La festa di Pasqua e il testamento nascosto
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La festa di Pasqua e il testamento nascosto

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PARTE 12 — Il confronto finale nella sala da pranzo

La porta della grande sala da pranzo della villa si aprì lentamente, cigolando sui cardini in modo sinistro. All'interno, la lunga tavola di noce dove pochi mesi prima si era consumato il drammatico pranzo di Pasqua appariva ora spoglia, illuminata soltanto da alcune lampade d'emergenza portatili che proiettavano ombre lunghe e distorte sulle pareti tappezzate di damasco.

Legato a una sedia al centro della stanza c'era Pietro. Il vecchio aveva il viso tumefatto, un taglio sanguinante sullo zigomo sinistro e la testa china in avanti, sopraffatto dai colpi subiti e dallo shock. Accanto a lui, in piedi con le mani in tasca e un sorriso sprezzante stampato sul volto, c'era Salvatore Vanni: un uomo sulla cinquantina, distinto nell'abito sartoriale ma con gli occhi freddi e spietati di un predatore professionista.

«Guarda un po' chi è venuta a fare l'eroina» esordì Vanni con voce melliflua, facendo un passo in avanti e allargando le braccia in segno di finto benvenuto. «La figlia ribelle che pensava di poter sfidare il mondo intero con un mazzo di chiavi e un po' di orgoglio.»

Giulia non indietreggiò di un solo millimetro. Fissò Vanni dritto negli occhi, poi spostò lo sguardo sul padre legato alla sedia, stringendo i pugni all'interno della borsa.

«Lascialo andare, Vanni» disse con voce ferma, priva di esitazioni. «Il vecchio non c'entra più nulla con questa storia. I beni e i conti che cercate non sono intestati a lui.»

Vanni scoppiata in una risata secca e sgradevole. «Oh, cara signorina Rossi, lei continua a non capire la gravità della situazione. Non mi interessano le vostre scuse legali o le vecchie beghe di famiglia. Mi interessa il conto fiduciario a Ginevra e i codici di sblocco che l'avvocato Marini custodiva gelosamente... a proposito, salutatelo se lo vedete all'inferno.»

Giulia avvertì un tonfo al cuore. Marini. Cosa intendeva dire con quella frase? Avevano fatto del male anche al povero avvocato? Il panico cercò di farsi strada nella sua mente, ma lei lo respinse con tutte le sue forze. Doveva mantenere il controllo se voleva avere una sola possibilità di uscire viva da lì insieme a suo padre.

«L'avvocato vi ha fregati» rispose Giulia, bluffando con straordinario sangue freddo. «I codici non sono in suo possesso, né sono scritti in quella lettera. Sono custoditi in una cassetta di sicurezza internazionale protetta da riconoscimento biometrico. Se mi tornerete un solo dito addosso, o se fate del male a mio padre, quei codici andranno perduti per sempre e voi non vedrete un solo centesimo dei milioni di Elena.»

Vanni si bloccò di colpo, il sorriso svanito dal volto mentre i suoi occhi si restringevano in due fessure taglienti. Fece un cenno ai due scagnozzi appostati vicino alla porta, che estrassero lentamente dalle giacche due pistole con silenziatore.

«Tu hai un bel coraggio, ragazzina» sibilò Vanni, avanzando minaccioso verso di lei. «Ma io non credo a una singola parola di quello che dici. Ora apri quella borsa, tirami fuori la lettera e i documenti originali, oppure farò saltare le ginocchia a tuo padre qui davanti a te, a cominciare da adesso!»