Parte 8: La Stazione Centrale Nell'Ora Piatta
Erano le quattro del mattino quando lasciai la trattoria di Rosa, approfittando di un momento di tregua della tempesta. La Bologna notturna era silenziosa, bagnata da una luce al neon sbiadita che rifletteva sulle pozzanghere delle strade deserte. Con il cappuccio tirato basso sulla fronte e la mano costantemente stretta attorno alla chiave in tasca, mi diressi a passo svelto verso la Stazione Centrale.
L'atrio della stazione era un viavai spettrale di pendolari mattinieri, viaggiatori assonnati e qualche anima persa nelle ombre dei binari. I tabelloni luminosi dei treni gracchiavano, annunciando partenze per Milano, Firenze e Roma. Mi guardai continuamente le spalle, temendo che Marco o qualcuno dei suoi uomini potesse avermi seguita.
Riuscii a localizzare l'area dei depositi bagagli e delle cassette di sicurezza automatiche e manuali, situate nel sotterraneo meno frequentato della stazione. Il cuore batteva all'impazzare mentre mi avvicinavo alle vecchie cassette di sicurezza a muro, quelle gestite ancora con serrature meccaniche e non con codici digitali.
Individuai la cassetta contrassegnata dal numero corrispondente a un vecchio codice che avevo trovato inciso sul retro della chiave, scritto in modo minuscolo: 42-B. Mi fermai davanti allo sportello metallico verniciato di grigio, con le mani che tremavano violentemente.
Estrassi la chiave dalla tasca e la inserii nella toppa. Girò con un rumore metallico secco, perfetto, senza il minimo intoppo. Tirai la porticina e questa si aprì lentamente, rivelando al suo interno una spessa busta di carta kraft sigillata con la ceralacca rossa e un vecchio registratore a cassette portatile.






