamente pochi minuti fa. Non un solo centesimo è uscito dal paese.»
Giulia inspirò profondamente, sentendo finalmente quel macigno di mille chili sollevarsi definitivamente dalle sue spalle. Annuì con un cenno del capo, accennando a un sorriso stanco ma sinceramente liberatorio.
Pietro sollevò lentamente gli occhi verso di lei, con le lacrime che rigavano le sue guance rugose. «Giulia...» mormorò con voce rotta dai singhiozzi. «Perdonami... perdona tuo padre per essere stato cieco, avido e crudele... Ho distrutto tutto ciò che amavamo.»
Giulia si avvicinò lentamente all'anziano, si inginocchiò di fronte a lui e gli prese le mani callose e tremanti tra le proprie. Non c'era più odio nel suo cuore, né il rancore accumulato in decenni di ingiustizie. C'era soltanto la consapevolezza di aver chiuso un cerchio doloroso.
«Tranquillo, babbo» disse Giulia con voce dolce e ferma. «Adesso ripartiremo da zero. Insieme.»
Fuori, la pioggia della notte stava finalmente lasciando spazio ai primi chiarimenti di un'alba limpida e dorata sulla campagna toscana. L'antico impero dei Rossi era crollato dalle fondamenta, spazzato via dai peccati del passato; ma sulle sue ceneri, Giulia avrebbe finalmente costruito qualcosa di vero, di pulito e di profondamente suo. La tempesta era passata, e per la prima volta nella sua vita, il futuro apparteneva soltanto a lei.






