Parte 10: L'Imboscata Sotterranea
Sobbalzai, lasciando quasi cadere il registratore di mano. Mi voltai di scatto, con il cuore in gola che batteva all'impazzare. A pochi metri di distanza, bloccando l'unica via d'uscita del corridoio sotterraneo, c'era Marco. Ma non era solo: con lui c'era un uomo robusto in abiti scuri, un legale o forse uno scagnozzo senza scrupoli della loro rete d'affari.
Il volto di Marco era una maschera di fredda furia e disperazione calcolata. Sapeva che quei documenti significavano la fine di tutto: prigione, rovina finanziaria, la perdita totale del prestigio sociale per cui aveva lusingato e distrutto chiunque si mettesse sulla sua strada.
"Non pensavi davvero che fossi così stupido da non prevedere che saresti venuta qui, vero?" disse Marco con un sorriso mefistofelico, avanzando lentamente verso di me, mentre lo scagnozzo bloccava la fine del corridoio. "Mio padre è sempre stato un sentimentale del cazzo, attaccato a principi di giustizia che non valgono un centesimo in questo mondo. Ma tu... tu hai avuto la cattiva idea di ficcare il naso dove non dovevi."
Indietreggiai finché la mia schiena urtò contro la parete fredda di metallo delle cassette di sicurezza. Avevo la busta con i documenti stretta disperatamente al petto, mentre il registratore continuava a gracchiare una musica di sottofondo metallica e lontana.
"Tu hai rovinato tutto, Marco!" urlai con tutta la forza che avevo in corpo, cercando di guadagnare tempo e di trovare una via di fuga. "Tuo padre ha cercato di fermarti perché sei un criminale che ha rubato non solo i beni, ma la mia vita!"
Marco rise, un suono secco e privo di qualsiasi umanità. Fece un cenno al complice, che estrasse rapidamente un fazzoletto imbevuto di cloroformio o di qualche sostanza chimica pesante dalla tasca, avanzando verso di me con passo deciso.






