PARTE 13 — Il colpo di scena e l'arrivo della polizia
Il silenzio nella grande sala da pranzo divenne talmente denso da poter essere tagliato con il coltello. Gli scagnozzi di Salvatore Vanni puntarono le armi con il silenziatore direttamente contro le gambe di Pietro, il quale emise un gemito disperato, scuotendo debolmente la testa in segno di negazione.
«Non farlo... Giulia... non cedere...» mormorò il vecchio con un filo di voce, sputando una goccia di sangue sul pavimento di marmo.
Vanni rise freddamente, sollevando una mano per dare il segnale ai suoi uomini. «Cinque secondi, signorina Rossi. Poi il vecchio comincerà a camminare zoppo per il resto dei suoi giorni... Uno... Due...»
Giulia sentì il tempo fermarsi. La sua mano destra scivolò lentamente all'interno della borsa, stringendo con forza non già i documenti, ma il pesante cacciavite in acciaio e il pulsante di attivazione della torcia ad alta potenza. Sapeva di non avere alcuna via di uscita convenzionale; l'unica speranza risiedeva in una frazione di secondo di totale cecità e confusione.
«Tre...» pronunciò Vanni con un ghigno soddisfatto.
In quel preciso istante, Giulia estrasse la torcia ad alta potenza e, puntandola dritta contro gli occhi dei due sicari, premette il pulsante al massimo dell'intensità. Un fascio di luce accecante, simile a un lampo al magnesio, esplose nella penombra della sala da pranzo.
I due uomini urlarono dal dolore, portandosi le mani agli occhi e barcollando all'indietro per la sorpresa e la temporanea cecità.
Prima che Vanni potesse reagire, Giulia estrasse il pesante cacciavite e lo scagliò con forza contro la lampada d'emergenza principale appoggiata sulla credenza. La lampada si frantumò in mille pezzi, spegnendo l'unica fonte di luce diretta e piombando l'intera sala nella più completa oscurità.
«Prendetela! Bloccate la porta!» urlò Vanni fuori di sé dalla rabbia, muovendosi alla cieca tra i mobili.
Giulia non perse un solo istante: si precipitò nel buio verso la sedia dove era legato il padre, tagliando le corde con il bordo metallico del cacciavite che aveva tenuto stretto in mano. «Vieni, babbo! Dobbiamo correre!» gridò, tirando per un braccio l'anziano che si rimise in piedi con fatica immensa.
Mentre i sicari sparavano alla cieca colpi attutiti dai silenziatori che scheggiavano le pareti e i vetri delle finestre, la porta principale della sala da pranzo fu letteralmente sfondata dall'esterno con un boato fragoroso.
Una luce blu lampeggiante inondò l'atrio della villa, seguita da una voce tonante amplificata da un megafono: «Polizia di Stato! Gettate le armi! Siete circondati da ogni lato, non c'è via d'uscita!»
Il volto di Salvatore Vanni impallidì di colpo nel buio. La retata della squadra mobile, guidata in persona da alti funzionari insospettiti dai movimenti anomali della criminalità finanziaria a Firenze, aveva appena fatto irruzione nella tenuta, mettendo fine all'incubo dei Rossi una volta per tutte.






