Parte 11: La Lotta per la Verità
Il complice si avventó su di me prima che potessi muovere un muscolo. Schivai il primo affondo, tirando un calcio alla cieca che lo colpì allo stinco, facendolo imprecare. Ma la mia forza era nulla rispetto alla stazza dell'uomo. Mi afferrò per le braccia, strattonandomi mentre cercavo di divincolarmi e di urlare aiuto, sebbene il sotterraneo della stazione fosse deserto a quell'ora.
"Prendi la busta! Sbrigati prima che arrivi la vigilanza!" ordinò Marco con voce isterica, indicando i documenti che stringevo ancora disperatamente tra le dita.
Mentre l'uomo mi immobilizzava le mani, lusingato dalla foga di strapparmi il plico, vidi la mia occasione. Con un movimento disperato, feci leva con il piede e calpestai con tutta la forza possibile il piede del complice, mentre contemporaneamente gli diedi una gomitata nello stomaco. L'uomo perse la presa per un attimo, emettendo un gemito soffocato.
Non ci pensai due volte: mi svincolai, afferrai il pesante registratore a cassette dalla panchina e lo scagliai con violenza direttamente contro il volto di Marco. Il registratore lo colpì in pieno naso, facendolo barcollare all'indietro con un grido di dolore e coprendosi la faccia insanguinata.
"Corri!" urlai a me stessa, buttandomi di lato e imboccando una scala di servizio che portava direttamente ai binari superiori della stazione, tra i treni in partenza e il caos mattutino che cominciava a risvegliarsi.






